• 6 Luglio 2026 13:56

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L’allarme di Giorgetto Giugiaro sull’auto italiana: “Serve innovazione o spariremo”

Lug 6, 2026

Il panorama automobilistico internazionale sta vivendo un cambiamento tellurico, un mutamento di equilibri che minaccia di travolgere le fondamenta stesse dell’industria del Vecchio Continente. Questa è la visione lucida e priva di edulcorazioni emersa durante l’evento Quattroruote Ignition, svoltosi presso la pista di Vairano lo scorso 20 giugno. In occasione del settantesimo anniversario della testata, il leggendario designer Giorgetto Giugiaro e suo figlio Fabrizio sono stati protagonisti di un’intervista serrata condotta da Gianluca Gazzoli, durante la quale hanno delineato un futuro prossimo estremamente preoccupante per il settore.

Il tramonto dell’intelligenza automotive europea

L’incipit della riflessione di Giorgetto Giugiaro è un atto d’accusa verso l’arroganza culturale dell’Occidente. Secondo il maestro, in Europa persiste l’illusione di essere ancora i depositari di una “intelligenza automotive” che, nei fatti, è svanita. La velocità con cui i competitor asiatici — prima i giapponesi, poi i coreani e infine i cinesi — hanno imparato e superato i maestri europei è definita come “impressionante”.

La forza dei produttori cinesi risiede, paradossalmente, nella loro mancanza di eredità storica: non avendo il “patrimonio” dei brand storici, non ne hanno nemmeno i vincoli e possono concentrarsi esclusivamente sulla realizzazione di auto ben fatte, spostando il baricentro del mercato mondiale lontano dall’Europa.

Il primato del prodotto

Fabrizio Giugiaro ha rincarato la dose con una previsione temporale molto ristretta: “Tra cinque anni la maggior parte di voi si muoverà con un’auto cinese”. La ragione di questo sorpasso non sarà legata a una mera questione di prezzi stracciati, ma alla qualità intrinseca del prodotto. Le auto cinesi, secondo Fabrizio, saranno scelte perché “oggettivamente migliori” di quelle europee.

Di fronte a questa invasione pacifica, le strade per l’Europa sembrano essere solo due: erigere barriere protezionistiche simili al “muro” statunitense o, in alternativa, avviare joint venture strategiche con i colossi asiatici per cercare di restare rilevanti.

L’errore politico e l’ecosistema industriale

Un punto centrale del dibattito ha riguardato le scelte politiche dell’Unione Europea, giudicate “innaturali”. Fabrizio Giugiaro ha criticato aspramente il divieto di sviluppare i motori termici, sottolineando come il problema non sia la tecnologia elettrica in sé, quanto la mancanza di un percorso organico. Mentre l’Europa imponeva divieti, la Cina iniziava vent’anni fa a costruire un ecosistema industriale completo per l’elettrico, arrivando oggi a dominare già le tecnologie successive, come il range extender.

Inoltre, i produttori asiatici hanno affinato la loro estetica avvicinandola al gusto europeo, continuando a richiedere consulenze stilistiche a studi come la GFG dei Giugiaro, una pratica che invece sta scomparendo tra i costruttori europei. L’eccezione che conferma la regola sarà il lancio, previsto per l’anno prossimo, della rinata Bizzarrini, disegnata proprio dallo studio dei Giugiaro.

Il deserto dei talenti in Italia

L’analisi finale di Giorgetto Giugiaro si è spostata sul piano sociale e formativo, descrivendo governi e società occidentali come “ciechi e sordi” di fronte alla realtà. In Italia, in particolare, viene denunciata la mancanza di sostegno all’attività imprenditoriale e uno scarso ricambio generazionale tra ingegneri, progettisti e designer.

Le eccellenze formate nelle nostre scuole sono spesso costrette a fuggire all’estero per trovare opportunità lavorative, portando con sé quell’idea di automobile e quel pensiero progettuale che un tempo rendevano l’Italia la culla del design mondiale. L’avvertimento è dunque un grido di risveglio: senza un’inversione di rotta immediata, l’industria europea è destinata a sparire.

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