A Milano il futuro della mobilità passa sempre meno dall’automobile. Con il nuovo piano Möves, l’amministrazione guidata da Beppe Sala compie un ulteriore passo verso una città pensata prima di tutto per pedoni e ciclisti. Non è di certo una rivoluzione improvvisa, ma l’ennesimo tassello di una strategia che negli ultimi anni ha già cambiato il volto del capoluogo lombardo, seguendo l’esempio virtuoso delle metropoli nord europee.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre lo spazio dedicato alle auto private per restituirlo alle persone, migliorando qualità della vita, sicurezza e sostenibilità. Una visione ambiziosa, che però divide già opinione pubblica e automobilisti.
Piano ambizioso
Il cuore del progetto è rappresentato dalla mobilità ciclabile. Il piano Möves prevede una rete complessiva di 565 chilometri di piste ciclabili, un numero che racconta bene la portata dell’intervento. Di questi, 210 km costituiranno la rete principale, articolata in 29 itinerari pensati per collegare i punti nevralgici della città, mentre altri 355 km formeranno una rete secondaria, più capillare, in grado di raggiungere anche i quartieri periferici.
Non si parte da zero: circa il 46% della rete principale è già stato realizzato, mentre diversi cantieri sono attualmente in corso. Tra questi spiccano i lavori sulla circonvallazione filoviaria a nord-ovest e gli interventi nell’area di Chiesa Rossa.
Guardando al futuro prossimo, uno dei progetti più attesi è il completamento della cosiddetta Beats, che collegherà Porta Romana ai Navigli, creando un asse ciclabile strategico per attraversare la città. L’idea di fondo è sempre la stessa: rendere la bici una vera alternativa all’auto, non solo per il tempo libero, ma anche per gli spostamenti quotidiani.
L’importanza dei pedoni
Se la bicicletta rappresenta il pilastro del piano, i pedoni non sono certo messi da parte. Möves individua 194 spazi pubblici da ripensare in chiave pedonale, con un’attenzione particolare alle aree più sensibili. Tra queste, spiccano 109 ambiti scolastici, segnalati direttamente dai cittadini, dove la sicurezza dei bambini diventa una priorità assoluta. L’obiettivo è creare zone più protette, riducendo traffico e velocità nelle immediate vicinanze delle scuole.
A questo si aggiunge una rete di 404 chilometri di percorsi pedonali principali, pensata per incentivare gli spostamenti a piedi e rendere la città più accessibile. Non si tratta solo di mobilità, ma di un cambio culturale: camminare torna a essere una scelta quotidiana, non una necessità residuale.
Il risvolto della medaglia del piano Möves
Ed è proprio qui che il piano Möves mostra il suo lato più discusso. Perché se da un lato si ampliano gli spazi per bici e pedoni, dall’altro si restringe inevitabilmente quello dedicato alle auto. Tra le misure previste c’è il proseguimento dell’installazione dei cosiddetti cuscinetti berlinesi, dossi progettati per rallentare la velocità dei veicoli senza bloccare completamente il traffico.
Parallelamente, è previsto l’ampliamento delle aree dotate di paletti dissuasori, pensati per proteggere i marciapiedi e impedire la sosta selvaggia. Un intervento che punta a restituire ordine allo spazio urbano, ma che spesso viene percepito come un’ulteriore limitazione per chi si muove in auto. Infine, grande attenzione è riservata alle zone a velocità moderata, elemento chiave per migliorare la sicurezza stradale, soprattutto nelle aree più frequentate da pedoni e ciclisti.