AGI – Lindsey Vonn potrà tornare in pista? E, se accadrà, quando e con quali aspettative di successo? Sono domande che in questi giorni molti appassionati di sci si stanno chiedendo. Soprattutto dopo lo shock del video postato ieri dalla campionessa americana, infortunatasi l’8 febbraio, in cui ha spiegato nei dettagli le conseguenze della caduta avvenuta durante la gara olimpica di discesa libera femminile. Un video che ha sconvolto i suoi fan, in cui la sciatrice, che puntava al podio ai Giochi Olimpici di Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 nonostante una recente rottura del legamento crociato anteriore, ha detto di aver rischiato l’amputazione della gamba.
Dopo due settimane di ricovero in Italia, l’ex campionessa ha finalmente lasciato l’ospedale, registrando il video da un hotel. Un segnale di ripresa, ma anche l’occasione per raccontare la fase più critica vissuta dopo l’intervento. L’AGI ha chiesto al dottor Daniele Mazza, specialista in Ortopedia e Traumatologia e medico della Nazionale Under 21 di calcio maschile rinomato specialista in ortopedia e traumatologia dello sport, un’analisi approfondita dell’infortunio di Lindsey Vonn cercando, ove possibile, di ipotizzare i tempi di recupero e l’eventuale livello di competitività della campionessa.
Il ritorno alla competitività
Partiamo dalla domanda più ricorrente: tornerà competitiva? Secondo l’ortopedico, la risposta è affermativa “se la ricostruzione è stata precisa, la riabilitazione impeccabile e senza complicanze e, soprattutto, se la cartilagine regge il carico e la motivazione della campionessa resta intatta”.
La componente mentale nello sci
Mazza porta ad esempio Federica Brignone, che dimostra come nello sci alpino moderno la componente mentale è determinante quanto quella fisica: “La motivazione, la resilienza, la capacità di rientrare dopo un infortunio non sono aspetti romantici – sottolinea – sono fattori biomeccanici indiretti”.
L’incidente di Lindsey Vonn
Parlando quindi dell’incidente, il dottor Mazza spiega che “nell’impostazione della curva Vonn presentava un appoggio marcato sullo sci esterno, con tronco inclinato e ginocchio sinistro in flessione da 35-45 gradi, caricando il compartimento mediale“. Lo sci interno mostrava già una progressiva perdita di stabilità, preparando il cedimento successivo.
Il meccanismo dell’infortunio e la gestione
Mazza spiega quindi che lo sci sinistro ha agganciato improvvisamente la neve, “bloccando la tibia distalmente mentre il femore ruotava per inerzia, provocando un collasso articolare rapidissimo con valgo dinamico marcato, rotazione interna tibiale e lieve estensione”. Tutto in meno di 100 millisecondi, troppo breve per una risposta neuromuscolare protettiva.
I’m bionic for real now pic.twitter.com/SSJNjlBqUL
— lindsey vonn (@lindseyvonn) February 20, 2026
Il meccanismo è il classico ‘slip-catch’, spiega ancora l’ortopedico, ossia perdita di presa seguita da riaggancio violento, con “torque torsionale elevatissimo” amplificato dalle forze esponenziali di reazione al suolo e dalla leva lunga dello sci, il cui centro di massa era fuori asse. Per traumi ad alta energia con frattura esposta, il dottor Mazza spiega che si privilegia una gestione multipla: prima un fissatore esterno a ponte per stabilizzare senza stressare i tessuti molli, controllare gonfiore e prevenire necrosi cutanea o infezioni. “È ‘damage control‘ intelligente”, sottolinea. Successivamente, “con edema ridotto e rischio infettivo sotto controllo, ‘debridement’ chirurgico, lavaggio e ricostruzione definitiva con placche e viti per una riduzione anatomica millimetrica della superficie articolare, cruciale contro l’artrosi precoce”.
Tempi di recupero e condizioni di rientro
Parlando poi di tempi di recupero, l’ortopedico spiega all’AGI che la consolidazione ossea “richiede 4-6 mesi se la ricostruzione è stabile, seguiti da riabilitazione mirata con carico progressivo, lavoro su valgo dinamico, torsioni controllate e assorbimento di impatti e vibrazioni“. La campionessa potrebbe quindi rientrare orientativamente tra fine estate e inizio autunno 2026, agosto-ottobre, in assenza di complicanze. In che condizioni tornerà in pista? Secondo il dottor Mazza, “dopo una frattura articolare della tibia prossimale, un trauma che coinvolge la superficie del ginocchio, non si tratta solo di ‘far saldare un osso’, si tratta di ripristinare un’articolazione che dovrà sopportare carichi enormi, soprattutto nello sci alpino. Nel caso di un’atleta come Lindsey Vonn – aggiunge – il ritorno non significa camminare senza dolore. Significa tornare a gestire forze torsionali elevatissime, controllare il valgo dinamico ad alta velocità, tollerare leve lunghe (gli sci) e assorbire impatti e vibrazioni continui”.
Il punto interrogativo della cartilagine
Se la frattura è stata ricostruita in modo anatomico e stabile, l’osso può guarire molto bene, ma il vero punto interrogativo è la cartilagine. “Un trauma ad alta energia può danneggiare la cartilagine anche quando la riduzione chirurgica è perfetta – spiega – questo significa che nel tempo può aumentare il rischio di artrosi post-traumatica. Non è un destino certo, ma è una variabile reale”.
AGI – Lindsey Vonn potrà tornare in pista? E, se accadrà, quando e con quali aspettative di successo? Sono domande che in questi giorni molti appassionati di sci si stanno chiedendo. Soprattutto dopo lo shock del video postato ieri dalla campionessa americana, infortunatasi l’8 febbraio, in cui ha spiegato nei dettagli le conseguenze della caduta avvenuta durante la gara olimpica di discesa libera femminile. Un video che ha sconvolto i suoi fan, in cui la sciatrice, che puntava al podio ai Giochi Olimpici di Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 nonostante una recente rottura del legamento crociato anteriore, ha detto di aver rischiato l’amputazione della gamba.
Dopo due settimane di ricovero in Italia, l’ex campionessa ha finalmente lasciato l’ospedale, registrando il video da un hotel. Un segnale di ripresa, ma anche l’occasione per raccontare la fase più critica vissuta dopo l’intervento. L’AGI ha chiesto al dottor Daniele Mazza, specialista in Ortopedia e Traumatologia e medico della Nazionale Under 21 di calcio maschile rinomato specialista in ortopedia e traumatologia dello sport, un’analisi approfondita dell’infortunio di Lindsey Vonn cercando, ove possibile, di ipotizzare i tempi di recupero e l’eventuale livello di competitività della campionessa.
Il ritorno alla competitività
Partiamo dalla domanda più ricorrente: tornerà competitiva? Secondo l’ortopedico, la risposta è affermativa “se la ricostruzione è stata precisa, la riabilitazione impeccabile e senza complicanze e, soprattutto, se la cartilagine regge il carico e la motivazione della campionessa resta intatta”.
La componente mentale nello sci
Mazza porta ad esempio Federica Brignone, che dimostra come nello sci alpino moderno la componente mentale è determinante quanto quella fisica: “La motivazione, la resilienza, la capacità di rientrare dopo un infortunio non sono aspetti romantici – sottolinea – sono fattori biomeccanici indiretti”.
L’incidente di Lindsey Vonn
Parlando quindi dell’incidente, il dottor Mazza spiega che “nell’impostazione della curva Vonn presentava un appoggio marcato sullo sci esterno, con tronco inclinato e ginocchio sinistro in flessione da 35-45 gradi, caricando il compartimento mediale”. Lo sci interno mostrava già una progressiva perdita di stabilità, preparando il cedimento successivo.
Il meccanismo dell’infortunio e la gestione
Mazza spiega quindi che lo sci sinistro ha agganciato improvvisamente la neve, “bloccando la tibia distalmente mentre il femore ruotava per inerzia, provocando un collasso articolare rapidissimo con valgo dinamico marcato, rotazione interna tibiale e lieve estensione”. Tutto in meno di 100 millisecondi, troppo breve per una risposta neuromuscolare protettiva.
I’m bionic for real now pic.twitter.com/SSJNjlBqUL — lindsey vonn (@lindseyvonn) February 20, 2026
Il meccanismo è il classico ‘slip-catch’, spiega ancora l’ortopedico, ossia perdita di presa seguita da riaggancio violento, con “torque torsionale elevatissimo” amplificato dalle forze esponenziali di reazione al suolo e dalla leva lunga dello sci, il cui centro di massa era fuori asse. Per traumi ad alta energia con frattura esposta, il dottor Mazza spiega che si privilegia una gestione multipla: prima un fissatore esterno a ponte per stabilizzare senza stressare i tessuti molli, controllare gonfiore e prevenire necrosi cutanea o infezioni. “È ‘damage control’ intelligente”, sottolinea. Successivamente, “con edema ridotto e rischio infettivo sotto controllo, ‘debridement’ chirurgico, lavaggio e ricostruzione definitiva con placche e viti per una riduzione anatomica millimetrica della superficie articolare, cruciale contro l’artrosi precoce”.
Tempi di recupero e condizioni di rientro
Parlando poi di tempi di recupero, l’ortopedico spiega all’AGI che la consolidazione ossea “richiede 4-6 mesi se la ricostruzione è stabile, seguiti da riabilitazione mirata con carico progressivo, lavoro su valgo dinamico, torsioni controllate e assorbimento di impatti e vibrazioni”. La campionessa potrebbe quindi rientrare orientativamente tra fine estate e inizio autunno 2026, agosto-ottobre, in assenza di complicanze. In che condizioni tornerà in pista? Secondo il dottor Mazza, “dopo una frattura articolare della tibia prossimale, un trauma che coinvolge la superficie del ginocchio, non si tratta solo di ‘far saldare un osso’, si tratta di ripristinare un’articolazione che dovrà sopportare carichi enormi, soprattutto nello sci alpino. Nel caso di un’atleta come Lindsey Vonn – aggiunge – il ritorno non significa camminare senza dolore. Significa tornare a gestire forze torsionali elevatissime, controllare il valgo dinamico ad alta velocità, tollerare leve lunghe (gli sci) e assorbire impatti e vibrazioni continui”.
Il punto interrogativo della cartilagine
Se la frattura è stata ricostruita in modo anatomico e stabile, l’osso può guarire molto bene, ma il vero punto interrogativo è la cartilagine. “Un trauma ad alta energia può danneggiare la cartilagine anche quando la riduzione chirurgica è perfetta – spiega – questo significa che nel tempo può aumentare il rischio di artrosi post-traumatica. Non è un destino certo, ma è una variabile reale”.