Budapest rappresenta una grande occasione per la Ferrari, favorita dalle caratteristiche guidate del tracciato ma chiamata a decifrare la complessa incognita di un asfalto a grip variabile. Per dominare all’Hungaroring, la Rossa ha introdotto un pacchetto di micro-aerodinamica volto a massimizzare carico e upwash. La vera chiave del weekend sarà unire queste novità a un assetto chirurgico, un connubio fondamentale per gestire le gomme e contenere la minaccia della Mercedes.
Il lavoro della Rossa per Budapest
L’attesa per il Gran Premio d’Ungheria accende le speranze dei tifosi del Cavallino. Dopo aver visto la SF-26 lottare per la vittoria a Spa-Francorchamps, in un contesto che non era favorevole, vige una certa sensazione: le sinuose curve dell’Hungaroring potrebbero esaltare le doti della SF-26. Il tracciato magiaro è composto da sezioni guidate e da una minore incidenza della power unit: sembrerebbe il palcoscenico ideale per la Rossa.
Una vettura di Formula 1 che ha recentemente dimostrato una netta superiorità nelle velocità di percorrenza delle curve medio lente. Ma l’esito del fine settimana magiaro è tutt’altro che scontato o già scritto. La vera sfida si giocherà sulla perfetta esecuzione di ogni singolo dettaglio. L’ombra del passo falso di Monaco c’è, dove la Ferrari doveva dominare senza ostacoli.
Sappiamo bene come andò a finire con il dominio della Mercedes di Andrea Kimi Antonelli: da qui serve la massima cautela. In quell’occasione, la W17 seppe trovare il bilanciamento ideale sfruttando assetti più morbidi e una finestra di rigidezze ridotta. Ma torniamo al presente: a complicare ancora di più il rebus tecnico ci pensa la superficie della pista. L’Hungaroring è attualmente un mosaico di asfalti differenti: il rettilineo principale e il terzo settore presentano manti molto recenti.
Al contrario, la parte centrale del circuito conserva una superficie decisamente più datata. Questa eterogeneità costringerà i piloti a gestire un improvviso cambio di aderenza all’interno dello stesso giro, rendendo la ricerca dell’assetto ottimale un vero grattacapo per gli ingegneri. In questo scenario, e non potrebbe essere altrimenti, il comportamento degli pneumatici farà tutta la differenza.
Mercedes soffre particolarmente gli asfalti vecchi e a bassa aderenza, poiché denota una leggera carenza di carico aerodinamico rispetto alla Ferrari. Meno aderenza significa meno grip, un fattore che sulla carta pende a totale favore della SF-26. Ma la costruzione del giro perfetto richiede un controllo super delle gomme, specie considerando che le temperature saliranno durante il weekend.
La nuova ala posteriore della Ferrari
Ferrari può recitare il ruolo di protagonista? Assolutamente sì. Ma per farlo deve unire tutti i punti del puzzle. Anche per questo arriva un aggiornamento del team italiano specifico per il tracciato, che lavora per adattare al meglio la vettura al kartodromo magiaro: parliamo dell’ala posteriore. A Monaco, la Rossa aveva snobbato queste particolari appendici aerodinamiche collocate al centro della specifica.
Di fatto, tra le squadre di vertice era l’unica a ignorare totalmente questa via di sviluppo. Le cose sono ora cambiate, in quanto il team di Maranello ha capito come questo tipo di soluzione può fare la differenza. La nuova ala posteriore mostra un insieme di profili, dove l’architettura di questo multi-elemento non è affatto casuale e ottimizza una specifica area concessa dal regolamento.
Sfruttando il volume che ospita il meccanismo di attivazione con cui le vetture aprono e chiudono l’ala, si palesa una sorta di triplano aerodinamico con duplice utilità: generare carico aggiuntivo e incrementare la spinta locale esaltando il fenomeno dell’upwash. A Monaco, i team sfruttarono queste soluzioni anche perché la FIA aveva imposto il divieto assoluto di impiegare l’aerodinamica attiva tra i muretti cittadini.
A Budapest, viceversa, l’organo federale ha dato il via libera all’utilizzo dei sistemi mobili; un dettaglio normativo cruciale che impone a questi elementi di ancorarsi unicamente al mainplane, senza potersi in alcun modo appoggiare sulle sezioni mobili. Oltre a questo, il team ha implementato ulteriori piccoli device sul bordo d’uscita dell’ultimo elemento dell’ala.
Questa cura maniacale per i dettagli si estende alle micro-appendici progettate per prolungare la sezione centrale: una mossa pensata per favorire la corretta rotazione dell’ala. Anche in questo caso, l’obiettivo è aumentare il carico generato localmente. La storica scuderia italiana ha puntato tutto su una micro-aerodinamica estrema per cucire la vettura addosso alle tortuose esigenze del circuito ungherese. ok niente