• 9 Agosto 2026 13:19

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Diana Bianchedi nuova capo delegazione della Nazionale: la rivoluzione di Malagò

Ago 9, 2026

AGI – Dall’urlo di dolore per la rottura del tendine d’Achille al secondo assalto alle Olimpiadi di Atlanta 1996 al prestigioso incarico di capo delegazione della Nazionale di calcio, un ruolo mai ricoperto da una donna. In poco più di 30 anni, Diana Bianchedi ha scalato e riscalato le vette della scherma e dello sport: alla 56enne vicepresidente del Coni, il neopresidente della Figc, Giovanni Malagò, ha scelto di affidare il ruolo che è stato di Gigi Riva, Gianluca Vialli e Gianluigi Buffon, completando il puzzle di nomine per la rinascita azzurra con un’atleta mai doma, capace di risorgere dalle ceneri di un terribile infortunio, ma soprattutto a una dirigente esperta e apprezzata.

Una “rivoluzione culturale” l’ha definita Malagò in un’intervista alla Gazzetta: “Una scelta che risponde a un’esigenza o, meglio, richiesta degli appassionati, della gente, degli italiani, Diana gode di prestigio e credibilità internazionale”.

I trionfi in pedana e la formazione universitaria

Quel 22 luglio del 1996 la carriera di fiorettista di Bianchedi non si interruppe perché ai Giochi di Sydney 2000 arrivò il secondo oro olimpico a squadre nel fioretto assieme a Valentina Vezzali e Giovanna Trillini. Nel palmares sportivo della 56enne atleta lombarda ci sono anche cinque ori Mondiali a squadre (1991, 1995,1997,1998 e 2001) e due bronzi, e le vittorie della Coppa del mondo sia giovanile (1989) che assoluta (1993). Nella sua Milano dov’è nata il 4 novembre 1969, prima si laurea in medicina e chirurgia (1996) e poi si specializza in medicina dello sport con tanto di lode.

 

 

L’ingresso ai vertici del Coni e la vita privata

Corre l’anno 2001, il 18 aprile lo sport italiano conferma inquilino di Palazzo H al Foro Italico, Gianni Petrucci e Diana Bianchedi, a soli 31 anni, fa il suo ingresso al Coni: in un colpo solo diventa la prima donna ed esponente più giovane di sempre dell’esecutivo, nonché è nominata vicepresidente. In mezzo ci sono anche il matrimonio con il fiorettista Gianmarco Amore e le nascite di Giulia (giugno 2003) e Federico (agosto 2005).

Un curriculum dirigenziale di livello internazionale

La sua carriera da dirigente è ormai lanciata, grazie alle sue capacità nel Coni si fa sempre più strada diventando anche presidente della commissione benemerenze. Diventa docente della Scuola dello Sport del Coni, membro della commissione per la medicina dello sport e riabilitazione in seno all’Ordine dei Medici a Roma, per diversi anni fa parte della commissione ministeriale di vigilanza sul doping e tutela della salute presso il Ministero della Salute, coordina corsi di laurea, fonda e dirige per oltre un decennio un network internazionale di medicina riabilitativa riconosciuto dalla Fifa e negli 11 anni è stata vicepresidente della commissione antidoping della Federcalcio. Il nome di Bianchedi non è sconosciuto in Fifa e Uefa.

Il sodalizio con Malagò e il sogno olimpico di Roma

La sua carriera al Coni e nello sport internazionale decolla a quote altissime quando al Coni viene eletto Giovanni Malagò: è il 19 febbraio 2013. Vicina all’imprenditore romano, che ben presto si fa conoscere e stimare in ambito olimpico tanto che qualcuno lo ipotizzava a presidente del Cio, c’è sempre lei, a abile tessitrice di rapporti importanti. Insieme fanno squadra anche per portare le Olimpiadi in Italia, a Roma nel 2024. Bianchedi diventa coordinatore generale del comitato promotore, è a Rio de Janeiro non solo per assistere alle Olimpiadi ma per promuovere Roma. Poche settimane dopo il sogno olimpico naufraga per lo stop della giunta capitolina a guida Virginia Raggi.

 

 

Il trionfo di Milano Cortina 2026

L’accoppiata Malagò-Bianchedi non si ferma, guarda sempre avanti e tenta la candidatura per i Giochi invernali sulle Alpi italiane. Quali? Quelle centro-orientali. Lei diventa membro dell’Esecutivo del coordinamento del Comitato promotore. Il 24 giugno 2019, dopo una grande lavoro diplomatico, Milano Cortina ottiene i Giochi del 2026. Nel momento della proclamazione da parte del presidente del Cio, Thomas Bach, in sala a Losanna, Diana siede accanto a Malagò e poi esplode in un urlo questa volta di gioia e non di quel dolore lancinante del World Congress Center di Atlanta. Il sogno è diventato realtà. Diana Bianchedi è nominata chief strategy planning & legacy officer della Fondazione Milano Cortina 2026 diretta da Malagò.

Dalla reggenza del Coni alla guida della Nazionale

Nel giugno 2025, con tanto rammarico, Malagò lascia la presidenza del Coni (non più ricandidabile a seguito della legge sportiva) e al suo posto viene eletto Luciano Buonfiglio e anche Bianchedi, nuovamente come vicepresidente ma questa volta con qualcosa di più, vicario. Malagò, già azzurro del calcio a 5 e più recentemente calciatore per divertimento della squadra del Circolo Canottieri Aniene (con Roberto Mancini e tanti altri), viene eletto a capo della Figc.

Dopo una difficile ricerca, annuncia ct Roberto Mancini, direttore tecnico Claudio Ranieri e coordinatore del Club Italia Gianfranco Zola. C’era da cambiare il capo delegazione, persona immagine del calcio italiano nel mondo. Malagò, pensa e ripensa, ma la scelta ricade sulla capace e fidata Diana Bianchedi che vale un altro primato: mai una donna era stata capo delegazione della Nazionale maschile.

 

 

AGI – Dall’urlo di dolore per la rottura del tendine d’Achille al secondo assalto alle Olimpiadi di Atlanta 1996 al prestigioso incarico di capo delegazione della Nazionale di calcio, un ruolo mai ricoperto da una donna. In poco più di 30 anni, Diana Bianchedi ha scalato e riscalato le vette della scherma e dello sport: alla 56enne vicepresidente del Coni, il neopresidente della Figc, Giovanni Malagò, ha scelto di affidare il ruolo che è stato di Gigi Riva, Gianluca Vialli e Gianluigi Buffon, completando il puzzle di nomine per la rinascita azzurra con un’atleta mai doma, capace di risorgere dalle ceneri di un terribile infortunio, ma soprattutto a una dirigente esperta e apprezzata.
Una “rivoluzione culturale” l’ha definita Malagò in un’intervista alla Gazzetta: “Una scelta che risponde a un’esigenza o, meglio, richiesta degli appassionati, della gente, degli italiani, Diana gode di prestigio e credibilità internazionale”.
I trionfi in pedana e la formazione universitaria
Quel 22 luglio del 1996 la carriera di fiorettista di Bianchedi non si interruppe perché ai Giochi di Sydney 2000 arrivò il secondo oro olimpico a squadre nel fioretto assieme a Valentina Vezzali e Giovanna Trillini. Nel palmares sportivo della 56enne atleta lombarda ci sono anche cinque ori Mondiali a squadre (1991, 1995,1997,1998 e 2001) e due bronzi, e le vittorie della Coppa del mondo sia giovanile (1989) che assoluta (1993). Nella sua Milano dov’è nata il 4 novembre 1969, prima si laurea in medicina e chirurgia (1996) e poi si specializza in medicina dello sport con tanto di lode.
 

 
L’ingresso ai vertici del Coni e la vita privata
Corre l’anno 2001, il 18 aprile lo sport italiano conferma inquilino di Palazzo H al Foro Italico, Gianni Petrucci e Diana Bianchedi, a soli 31 anni, fa il suo ingresso al Coni: in un colpo solo diventa la prima donna ed esponente più giovane di sempre dell’esecutivo, nonché è nominata vicepresidente. In mezzo ci sono anche il matrimonio con il fiorettista Gianmarco Amore e le nascite di Giulia (giugno 2003) e Federico (agosto 2005).
Un curriculum dirigenziale di livello internazionale
La sua carriera da dirigente è ormai lanciata, grazie alle sue capacità nel Coni si fa sempre più strada diventando anche presidente della commissione benemerenze. Diventa docente della Scuola dello Sport del Coni, membro della commissione per la medicina dello sport e riabilitazione in seno all’Ordine dei Medici a Roma, per diversi anni fa parte della commissione ministeriale di vigilanza sul doping e tutela della salute presso il Ministero della Salute, coordina corsi di laurea, fonda e dirige per oltre un decennio un network internazionale di medicina riabilitativa riconosciuto dalla Fifa e negli 11 anni è stata vicepresidente della commissione antidoping della Federcalcio. Il nome di Bianchedi non è sconosciuto in Fifa e Uefa.
Il sodalizio con Malagò e il sogno olimpico di Roma
La sua carriera al Coni e nello sport internazionale decolla a quote altissime quando al Coni viene eletto Giovanni Malagò: è il 19 febbraio 2013. Vicina all’imprenditore romano, che ben presto si fa conoscere e stimare in ambito olimpico tanto che qualcuno lo ipotizzava a presidente del Cio, c’è sempre lei, a abile tessitrice di rapporti importanti. Insieme fanno squadra anche per portare le Olimpiadi in Italia, a Roma nel 2024. Bianchedi diventa coordinatore generale del comitato promotore, è a Rio de Janeiro non solo per assistere alle Olimpiadi ma per promuovere Roma. Poche settimane dopo il sogno olimpico naufraga per lo stop della giunta capitolina a guida Virginia Raggi.
 

 
Il trionfo di Milano Cortina 2026
L’accoppiata Malagò-Bianchedi non si ferma, guarda sempre avanti e tenta la candidatura per i Giochi invernali sulle Alpi italiane. Quali? Quelle centro-orientali. Lei diventa membro dell’Esecutivo del coordinamento del Comitato promotore. Il 24 giugno 2019, dopo una grande lavoro diplomatico, Milano Cortina ottiene i Giochi del 2026. Nel momento della proclamazione da parte del presidente del Cio, Thomas Bach, in sala a Losanna, Diana siede accanto a Malagò e poi esplode in un urlo questa volta di gioia e non di quel dolore lancinante del World Congress Center di Atlanta. Il sogno è diventato realtà. Diana Bianchedi è nominata chief strategy planning & legacy officer della Fondazione Milano Cortina 2026 diretta da Malagò.
Dalla reggenza del Coni alla guida della Nazionale
Nel giugno 2025, con tanto rammarico, Malagò lascia la presidenza del Coni (non più ricandidabile a seguito della legge sportiva) e al suo posto viene eletto Luciano Buonfiglio e anche Bianchedi, nuovamente come vicepresidente ma questa volta con qualcosa di più, vicario. Malagò, già azzurro del calcio a 5 e più recentemente calciatore per divertimento della squadra del Circolo Canottieri Aniene (con Roberto Mancini e tanti altri), viene eletto a capo della Figc.
Dopo una difficile ricerca, annuncia ct Roberto Mancini, direttore tecnico Claudio Ranieri e coordinatore del Club Italia Gianfranco Zola. C’era da cambiare il capo delegazione, persona immagine del calcio italiano nel mondo. Malagò, pensa e ripensa, ma la scelta ricade sulla capace e fidata Diana Bianchedi che vale un altro primato: mai una donna era stata capo delegazione della Nazionale maschile.
 
 

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