Durante le lezioni non prendeva appunti ma disegnava fumetti al modo di Jacovitti, alla maturità prese ‘Discreto’, e quando decise di iscriversi a Filosofia sua madre chiese al compagno di banco del liceo di convincerlo a fare Legge per paura che fosse destinato a “morire di fame”. E’ un Umberto Eco davvero intimo, di chi lo conosceva a partire dai banchi di scuola al Liceo Ginnasio Plana di Alessandria, quello raccontato oggi a Torino in un appuntamento a lui dedicato nell’ambito di Portici di Carta.

All’Oratorio di San Filippo, a raccontare gli anni giovanili del futuro grande semiologo e scrittore c’erano Furio Colombo e Gianni Vattimo, che condivisero con lui il primo impiego in Rai negli Anni Cinquanta. E il compagno di banco al Plana Mario Garavelli, magistrato, con il ‘vicecompagno’ Gianni Coscia, jazzista di fama mondiale che ha regalato al pubblico il fuoriprogramma di una canzone composta da lui (per la musica) e da Eco (per le parole) quando avevano 17 anni e l’autore del Nome della Rosa era innamorato di una ragazza alla quale non ebbe mai il coraggio di dichiararsi.

Proprio a Garavelli – che ha conservato i disegni di Eco e li ha mostrati proiettati su uno schermo – lo scrittore dedicò Il Nome della Rosa appena uscito, oggi pietra miliare della letteratura italiana e mondiale, definendo modestamente il testo come: “Alcuni pastiche iniziati al Plana”.

Per la cronaca, il tema di maturità di Eco era bello e coltissimo (“i professori – ha rimarcato Garavelli – forse non ci hanno capito niente, oppure hanno pensato che fosse stato copiato”), e i disegni erano il modo in cui prendeva appunti (“ai professori che avevano da ridire

– ha detto l’amico – spiegava che mentre faceva il naso avevano detto questo e mentre facevo il piede avevano detto quest’altro, e ripeteva perfettamente tutta la lezione”).

Portici di Carta, la manifestazione che ha trasformato il centro di Torino nella più grande libreria a cielo aperto del mondo con oltre 2 chilometri di bancarelle, è dedicata allo scrittore scomparso lo scorso febbraio. Per assistere all’incontro, molti hanno dovuto fare la coda.