• 20 Aprile 2026 15:07

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Ciciliano: “Il 94% dei comuni d’Italia a rischio frane o inondazioni”

Apr 20, 2026

AGI – “Il territorio nazionale è molto fragile: più del 94% dei comuni è a rischio idrogeologico o a rischio frane o inondazioni. Niscemi è emblematica da questo punto di vista, perché stiamo parlando di una delle frane più grandi d’Europa, che fortunatamente ha interessato una parte di città senza far registrare neanche un ferito. È di tutta evidenza, però, che quando c’è da intervenire alcune cose bisogna farle, perché se ci sono delle figure tecniche che garantiscono la soluzione delle problematiche e che hanno dei costi per la collettività, non raggiungere l’obiettivo si traduce in quello che è accaduto“. Lo ha detto il capo dipartimento della Protezione civile e commissario straordinario per l’area di Niscemi, Fabio Ciciliano, parlando a Napoli, a margine dell’inaugurazione della mostraTerremoti d’Italia‘.

Intervenire su Niscemi

Su Niscemi ora “bisogna mettere mano“, sottolinea Ciciliano, precisando che sarà necessario comunque “convivere con fenomeni di quel genere. Sono fenomeni storici – prosegue – è una frana che risale al 1790, quindi non si può certamente dire che non fosse una frana conosciuta“.

Le azioni da mettere in campo

Le azioni da mettere in campo vanno nella direzione “della conoscenza, ma anche dello sviluppo, in un futuro che dev’essere un futuro prossimo. Per quanto mi riguarda – sottolinea Ciciliano – come commissario straordinario per Niscemi posso dire che attendo l’ultima versione della relazione del Centro di competenza, che è pronta e che ho già visto in preview. Così come sono già pronte le due aree di intervento: una verso il piano di demolizione e ristoro per le case che andranno demolite e l’altra, che va fatta in maniera contemporanea, per la messa in sicurezza del versante con la riprofilazione della geografia di quel territorio“.

Risorse e tempi tecnici

Ciciliano ricorda che le risorse ci sono, tenuto conto che “sono stati stanziati 150 milioni solo per Niscemi. Si tratta – conclude – di attendere tecnicamente la conversione del decreto legge del 27 febbraio, che ormai però è agli sgoccioli“.

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