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Su licenziamenti e produttività attacco ai tabù ma troppi compromessi

Feb 24, 2017

Dopo aver discettato di trasparenza all’inglese e aver riscritto le regole su autorizzazioni e conferenza dei servizi, dopo essere inciampata nel no costituzionale su partecipate e servizi pubblici locali, la riforma della Pubblica amministrazione arriva al cuore del problema: la riorganizzazione del personale. Ci arriva, per, un anno e mezzo dopo l’approvazione della delega, con un governo cambiato e circondato da tensioni crescenti in Parlamento e non solo. Cos la delega stata approvata mentre un governo Renzi in piena forma predicava la disintermediazione mentre i decreti attuativi, arrivati in una stagione diversa, servono ad attuare i contenuti del maxi-accordo con i sindacati che il 30 novembre scorso ha segnato la ripresa in grande stile della concertazione nel pubblico impiego. Un accordo che chiede anche di trovare un miliardo e mezzo aggiuntivo per il rinnovo dei contratti, in una legge di bilancio che gi si annuncia in bilico fra 19 miliardi di clausole Iva e un debito pubblico che fa crescere gli allarmi in Europa.

In questo contesto, la delicatezza politica e tecnica dei temi in gioco ha gi prodotto una dose ampia di compromessi. Dai licenziamenti ai premi di produttivit, le lunghe settimane di confronto con i sindacati hanno alimentato un tira e molla sulle regole che non ancora terminato. Sull’articolo 18 la tensione stata interna allo stesso governo, ma va riconosciuto alla ministra Marianna Madia di aver avallato il primo ritocco a uno dei tab pi resistenti nel dibattito italiano sul lavoro pubblico: l’articolo 18 rivisto dai decreti approvati ieri mantiene, vero, la reintegra pre-Fornero per tutti i licenziamenti illegittimi, ma fissa un tetto al risarcimento economico fino a oggi di fatto illimitato. Pi sostanziali, anche se meno appassionanti per il dibattito ideologico che spesso circonda il tema, si rivelano allora gli interventi sui procedimenti disciplinari, a partire da quello che evita ai vizi formali e procedurali di far cadere le sanzioni. Un modo per evitare le tattiche dilatorie e le battaglie dei cavilli che in passato hanno portato i giudici (Cassazione compresa) a decidere il reintegro dopo aver discusso di tempi della notifica o di composizione della commissione disciplinare invece che delle responsabilit effettive del dipendente sanzionato.

Anche sui premi, il compromesso domina. Le regole draconiane del 2009 erano state scritte pi per alimentare gli annunci di un cambio di rotta che per essere applicate davvero. E porre l’accento sui risultati degli uffici prima che sul singolo dipendente ha un senso, perch il livello dei servizi dipende dal funzionamento della macchina pubblica pi che dalla lotta darwiniana fra i dipendenti. Ma lasciare tutto ai contratti, limitandosi a predicare una differenziazione significativa di giudizi e buste paga, rischia per di rivelarsi un’arma troppo debole per combattere la resistenza passiva della Pa. E se sar cos, a pagare saranno ancora una volta gli uffici e i dipendenti migliori, che hanno gi versato un dazio pesante sull’altare dell’egualitarismo in busta paga.

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