AGI – Secondo il pentito Giovanni Brusca, le stragi del 1992-’93 dovevano essere usate “come strumento politico, come se fossero suggeriti dalla sinistra” per agevolare la discesa in campo di Silvio Berlusconi.
La testimonianza di Brusca al processo di Firenze
È uno dei passaggi della testimonianza resa oggi dall’ex boss di Cosa nostra, in collegamento da località segreta, al processo che vede imputato a Firenze il gelataio di Omegna Salvatore Baiardo, accusato di calunnia aggravata nei confronti del giornalista Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cesara Giancarlo Ricca, di aver favorito l’ipotesi di un ‘patto stragista’ tra mafia e l’allora nascente partito di Forza Italia.
Brusca ha riferito di colloqui avuti con Bagarella e che Cosa Nostra aveva tentato l’avvicinamento di Berlusconi tramite Vittorio Mangano. Era stata paventata l’ipotesi di compiere ulteriori attentati “se non ci avesse dato una mano, per metterlo in difficoltà”. Nelle prossime udienze del processo a carico di Baiardo, è prevista la testimonianza di Giuseppe Graviano.
Le parole del legale della famiglia Berlusconi
L’udienza di oggi “ha definitivamente sancito che il procedimento fiorentino a carico di Salvatore Baiardo, iniziato a febbraio, si è trasformato in un processo a due persone che non sono nemmeno imputate, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, e che non possono quindi difendersi. Eppure tutto questo avviene ormai da sette mesi, nell’evidente tentativo di confermare una vulgata, falsa e assurda, in base alla quale Berlusconi e Dell’Utri sarebbero i mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993-94: un’infamia che da trent’anni a questa parte ha conosciuto esclusivamente smentite e archiviazioni”. Cosi’ in una nota Giorgio Perroni, legale della famiglia Berlusconi. “Oggi – aggiunge – si è arrivati al paradosso dei paradossi: si è chiamato a deporre Giovanni Brusca, il quale è stato interrogato per ore in aula benché abbia dichiarato sin dal principio di non avere mai ne’ visto ne’ conosciuto l’imputato Baiardo. La sua audizione, in realtà, ha avuto l’unico scopo di riproporre dichiarazioni che erano già state vagliate e sconfessate in altri processi”. “Del resto – prosegue il legale – l’inattendibilità delle dichiarazioni di Brusca a proposito di Dell’Utri e Berlusconi è già stata accertata in altre precedenti sentenze: le sue parole sono state scartate dai giudici per la loro ‘fortissima ambiguità”, per le nettissime contraddizioni con altri incontrovertibili dati processuali, e sono state definite ‘del tutto inconsistenti ai fini probatori’, anche perche’ provenienti da un soggetto che ‘non ha voluto fornire uno spontaneo e leale contributo all’accertamento della verita”. “Come puo’ un processo diventare il pretesto per riesumare accuse su fatti già giudicati, tanto più nei riguardi di persone che neppure sono parti in causa nel procedimento?”, si chiede Perroni che conclude: “Che poi una delle persone trascinate in questa vicenda sia Silvio Berlusconi, scomparso da oltre tre anni e dunque impossibilitato per sempre a replicare, rende tutto questo non soltanto paradossale e gravissimo, ma anche vergognosamente ingiusto”.