• 10 Aprile 2026 19:37

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Citroën potrebbe far rinascere la 2CV: il mito pronto a tornare

Apr 10, 2026

C’è un fermento particolare nell’aria di Parigi, una di quelle attese che sanno di storia e di futuro al tempo stesso. Dal 12 al 18 ottobre del 2026, il Salone dell’Auto della Ville Lumière si prepara a diventare il palcoscenico di un ritorno clamoroso: quello della Citroën 2CV. Non si tratta solo di una voce di corridoio, ma di un progetto che ha già ricevuto il via libera dal CEO del marchio transalpino, Xavier Chardon, con l’obiettivo di mostrare una concept car che rappresenterà il primo, significativo passo verso la produzione in serie di una nuova “2 cavalli”. In un mercato che ha visto il trionfo della Renault 5 come “operazione nostalgia”, Citroën risponde richiamando in servizio il suo modello più amato per sfidare la concorrenza sul terreno dell’elettrico di tendenza.

Un’eredità importante

Per capire l’importanza di questo ritorno, bisogna riavvolgere il nastro fino al 1948. In un’Europa che cercava faticosamente di rialzarsi dalle macerie della guerra, la Citroën — allora di proprietà della Michelin — lanciò una sfida senza precedenti. La 2CV non nacque come un vezzo estetico, ma come un progetto sociale: l’obiettivo era rendere la mobilità accessibile a tutti, a partire dal vasto mondo agricolo francese. Si narra che dovesse essere in grado di trasportare un paniere di uova attraverso un campo arato senza romperne nemmeno uno.

Oltre alla missione sociale, c’era un’astuta visione industriale: i Michelin volevano riattivare il mercato automobilistico nazionale per far crescere la vendita degli pneumatici. Fu un successo travolgente. In 40 anni di carriera, ne furono prodotti oltre 5,1 milioni di esemplari, trasformando un’auto semplice e funzionale in un simbolo universale di libertà e pragmatismo.

La sfida del futuro: la categoria M1e

Oggi, a quasi ottant’anni di distanza, la filosofia rimane la stessa, ma il contesto è quello della transizione ecologica. La futura 2CV non sarà solo un’auto retrò, ma la rappresentante di una nuova categoria di veicoli denominata M1e. Si tratta di mezzi compatti, esclusivamente elettrici, che la Commissione Europea sta definendo per colmare il vuoto tra i quadricicli leggeri e le auto tradizionali.

Queste “Kei Car” in chiave europea dovranno rispettare standard di sicurezza elevati, inclusi i crash test e le normative Euro 7, ma beneficeranno di norme di omologazione più semplici e sistemi ADAS meno complessi per contenere i costi. Per i costruttori, la categoria M1e rappresenta un’ancora di salvezza contro le sanzioni ambientali, grazie a super-crediti CO2 che pesano il 30% in più rispetto alle auto normali nel calcolo delle emissioni di flotta.

Cosa dobbiamo aspettarci

A questo punto la domanda da porsi è: come sarà la nuova 2CV? Il team di design, guidato da Pierre Leclercq, sta lavorando per preservare l’anima della vettura originale. I primi rendering e le indiscrezioni suggeriscono un look “sbarazzino” che, pur ispirandosi al concept Revolte del 2009, tornerà alle origini soprattutto nello “sguardo”, caratterizzato dai tipici proiettori tondi. La base tecnica sarà la piattaforma Smart Car di Stellantis, la stessa già utilizzata per la nuova C3 e la Grande Panda.

L’obiettivo è ambizioso: offrire un’auto elettrica spaziosa ma compatta (circa 3,8 metri), capace di una velocità massima di 120 km/h e con un peso inferiore ai 1.500 kg. Ma il vero punto di rottura sarà il prezzo. Si parla di un listino d’attacco intorno ai 16.000 euro, una cifra che punta a democratizzare finalmente l’auto elettrica, rendendola un bene di massa proprio come fece l’antenata con il motore a scoppio. Se Citroën riuscirà a reinterpretare questi valori in chiave moderna, la nuova 2CV non sarà solo un’auto, ma il simbolo di una nuova libertà di movimento.

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