• 21 Marzo 2026 23:23

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Ex Ilva: stop di Flacks, ne approfitta Jindal

Mar 21, 2026

AGI – Nuovo colpo di scena nell’intricata vicenda della vendita dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Le ultime ore registrano due accadimenti significativi. Anzitutto, il fondo americano Flacks Group – la cui offerta è stata reputata migliore mesi fa rispetto a quella del concorrente Bedrock, altro fondo Usa – non ha fatto pervenire entro ieri i chiarimenti sostanziali attesi dai commissari in merito alla sua offerta e relativamente a piano industriale, investimenti e risorse proprie da impegnare.

Seconda novità, l’avanzata degli indiani di Jindal Steel International, che senza attendere lunedì, già ieri hanno messo le carte sul tavolo e presentato ai commissari una “proposta vincolante“, secondo quanto rivelato da fonti vicine all’amministrazione straordinaria.

La valutazione delle proposte

La “proposta vincolante” degli indiani – che già mesi addietro avevano partecipato al primo bando di gara per la vendita dell’ex Ilva per poi uscirne – sarebbe già comparabile, ai fini della valutazione, con quella di Flacks. Questo lavoro di analisi, reputato necessario anche dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, le due terne commissariali – Ilva e Acciaierie – potrebbero cominciarlo a breve, anche se JSI ha chiesto d’incontrare i commissari – potrebbero vedersi lunedì a Roma – e analoga richiesta ha avanzato pure Flacks dopo che non ha fornito per la sua proposta le integrazioni che gli sono state sollecitate.

Il piano di Jindal per Taranto

Nella “proposta vincolante” di Jindal, si prevede la continuità operativa di due altiforni a carbone come soluzione ponte. Questo in attesa di avere la piena decarbonizzazione dell’acciaieria di Taranto con i forni elettrici entro il 2030 ed una produzione, a quel punto, di 6 milioni di tonnellate di acciaio green. Con due altiforni operativi in attesa dei forni elettrici, l’acciaieria marcerebbe quindi con gli attuali impianti ed avrebbe una produzione di 4 milioni di tonnellate l’anno.

Mentre con i 6 milioni da produrre con i forni elettrici tra Taranto e Oman, gli impianti a valle situati negli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, avrebbero di che lavorare. Jindal avrebbe infatti proposto forme di integrazione tra l’ex Ilva e gli impianti che ha in Oman: forni elettrici e preriduzione. L’Oman quindi assicurerebbe il preridotto, il materiale di carica dei forni elettrici.

La controproposta di Flacks e i dubbi

Anche Flacks ha proposto 6 milioni di tonnellate di acciaio l’anno a regime e 8.500 occupati, ma l’equilibrio dei due numeri viene ritenuto irrealistico da molti osservatori del settore e lascia fortemente dubbiosi i sindacati. A parte il fatto che non avendo ancora Flacks specificato e dettagliato cosa intende fare e come intende farlo – malgrado le sollecitazioni dei commissari – questo potrebbe far perdere terreno alla proposta del fondo Usa a vantaggio del gruppo indiano.

Non è tuttavia da escludere che ora Flacks, vista l’avanzata di Jindal, possa rilanciare. Una settimana fa – e Jindal aveva solo presentato una manifestazione di interesse – il potenziale investitore Usa attraverso fonti a lui vicine aveva bocciato senza termini la proposta degli indiani, definendola un “suicidio industriale” per l’Italia in quanto avrebbe sacrificato sino a 6mila posti di lavoro.

Il nodo occupazione

L’occupazione è uno dei terreni delicati su cui si gioca la partita dell’ex Ilva, atteso che al 31 gennaio scorso, secondo dati aziendali, i diretti del gruppo erano 9.702 di cui 7.920 a Taranto, anche se è in corso la cassa integrazione straordinaria per più di 3mila unità a Taranto e alcune centinaia negli altri siti. A questi vanno infine aggiunti altri 1.600 lavoratori. Sono quelli rimasti a Ilva in amministrazione straordinaria, sinora mai ricollocati in produzione e in cassa integrazione straordinaria almeno da novembre 2018.

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