• 19 Maggio 2022 4:18

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Tensione su euro e spread dopo il voto. Piazza Affari deboli

Mar 5, 2018

MILANO – Il M5s nettamente primo partito, la Lega in volo e nessuna coalizione in grado di formare un governo. Sui mercati finanziari le elezioni italiane hanno portato uno degli esiti più temuti, ovvero una possibile ingovernabilità con le forze anti-sistema legittimate a pieno titolo dalle urne. L’euro ha risentito in una prima fase degli exit poll pubblicati nella tarda serata, mentre l’incassato supporto al governo di Angela Merkel dalla base della Spd, in Germania, gioca a favore della forza della divisa unica. La divisa unica si presenta in leggera flessione a un’ora dall’apertura di Piazza Affari, scivolando sotto 1,23 dollari. Avanza lo yen, considerato un bene rifugio, a 105,60 dollari: è la dimostrazione che i mercati risentono delle tensioni geopolitiche, tra cui il rischio di una guerra commerciale e la stessa incertezza sul dopo voto in Italia.

Il cambio tra euro e dollaro

Il cambio tra euro e dollaro

Lo spread tra Btp e Bund è in leggero ampliamento in area 135 punti, con il rendimento del decennale italiano che si porta nei pressi del 2%. I future sui mercati azionari europei sono in ribasso, con Milano vista peggio delle altre principali Piazze.

Nelle sale operative internazionali, come testimonia il resoconto che dà l’agenzia finanziaria Usa Bloomberg degli esiti del voto, si contano i voti e si cerca di capire se l’unione tra Lega e M5s sia una via percorribile. Nicola Nobile, economista di Oxford Economics, si limita a notare che un governo a traino M5s “renderebbe improbabile il completamento dell’Unione bancaria nel breve termine, perché sarebbe contrario a molti provvedimenti che Germania e Francia richiedono prima che si possa realizzare” la stessa unione.

Ma l’umore dei listini azionari globali continua a essere determinato piuttosto dalle svolte nella politica commerciale di Donald Trump, rappresentate plasticamente dai dazi su alluminio e acciaio annunciati la scorsa settimana. I timori di una guerra del commercio ha portato la Borsa di Tokyo a chiudere in rosso dello 0,66%. Wall Street aveva terminato contrastata la giornata di venerdì, con il Dow Jones in rosso dello 0,3% e il Nasdaq in recupero dell’1,08%.

In Oriente, la Cina ha fissato un target di crescita per il 2018 “intorno al 6,5%”, come fatto lo scorso anno, chiusosi però con un allungo al 6,9%. È quanto prevede il Rapporto sul lavoro del governo, la relazione di apertura che il premier Li Keqiang ha letto alla prima sessione del 13esimo Congresso nazionale del popolo.

Il prezzo del petrolio è in rialzo. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti salgono di 18 cent a 61,43 dollari e quelli sul Brent crescono di 21 cent a 64,58 dollari al barile.

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