sabato 26 novembre 2016 10:14

FIRENZE – Questa volta sarà davvero difficile suturare le ferite. La storia fra Paulo Sousa e la Fiorentina pare avviata all’ultima fermata. Certo la fine, che pare nota, potrebbe avere un esito diverso laddove la squadra del portoghese dovesse ottenere nella seconda parte della stagione risultati d’eccellenza. Un posto in Champions, l’approdo almeno alle semifinali di Coppa Italia o Europa League, ma forse nemmeno questo. Al di là delle parole di circostanza, se solo parli nei corridoi del centro sportivo o del Franchi, avverti l’odore dell’addio.

ADDIO LIEVE – La volontà comune sarebbe quella di congelare una volta per tutte le «parole in circolo». Silenzio da parte di tutti i protagonisti. Basta esternazioni da Sousa, basta risposte, aggiustamenti, modulazioni. Basta sussulti: silenzio, si gioca. Ma ci riuscirà il tecnico che ha sottolineato che lui non è un ipocrita (l’italiano lo conosce benissimo) e che non fa sterzate o marce indietro? È la speranza di Corvino che è rimasto forse l’ultimo a lottare per una soluzione senza fuochi d’artificio. Ma basterà alla società il silenziatore? Forse sì, anche se pesa moltissimo sentir dire dal proprio tecnico che i campioncini viola se ne andranno. Anche perché la Fiorentina, che limiti ne ha indiscutibilmente, negli anni precedenti, seppur facendo fatica, è riuscita almeno a rimandare le partenze di giocatori come Toni (all’Inter), Mutu (alla Roma), Jovetic (alla Juve). La soluzione meno traumatica sarebbe quella di cercare un buon finale, restare in Europa League e non far brutta figura nelle Coppe. E poi? Poi addio. Nomi che rimbalzano? Tanti. Donadoni e Di Francesco che piacerebbero ai Della Valle. Sarri (ma occorrerebbe una sorta di cataclisma a Napoli) che intriga, tanto, Corvino. Oddo che affascina un po’ tutti, come Castori. Solo un sogno: Luciano Spalletti, che ha aspettative superiori anche a quelle di Sousa.

Leggi l’articolo completo sul CorrieredelloSport-Stadio in edicola