• 30 Luglio 2026 12:31

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BMW, la crisi travolge il lavoro: 8.000 posti tagliati

Lug 30, 2026

L’industria delle quattro ruote europea continua a soffrire di una crisi profondissima in un confronto sempre più impietoso con la crescita esponenziale dei brand asiatici. Le Case tedesche stanno rivalutando completamente i programmi futuri per creare delle strutture più leggere in termini di risorse allo scopo di poter sopravvivere su un mercato sempre più competitivo.

Le voci di corridoio, confermate dalla stampa tedesca e da un portavoce di BMW, hanno reso noto che il consiglio di fabbrica ha trovato un accordo per tagliare circa 8.000 posti di lavoro in tutto il mondo tramite un programma di ristrutturazione del personale. Il marchio dell’Elica incentiverà l’esodo volontario e i prepensionamenti, senza specificare le aeree interessate.

Esuberi necessari

In una fase dove c’è una contrazione dei numeri di immatricolazioni nel Vecchio Continente, tra la morsa dei dazi imposti in Usa e il boom cinese, non si esclude che la Germania rappresenti la realtà più colpita dal piano di allontanamento delle risorse.

In base a quanto annunciato, secondo l’agenzia Dpa, il programma di incentivi all’esodo sarà valido da ottobre 2026 alla fine del 2027 ed è aperto a tutti i lavoratori tedeschi non direttamente impiegati nelle attività produttive, senza distinzioni di ruolo o mansione.

Più della metà dei 154.000 dipendenti BMW lavora in Germania, circa 84.000 persone al 30 giugno scorso, ed è quindi lecito aspettarsi che oltre la metà degli esuberi riguardi gli operai impiegati negli stabilimenti teutonici. Rispetto al polverone creato da Volkswagen e Mercedes, con manifestazioni di protesta e iniziative di mobilitazione, per ora i sindacati non hanno avuto una reazione dura alla notizia.

L’IG Metall non ha escluso che anche BMW rientrerà tra le aziende che potrebbero finire nel mirino di future azioni sindacali. L’organizzazione dei metalmeccanici darà “filo da torcere ai vertici dell’industria finché continueranno a concentrarsi su tagli e delocalizzazioni”, con un “massiccio contrattacco” verso tutte le aziende che, “come BMW, domineranno i titoli dei giornali con annunci di riduzione dei costi”.

Cambio al vertice

Lo scossone giunge in seguito all’arrivo del nuovo amministratore delegato in sostituzione di Oliver Zipse. Il nuovo numero 1 di BMW, Milan Nedeljkovic, a metà giugno – in occasione del profit warning – aveva parlato di un programma per favorire la riduzione dei costi attraverso ulteriori misure strutturali.

Su richiesta del consiglio di fabbrica è avvenuto un confronto tra i rappresentanti dei lavoratori. Non ci saranno state le condizioni per evitare i tagli e il direttore finanziario Walter Mertl ha annunciato costi di ristrutturazione una tantum per un miliardo di euro, senza analizzare nel dettaglio le spese del personale.

L’assenza al Salone dell’Automobile di Parigi 2026 e la notizia del piano esuberi che attende BMW mostra il lato più debole dell’automotive europeo, anche perché alcuni brand sembravano aver avuto la capacità di gestire le difficoltà con estrema attenzione.

Le tensioni in Medio Oriente sono state l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, tenuto in equilibrio sino ad oggi dai risultati finanziari migliori rispetto ai principali competitor.

L’inserimento al vertice di Nedeljkovic dovrebbe aprire una nuova fase per BMW con investimenti mirati alla piattaforma Neue Klasse. L’unica cosa certa è che i vertici aziendali delle principali Case tedesche hanno già messo in conto ulteriori uscite nei prossimi tempi, rendendo sempre più stressante la vita delle famiglie dei lavoratori.

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