• 6 Maggio 2026 7:25

Corriere NET

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‘Tartaruga’ Bezos lancia la sfida a Musk sui satelliti

Mag 6, 2026

AGI – All’inizio dell’anno Jeff Bezos ha pubblicato su X un’immagine insolita: una tartaruga, grande e isolata su sfondo nero. Il tutto senza scritte e senza spiegazioni, se non il riferimento a una delle sue aziende, Blue Origin.

Molti hanno letto quel post come un richiamo alla filosofia “slow and steady” tipica del fondatore di Amazon: avanzare con metodo, puntando a ottenere risultati di lungo periodo più che a successi immediati. Il fatto che sia comparso sulla piattaforma social di Elon Musk, però, ha rafforzato la lettura di una presa di posizione implicita nella competizione tra i due.

pic.twitter.com/d0nvnvxVYR

— Jeff Bezos (@JeffBezos) February 9, 2026

La risposta

Da un lato l’approccio più graduale e misurato di Bezos, dall’altro quello più rapido e aggressivo di Musk. Il fondatore di Tesla ha risposto alla foto della tartaruga con una frase: “When it’s coming out slowly, but ferociously”, una sorta di battuta per alludere ai comportamenti chi, rimasto attardato, pretende comunque di presentarsi come una minaccia. Una contrapposizione social, tra i due miliardari, che si riflette nella corsa alle reti globali di internet satellitare, entrata in una nuova fase proprio negli ultimi mesi. La competizione tra le due grandi aziende tech passa oggi per infrastrutture concrete – lanci, satelliti e servizi di connettività – e vede ancora un vantaggio netto, almeno per ora, dalla parte di SpaceX, che ha costruito la propria leadership grazie alla frequenza dei lanci e al riutilizzo dei razzi Falcon 9.  

Il risultato è la potenza della costellazione Starlink

In queste settimane ha superato la soglia dei 10.300 satelliti in orbita, con autorizzazioni fino a circa 15.000 e piani di espansione fino a 42.000. Il servizio è già attivo in oltre 100 Paesi e rappresenta oggi il punto di riferimento del mercato. Dall’altra parte, però, anche Amazon e Blue Origin stanno provando, con i loro tempi e senza fretta, a recuperare terreno. Il progetto satellitare Project Kuiper, recentemente ribattezzato Leo, ha inaugurato recentemente una fase più operativa: tra il 27 e il 30 aprile United Launch Alliance e Arianespace hanno messo in orbita nuovi satelliti, avviando di fatto la costruzione di una più ampia costellazione.

I 300 satelliti di Amazon

Amazon conta oggi oltre 300 satelliti già lanciati e punta a una rete di 3.236 unità, con l‘obiettivo di competere nella banda larga globale anche attraverso l’integrazione con Amazon Web Services. Per rafforzare la propria posizione, il gruppo ha avviato operazioni industriali e partnership, tra cui la proposta di acquisizione di Globalstar, valutata oltre 11 miliardi di dollari, e collaborazioni con Apple per servizi di connettività diretta su smartphone. Il gap con Starlink resta però ampio, sia in termini di infrastruttura sia riguardo alla base clienti. La partita, in più, si sviluppa anche sul piano regolatorio. SpaceX e Amazon si sono già confrontate davanti alla Federal Communications Commission statunitense sulle orbite e sull’uso dello spettro radio, una risorsa limitata e strategica. 

Nel frattempo, però, a nuovi attori stanno entrando in campo

La Cina emerge come principale terzo polo con due programmi su larga scala: il progetto Qianfan, guidato da Shanghai Spacecom Satellite Technology, che ha superato i 100 satelliti operativi e punta a circa 15.000, e la costellazione Xingwang, sotto la China Satellite Network Group, con circa 160 satelliti già in orbita e un obiettivo di circa 13.000. Una strategia che riflette la volontà di Pechino di costruire un’infrastruttura autonoma per le comunicazioni globali. In Europa, Eutelsat con la rete OneWeb rappresenta l’unica alternativa già operativa su una scala significativa, con circa 650 satelliti e un focus su clienti istituzionali, mobilità e imprese. L’Unione europea prepara inoltre IRIS2, una costellazione da circa 290 satelliti con l’avvio dei lanci previsto dal 2027 e la piena operatività entro il 2030, con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia strategica continentale nel settore.

Poi c’è il confronto sul piano dello sviluppo industriale

Blue Origin ha annunciato TeraWave, una rete da 5.408 satelliti orientata a governi, aziende e data center, con velocità teoriche fino a 6 terabit al secondo. SpaceX, invece, continua a espandere Starlink e sviluppa nuove applicazioni, incluse soluzioni legate all’intelligenza artificiale e all’elaborazione dati in orbita, con il sogno mai nascosto di sviluppare veri e propri data center spaziali. In questo contesto, anche i programmi lunari tornano centrali. Entrambe le aziende lavorano con la NASA nell’ambito delle missioni Artemis, che puntano a riportare astronauti sulla Luna entro la fine del decennio, riaprendo un fronte competitivo anche oltre l’orbita terrestre.

L’espansione delle mega-costellazioni, infine, pone criticità crescenti

L’aumento dei satelliti in orbita bassa intensifica il rischio di collisioni e detriti spaziali, mentre la comunità scientifica segnala l’impatto considerevole e negativo sull’osservazione astronomica. Cosa ci aspetta ora davanti a questo scenario? La distanza tra Musk e i competitor resta ampia, ma forse solo nel breve periodo. Il passaggio alla fase operativa dei vari progetti, gli sviluppi tecnologici e l’ingresso di nuovi attori indicano che la competizione per il controllo delle infrastrutture digitali nello spazio è destinata presto ad accelerare. Anche per la più paziente delle tartarughe.

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