AGI – I prezzi del petrolio hanno ricominciato a correre nonostante l’annuncio dell’Aie di ieri del rilascio record di 400 milioni di barili per provare a interrompere i rialzi.
Il Brent al momento sfiora i 100 dollari al barile (98 dollari +6,5%), il Wti 93 dollari al barile a +6,4%. La misura tuttavia è apparsa insufficiente agli investitori, preoccupati che il conflitto in Medio Oriente sarà lungo a differenza di quanto dica il presidente Usa Donald Trump. Anche prima dell’annuncio ufficiale, la semplice previsione dello sblocco di 400 milioni di barili dalle riserve dei paesi membri da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia aveva contribuito ad abbassare i prezzi all’inizio della settimana, quando il Brent, il benchmark internazionale, si aggirava intorno ai 120 dollari.
Il prezzo del petrolio legati anche al blocco dello Stretto di Hormuz
Ma gli attacchi alle infrastrutture petrolifere nel Golfo si sono intensificati e il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz ha costretto i paesi della regione a ridurre la produzione di greggio, aumentando le preoccupazioni sull’approvvigionamento finché la guerra continua.
Il record sul rilascio del petrolio per i Paesi Aie
Il volume rilasciato dai 32 paesi membri è il “maggiore” nella storia dell’Aie. Gli Stati Uniti da soli, il maggiore consumatore e produttore di greggio, rilasceranno gradualmente 172 milioni di barili nell’arco di tre mesi, pari al 40% delle sue riserve. “Ciò corrisponde a un rilascio di circa 1,4 milioni di barili al giorno per gli Stati Uniti.
Se ipotizziamo un programma simile per gli altri paesi, ciò equivale a 3,3 milioni di barili al giorno“, sottolineano gli analisti di Ing. Una “goccia nell’oceano”, afferma Arne Lohmann Rasmussen, analista di Global Risk Management.
I paesi del Golfo riducono la produzione dei petrolio
I paesi del Golfo stanno attualmente riducendo la loro produzione di petrolio di almeno 10 milioni di barili al giorno a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, che rappresenta “la più significativa interruzione” delle forniture di petrolio della storia, ha sottolineato l’Agenzia Internazionale per l’Energia oggi nel rapporto mensile.
Lo stretto di Hormuz nel ‘mirino’ di Teheran
In risposta agli attacchi israelo-americani, Teheran sta prendendo di mira il passaggio delle merci attraverso lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita solitamente il 20% della produzione petrolifera mondiale. Questi attacchi stanno causando “significative riduzioni dell’offerta“, in particolare per il petrolio proveniente da Iraq, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, ha sottolineato l’Aie.
Danni alle infrastrutture del petrolio nei Paesi del Golfo
Impossibilitati a esportare la loro produzione e a causa della limitata capacità di stoccaggio, questi paesi e i loro vicini sono costretti a ridurre i volumi estratti. Nel frattempo, i danni causati dagli attacchi alle infrastrutture petrolifere stanno aumentando nella regione. Il Bahrein ha denunciato un altro attacco iraniano ai serbatoi di stoccaggio di idrocarburi durante la notte.
In Oman, i serbatoi di carburante del porto di Salalah sono andati a fuoco mercoledì dopo un attacco con un drone. L’Arabia Saudita ha annunciato un altro attacco con un drone contro il giacimento petrolifero di Shaybah, nella parte orientale del paese, già preso di mira più volte negli ultimi giorni.
L’energia come arma di pressione dell’Iran sugli Usa
“Le notizie della notte scorsa non danno alcuna indicazione che il petrolio attraverserà presto lo Stretto di Hormuz“, ha dichiarato John Evans, analista di Pvm. Con l’obiettivo di far salire i prezzi dell’energia, Teheran intende fare pressione sulla Casa Bianca in vista delle elezioni di medio termine statunitensi di novembre.
Petrolio e missili: l’Iran pronto a una guerra prolungata
L’Iran ha affermato mercoledì di essere pronto a una guerra prolungata, contraddicendo la dichiarazione di Donald Trump, che ha dichiarato per la seconda volta questa settimana che la guerra potrebbe finire “presto”. L’esercito israeliano, da parte sua, ha assunto una posizione opposta a quella del suo alleato, affermando di avere ancora “una vasta gamma di obiettivi” in Iran.”