Missione solo in parte compiuta. Le rassicurazioni di Stellantis sui programmi industriali in Italia lasciano le rappresentanze sindacali con alcuni punti positivi, ma anche alcune zone d’ombra. Se da un lato il gruppo conferma investimenti e nuovi modelli in arrivo, dall’altro restano alcuni criticità sugli impianti produttivi, in particolare quello di Cassino.
Strategie industriali e nuovi modelli
A illustrare la strategia è stato Emanuele Cappellano, responsabile europeo di Stellantis, chiamato a spiegare ai rappresentanti dei lavoratori come il piano Fastlane 2030 verrà tradotto sul territorio nazionale. Il gruppo ha ribadito di non prevedere chiusure e ha indicato l’Italia come uno dei nodi centrali della propria organizzazione produttiva europea.
“I nostri impegni sull’Italia sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo”
Presentato il 22 maggio, il piano industriale prevede investimenti globali per oltre 60 miliardi di euro entro il 2030. La parte più consistente delle risorse (60%) sarà destinata ai marchi e ai nuovi modelli, mentre il resto (40%) servirà soprattutto a finanziare piattaforme comuni e sviluppo tecnologico. Una fetta importante degli investimenti resterà in Europa, dove il gruppo punta ad aumentare i ricavi del 15% entro il 2030.
Il confronto con i sindacati ha preceduto l’audizione dell’amministratore delegato Antonio Filosa in Parlamento, in calendario mercoledì 17 giugno. In quella sede il gruppo sarà chiamato a fornire ulteriori indicazioni sul piano e, soprattutto, sulla sua applicazione concreta in Italia.
Da qui al 2030, Stellantis investirà cinque miliardi di euro in ricerca e sviluppo. Sono previste anche nuove assunzioni nel settore ingegneristico e un rafforzamento della filiera italiana. Il management sostiene che alcuni indicatori abbiano già cominciato a muoversi nella direzione giusta.
“I segnali sono incoraggianti: crescita della domanda, aumento della quota di mercato, produzione in recupero e riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti”
La distribuzione delle attività produttive dovrebbe seguire una specializzazione: Pomigliano sarà legata all’elettrico accessibile, Mirafiori alle auto di piccole dimensioni, Atessa ai veicoli commerciali. Melfi, Modena e Cassino dovrebbero invece concentrarsi sui modelli di fascia medio-alta e sul lusso.
Lo stabilimento di Pomigliano ospiterà la produzione di due nuove vetture elettriche a partire dal 2028. Mirafiori continuerà a puntare sulla Fiat 500, sia elettrica sia ibrida, mentre a Melfi restano in programma quattro modelli. Ad Atessa, infine, il gruppo intende proseguire con gli investimenti dedicati agli e-van.
Il piano ha raccolto qualche apertura, soprattutto da parte della Uilm.
“Il piano riporta l’azienda con i piedi per terra”
Il nodo di Cassino
Il nodo più difficile resta però Cassino.La produzione è ancora ridotta e molto dipenderà dalle prossime scelte su Alfa Romeo e Maserati. I sindacati, però, vogliono sapere quali modelli arriveranno, quando e con quali volumi. La Fiom ha mantenuto una posizione nettamente critica.
“I dubbi e le criticità del piano industriale presentato il 22 maggio sono tutte confermate. Nessuna novità sostanziale è stata annunciata. Nemmeno per quanto riguarda lo stabilimento di Cassino che certamente è quello maggiormente in difficoltà e per il quale bisognerà attendere dicembre”
La Fim Cisl vede qualche elemento positivo, ma non considera il confronto concluso. Nonostante riconosca dei “passi avanti”, Ferdinando Uliano adotta un giudizio cauto: attende delle risposte tangibili sulla tenuta del lavoro e dei siti produttivi.