• 11 Maggio 2026 20:08

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Prezzo medio auto, salasso in Italia: numeri da capogiro anche per le citycar

Mag 11, 2026

Se provate a entrare oggi in una concessionaria italiana, ne uscirete probabilmente avviliti. Tutta colpa dei prezzi di listino, lievitati a vista d’occhio: in media un’auto nuova costa intorno ai 30.000 euro, una montagna quasi impossibile da scalare per molte famiglie, che già faticano ad arrivare alla fine del mese senza dover sostenere un investimento così pesante. E non è vero che “tutto il mondo è paese”, perché verso Oriente esiste un universo parallelo, come l’ultimo Salone di Pechino ha dimostrato.

Il paragone impari con la Cina

In Cina, con la stessa cifra necessaria ad acquistare una utilitaria ben accessoriata dalle nostre parti, ti puoi addirittura permettere tre vetture. La così chiamata Repubblica del Dragone funge da sfondo a una guerra dei prezzi senza precedenti, dove il concetto di “low cost” viene ridefinito ogni giorno, lasciando noi europei a interrogarci su come sia possibile una tale differenza.

Mentre nel Vecchio Continente, salvo rare eccezioni (tra cui la Dacia Sandero), la soglia dei 21.000 euro rappresenta un semplice punto di partenza, in Cina la stessa cifra dà accesso a una scelta vastissima, con oltre 200 modelli tra elettrici e ibridi popolanti questa fascia. Ma il vero stupore arriva quando si scende ancora, alla Geely EX2, la regina delle immatricolazioni nel 2025, complice un prezzo di partenza intorno agli 8.500 euro. Presto il piccolo SUV urbano invaderà pure le nostre strade, sebbene, tra dazi e costi di omologazione, la cifra d’accesso crescerà in maniera esponenziale.

E se 8.500 euro vi sembrano pochi, sappiate una cosa: c’è chi fa di meglio. La soglia minima della mobilità elettrica rimane quasi irrisoria, si pensi alla minicar Wuling Hongguang MiniEV, offerta sul mercato locale a circa 6.500 euro nella versione a due porte e 6.800 euro in quella a quattro porte, dall’autonomia di ben 402 km. E che dire della BYD Seagull? In Cina si acquista con 8.600 euro, mentre da noi, ribattezzata Dolphin Surf, il listino raddoppia abbondantemente e tocca i 20.000 euro, a causa dell’impatto di logistica e tassazione sul conto finale.

Spesso commettiamo l’errore di pensare che il basso costo cinese riguardi esclusivamente le piccole citycar da città. Niente di più falso. I listini di Pechino mostrano berline di assoluto rispetto a cifre da noi sufficienti a malapena per uno scooter di alta gamma. Incredibile a dirsi, la Volkswagen Sagitar S viene venduta a poco meno di 10.000 euro ed è facile intuire perché i marchi occidentali producono in loco. La neonata Jetta X, sempre di casa Wolfsburg, si attesta sotto i 13.000 euro, e persino i colossi giapponesi devono adeguarsi al trend: la Toyota bZ7, una berlina con dimensioni superiori a una Tesla Model S, parte da soli 18.000 euro.

Le ragioni del divario

Davanti a numeri del genere, la domanda sorge spontanea: come fanno? La risposta sta in una filiera totalmente integrata, costi dell’energia inferiori e sussidi statali che hanno pompato il settore per anni. Resta da scoprire fino a quando le Case automobilistiche riusciranno a sostenere una guerra dei prezzi così estrema senza sacrificare i margini o la qualità a lungo termine.

Alla luce di questa “abbondanza” low cost, i produttori cinesi preparano l’invasione di massa in Europa, in modo da ottenere quei profitti che in patria sono ormai ridotti all’osso. Per noi consumatori resta l’amaro in bocca nel vedere listini così divergenti, ma anche la curiosità di capire se l’ondata di convenienza riuscirà mai a travolgere, davvero, le nostre strade.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close