• 16 Maggio 2026 16:11

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Lavoro, un colloquio su 3 salta perché nessuno si presenta

Mag 16, 2026

AGI – Da un lato, le crisi industriali di grandi aziende come Electrolux, Natuzzi, Nestlé, Beko, etc., rischiano di provocare migliaia e migliaia di esuberi. Dall’altro, molte imprese, soprattutto di piccole dimensioni, continuano a fare i conti con una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato.

Un fenomeno sempre più evidente: nel 2025, ad esempio, quasi un colloquio di lavoro su tre è saltato perché nessun candidato si è presentato alla selezione. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia. La difficoltà di reperire personale per mancanza di candidati è un fenomeno esploso negli ultimi anni.

Le assunzioni andate a vuoto

Analizzando la serie storica dei risultati emersi dalle periodiche interviste realizzate agli imprenditori italiani da Unioncamere e dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior, emerge che nel 2017 le assunzioni andate a vuoto per assenza di candidati erano state poco meno di 400.000, pari al 9,7 per cento del totale previsto; nel 2025, invece, questo fenomeno si e’ verificato in oltre 1.750.000 casi, raggiungendo il 30,2 per cento.

I settori più colpiti

Un vero e proprio boom con picchi di mancato reperimento che l’anno scorso hanno toccato il 39 per cento nel settore delle costruzioni, il 35,2 in quello del legno-mobile e poco meno del 35 per cento tra le aziende multiutility (acqua, energia, gas, etc.).

Le difficoltà di reperimento

Se si allarga il campo di osservazione, nel 2025 a fronte di 5,8 milioni di assunzioni previste in Italia, 2,7 milioni (pari al 47 per cento del totale), sono state di difficile reperimento; di cui 1,7 milioni (30,2 per cento) per mancanza di candidati, 765.500 per preparazione inadeguata (13 per cento) e quasi 216.400 (3,7 per cento) per altri motivi.

Le ragioni del cambiamento

Le ragioni sono molteplici secondo la Cgia, e messe insieme, spiegano “un cambiamento profondo del mercato del lavoro“. Innanzitutto, molti giovani hanno modificato la scala delle priorità: non cercano più soltanto uno stipendio, ma anche equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità, possibilità di crescita.

Le offerte poco attrattive

Quando un’offerta propone salari bassi, orari pesanti o poche prospettive, spesso preferiscono rinunciare ancora prima del colloquio. C’è poi un problema demografico: i giovani sono numericamente meno rispetto al passato. Di conseguenza, in molti settori sono diventati una risorsa difficile da reperire.

Il disallineamento tra domanda e offerta

Incide anche il disallineamento tra domanda e offerta. Tante imprese cercano figure tecniche o specializzate che il sistema scolastico non riesce più a formare in quantità sufficiente.

Le selezioni scoraggiano i candidati

Un altro elemento riguarda il modo in cui si seleziona il personale. Procedure lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta infiniti o annunci poco chiari scoraggiano molti candidati. Alcuni inviano curriculum a decine di aziende contemporaneamente e poi spariscono appena trovano un’opportunità considerata migliore.

Per avvicinare domanda e offerta di lavoro, secondo l’associazione, “è necessario costruire un rapporto più diretto tra scuola, formazione e mondo produttivo. Molti ragazzi conoscono poco le opportunità offerte dalle aziende e spesso hanno una percezione negativa del lavoro privato, considerato precario, poco stabile o scarsamente valorizzante”.

“Per invertire questa tendenza servono stage di qualità, apprendistati ben retribuiti e percorsi di orientamento che facciano conoscere concretamente professioni, mestieri e possibilità di carriera”.

Gli investimenti sui giovani

“Le imprese, inoltre, devono investire di più sui giovani, attraverso la formazione continua, la flessibilità organizzativa e con ambienti di lavoro moderni e meritocratici. Anche il linguaggio della comunicazione aziendale deve cambiare, diventando più vicino alle nuove generazioni”.

Il ruolo sociale dell’impresa

“Infine, è importante valorizzare il ruolo sociale dell’impresa privata, che rappresenta uno dei principali motori di occupazione, innovazione e crescita economica del Paese”.

Il Nordest è l’area più in difficoltà’

Il Nordest è l’area geografica più in difficoltà. Tra le prime cinque regioni d’Italia che presentano la più elevata percentuale di difficoltà nel reperire il personale per la mancanza di candidati durante le prove di selezione, ben quattro sono riconducibili alla ripartizione geografica del Nordest.

L’area più in difficoltà è la Valle d’Aosta che nel 2025 ha visto fallire la selezione per il motivo appena richiamato nel 39,5 per cento dei casi. Seguono il Trentino Alto Adige (39 per cento), il Friuli Venezia Giulia (37,4 per cento), il Veneto (33,5 per cento) e l’Emilia Romagna (33 per cento).

La regione meno colpita

La regione meno “colpita” da questa specificita’ e’ la Puglia che “solo”, si fa per dire, in quasi 25 casi su 100 ha visto fallire la selezione poiché non si è presentato nessuno.

Le province con più difficoltà

Le province che vedono “saltare” di più le selezioni di lavoro per la mancanza di candidati sono quelle caratterizzate da una forte presenza di attività turistico/alberghiere con una diffusione altrettanto significativa nel settore dell’edilizia, della metalmeccanica e per Udine anche del legno-arredo.

La realtà d’Italia più in difficoltà e’ Trento che nel 2025 ha visto andare a “vuoto” il 40 per cento delle selezioni di lavoro. Seguono Aosta con il 39,5, Udine con il 39,1, Bolzano con il 38,1 e Belluno con il 37,7.

Le province meno “snobbate” da chi cerca un posto di lavoro, invece, sono Avellino (24,4 per cento), Taranto (24 per cento) e Bari (23,9).

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