“Non vedo grandi differenze con il caso Fiorito – l’ex capogruppo Pdl che ha travolto la giunta Polverini a Roma – Bastava che lui avesse detto che aveva fatto delle spese per conto del gruppo e la situazione sarebbe la stessa di questo procedimento”. Lo ha detto il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi nelle repliche davanti alla prima sezione della Corte di Appello di Torino per il processo sui costi della politica in Valle d’Aosta.

È iniziata qualche istante dopo le nove l’udienza del processo davanti alla prima sezione della Corte di Appello di Torino per l’utilizzo dei fondi dei gruppi consiliari della Valle d’Aosta. Tra i 27 imputati, tutti assolti in primo grado, ci sono anche nove attuali consiglieri regionali. Dopo la replica del sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi e le contro repliche delle difese, la sentenza è attesa a metà giornata. Sono presenti in aula solo quattro imputati: Diego Empereur, Osvaldo Chabod, Guido Grimod e Ruggero Millet.

“L’assoluzione totale – ha aggiunto Avenati Bassi – sarebbe una giustizia a macchia di leopardo. È vero però che ci sono posizioni più sfumate, forse il processo doveva essere differenziato”. Secondo il rappresentante della pubblica accusa “in gran

parte delle regioni italiane è obbligatorio presentare le pezze giustificative per le spese sostenute dai gruppi, in Valle d’Aosta no.

Questo è il limite su cui bisogna lavorare: non chiedo la disapplicazione della legge regionale ma chiedo di applicarla in modo che non confligga con il sistema complessivo”. Avenati Bassi ha poi ribadito che secondo la procura “non si possono fare i rimborsi senza che ci sia traccia di come vengono spesi i fondi”.