• 11 Marzo 2026 11:05

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Auto elettrica incidentata, il costo del carro attrezzi può essere una stangata

Mar 11, 2026

Immaginate di uscire miracolosamente illesi da un grave incidente stradale, per poi ricevere una fattura che toglie il fiato quanto l’impatto stesso: oltre 20.000 euro. Non si tratta del costo per una nuova vettura, ma della sola parcella presentata da un servizio di rimozione e deposito per una Peugeot e-208 andata distrutta. Questo episodio, verificatosi recentemente in Germania, ha acceso i riflettori su un fenomeno preoccupante che sta emergendo con la diffusione della mobilità a zero emissioni: il lievitare vertiginoso dei costi di soccorso e stoccaggio per i veicoli elettrici. Il dilemma principale non è più solo la complessità tecnica del recupero, ma la gestione di una presunta “emergenza batterie” che, secondo le compagnie assicurative, si sta trasformando in un modello di business speculativo ai danni degli automobilisti.

Il caso limite

Tutto ha avuto inizio lungo l’autostrada A3, nei pressi della cittadina bavarese di Erlangen. Un conducente, al volante della sua Peugeot elettrica, ha tamponato violentemente un camion, riducendo la vettura a un ammasso di lamiere gialle. Fin qui, una tragica scena di ordinaria amministrazione sulle strade europee. Tuttavia, la presenza di un pacco batterie ha cambiato radicalmente il protocollo di intervento. Gli addetti al recupero sono giunti sul posto con un mezzo speciale e, una volta trasportato il relitto nel deposito, è stato richiesto l’intervento di un cosiddetto “esperto di batterie” a causa di una segnalazione di fumo.

Il risultato è stato un elenco di voci di spesa surreali: solo per la consulenza del tecnico e il periodo di “quarantena” di una settimana all’interno di un container speciale, la fattura ha riportato la cifra di 4.100 euro. Sommando le altre operazioni, il totale ha superato i 20.000 euro, una somma che fortunatamente è stata coperta dall’assicurazione, ma che solleva interrogativi sulla legittimità di tali tariffe.

Conti gonfiati

Quello appena descritto non è un caso isolato. Un’indagine condotta dal dipartimento di ricerca sugli incidenti di Allianz ha analizzato le fatture di rimorchio per l’anno 2025, giungendo a una conclusione amara: soccorrere un’auto elettrica costa mediamente quasi il doppio rispetto a una vettura a combustione tradizionale. Lo studio denuncia l’applicazione di costi insoliti e spesso ingiustificati, come l’impiego di personale sanitario o di consulenti esterni, che suggeriscono una malafede operativa o una deliberata mancanza di competenza da parte delle aziende di soccorso.

Molte imprese sembrano alimentare i timori legati all’alta tensione per imporre protocolli di sicurezza estremi, come il sezionamento manuale dei moduli delle batterie o lo stoccaggio in strutture isolate a tariffe astronomiche. Pratiche che Allianz non esita a definire come un “modello di business speculativo”.

Pericolo reale o percezione distorta?

La difesa delle associazioni di categoria si basa sulla pericolosità intrinseca degli accumulatori, che in caso di danni strutturali possono andare incontro a un “thermal runaway” (una fuga termica difficile da domare). Tuttavia, i dati smentiscono una pericolosità superiore: le auto elettriche prendono fuoco molto meno frequentemente delle auto a benzina o diesel. Esperti come Rainer Kühl sottolineano che, anche dopo collisioni violente, le batterie rimangono spesso integre, come dimostrato da analisi ai raggi X. Inoltre, se una batteria fosse davvero sul punto di incendiarsi, la procedura corretta sarebbe l’immersione totale in acqua e non una lenta e costosa rimozione manuale.

La situazione in Italia: una quiete apparente

Mentre in Germania il dibattito infuria, in Italia la situazione appare ancora stabile, complice una diffusione più lenta della mobilità elettrica. Attualmente, le tariffe del soccorso stradale non riflettono una distinzione netta tra motori termici ed elettrici. Tuttavia, il settore assicurativo avverte che lo scenario è destinato a mutare rapidamente. I gestori dei carri attrezzi stanno già valutando l’introduzione di personale specializzato per la gestione degli accumulatori ad alto voltaggio. Il rischio è che, senza una normativa chiara e linee guida condivise dai produttori, anche nel nostro Paese il soccorso di un’auto a batteria possa presto diventare un lusso per pochi.

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