• 21 Maggio 2026 16:19

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L’Istat bacchetta l’Italia: “Un Paese che invecchia e lascia ai margini donne, giovani e migranti”

Mag 21, 2026

AGI – Un Paese diviso, che continua a invecchiare e lascia ai margini donne, giovani e migranti, in cui l’economia resiste agli shock ma cresce meno di Francia e Spagna, faticando a compiere un cambio di passo. Nell’anno in cui l’Istat celebra il suo centenario, il rapporto annuale dell’istituto fotografa un’Italia che sconta ancora “criticità strutturali” legate alla debolezza della produttività e “ai ritardi” negli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità, in cui l’occupazione non inclusiva, le disuguaglianze di genere e i carichi familiari rappresentano ancora oggi un fattore che alimenta i divari nelle opportunità sociali ed economiche.

Il marcato invecchiamento demografico è determinato dal persistente calo delle nascite, alimentato dalla minore propensione ad avere figli, ma anche dalla riduzione delle generazioni in età riproduttiva. Con un numero di nascite inferiore ai decessi, il saldo naturale nel 2025 continua a essere negativo e la popolazione complessiva si mantiene stabile grazie a un saldo migratorio positivo che compensa quello della dinamica naturale. Aumentano le persone senza figli e i figli unici, mentre continuano a diminuire le coppie con figli.

“Nell’ultimo anno l’economia italiana ha mostrato segnali di resilienza in uno scenario globale complesso, segnato da tensioni geopolitiche e da un’incertezza ormai persistente. Le potenzialità di crescita restano vincolate da criticità di lungo periodo, tra cui il modesto andamento della produttività, che potrebbe beneficiare di una maggiore intensità di conoscenza dei processi produttivi”, ha sottolineato il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, presentando il rapporto. Una delle “sfide chiave”, ha messo in guardia, “si giocherà, del resto, sulla capacità di valorizzare il capitale umano di cui disponiamo e potremo disporre”.

Il rapporto evidenzia come maggiori investimenti in istruzione, competenze digitali e innovazione rappresentino “una condizione essenziale” per la tenuta dei livelli occupazionali, il miglioramento delle condizioni salariali e, più in generale, il benessere collettivo, in un contesto sociale segnato da “vulnerabilità” che permangono nel tempo. Nel 2025 in Italia ci sono ancora 11 milioni di individui a rischio di povertà, pari al 18,6 per cento del totale della popolazione. Un dato che “sebbene stabile” rispetto al 2024 conferma “la persistenza di un’area di vulnerabilità economica ampia e strutturale all’interno del Paese”. E crescono le famiglie che non sostengono i costi dell’energia e non possono permettersi un pasto adeguato. 

Tra i millennial, la quota di persone che sperimenta una mobilità sociale verso il basso (27,1 per cento) supera quella registrata in tutte le generazioni precedenti e, al contempo, quella ascendente (25,1 per cento), segnando una discontinuità rispetto alle traiettorie sperimentate nel passato. Le origini sociali continuano a influenzare le opportunità occupazionali, sebbene nel lungo periodo si osservi una graduale riduzione dell’ereditarietà sociale, in linea con quanto registrato in altri paesi europei.

Il mercato del lavoro italiano prosegue la “fase di espansione” caratterizzata da un aumento dell’occupazione stabile e da una riduzione della disoccupazione, ma presenta ancora “notevoli divari di genere” e il tasso di occupazione resta sotto la media europea. Le retribuzioni crescono ma non tengono il passo con l’inflazione e il divario da recuperare resta “ampio”. I lavoratori vulnerabili (lavoratori a termine e/o in part time involontario) sono oltre 4 milioni nel 2025, “in progressiva riduzione” e rappresentano il 17 per cento del totale degli occupati (era il 22,3 per cento nel 2019).

La quota dei non occupati che trova lavoro è pari al 5,9 per cento (era 12,3 per cento tra il 2021 e il 2022) e nella maggior parte dei casi (oltre 67 per cento) si tratta di un lavoro vulnerabile. La condizione dei giovani (15-34 anni) permane delicata, con un tasso di occupazione nel 2025 inferiore alla media dell’Ue (43,9 contro 58,1 per cento), anche tra i 25-34enni laureati (68,5 contro una media dell’Ue del 79,6 per cento). Il fenomeno dei Neet coinvolge il 13,3 per cento dei giovani tra i 15 e i 29 anni, un valore quasi dimezzato rispetto al 2015, quando era pari al 25,7 per cento, ma nel Mezzogiorno si osserva la quota più elevata (20,2 per cento).

Inoltre, nonostante la progressiva crescita degli occupati in professioni qualificate, l’Italia sconta “un ritardo” rispetto agli altri Paesi europei in termini di risorse in professioni scientifiche-tecnologiche e di sottoutilizzo delle competenze. Il 23,7 per cento degli occupati laureati di 25-34 anni svolge professioni a media o bassa qualifica, un valore superiore alla media Ue. Anche le competenze digitali risultano ancora distribuite in modo diseguale, con divari territoriali e generazionali. Nel 2025, l’uso dell’intelligenza artificiale riguarda solo il 19,9% dei 16-74enni, collocando l’Italia al penultimo posto nella graduatoria europea (contro media Ue 27 al 32,7%). Anche tra i giovani 16-24enni lo scarto rispetto alla media europea rimane ampio (47,2 contro 63,8%). E l’uso intensivo dei social media, soprattutto tra i più giovani, presenta aspetti problematici che si riflettono sul benessere psicologico, con segnali di maggiore vulnerabilità tra le ragazze. 

 

 

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