• 15 Giugno 2024 6:53

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Ssangyong, la storia e le curiosità della Casa coreana

Giu 11, 2024

Che le Case coreane siano ormai presenti sul mercato europeo con modelli in grado di competere ad armi pari con quelli realizzati dai costruttori storici è un dato di fatto. Basti pensare alla Hyundai, impegnata anche nel Mondiale Rally con la i30 N, o alla Kia, in grado di invadere le strade con le sue vetture frutto di alta tecnologia e design futurista. Tra i costruttori coreani è curiosa la storia, a tratti travagliata, della Ssangyong.

I due dragoni nel logo del brand

Il nome Ssangyong forse non dirà molto al pubblico generalista, ma chi segue con attenzione il mondo automotive è a conoscenza dell’importanza del marchio che ha nel logo quanto di più orientale si possa immaginare: due dragoni stilizzati. La storia della Ssangyoung è stata piuttosto travagliata già dagli inizi quando la Casa coreana, nata nel 1954 col nome di Hadonghwan Motor Company, focalizza la sua produzione sulle Jeep per l’esercito statunitense.

Un secondo cambio di nome avviene nel 1963 quando dalla fusione con la Dongbang Motor Co. nasce la Dong-hwan Motor Co. Sarà però necessario attendere fino al 1976 per vedere realizzato un modello realizzato internamente e differente dall’iconica Jeep, per poi arrivare sino al 1988 per vedere il nome Ssangyong applicato sulle vetture del gruppo acquistato dalla Ssangyong Business Group.

Nel 1991 la Casa coreana trova un accordo tecnico commerciale con Mercedes. Potendo accingere alla meccanica delle vetture del costruttore di Stoccarda, nasce la Musso un SUV destinato al mercato interno caratterizzato da uno stile imponente e da motori Mercedes sotto al cofano. La vettura, entrata in produzione nel 1993, è rimasta in listino sino al 2005 per poi essere sostituita dalla Ssangyong Rexton.

Le tribolazioni societarie

Nonostante l’accordo con Mercedes, le vicende societarie della Ssangyong non hanno fatto dormire sonni tranquilli ai suoi manager. Nel 1997 la Ssangyong viene acquisita dalla Daewoo, brand coreano divenuto popolare anche in Europa tra la fine degli anni 90 ed i primi anni 2000, ma il tracollo finanziario di quest’ultima ha avuto come conseguenza quella di trascinare nel baratro anche la Casa dei due dragoni.

Nel 2004 la Ssangyong viene quindi acquistata dalla cinese SAIC che ne rileva il 51% delle quote, ma anche in questo caso la stabilità della situazione non è sotto controllo e ben presto, nel 2009, scoppia un fragoroso contenzioso tra le due società che si risolve per la Casa coreana con l’acquisto delle quote di SAIC nel 2010 da parte della Mahindra. Con la nuova proprietà indiana la situazione migliora notevolmente.

Un nuovo proprietario e un nuovo nome

La presenza di Mahindra è stata però breve. Il gruppo indiano, infatti, ha fatto un passo indietro lasciando sull’orlo del precipizio la Ssangyong e soltanto nel 2022 il costruttore coreano, dopo aver evitato la bancarotta, è stato acquistato da un consorzio denominato KG Group. Alla fine dello stesso anno è stato completato il processo di risanamento aziendale della Casa, ed una volta sistemata la situazione finanziaria si è potuto pensare al futuro.

Le intenzioni della nuova proprietà sono decisamente aggressive ed il cambio di nome della Casa ne è la dimostrazione. KG Group ha infatti rinominato la Ssangyong in KG Mobility e negli scorsi mesi ha diffuso le immagini di un SUV elettrico, il Torres EV-X, che nelle intenzioni dovrebbe consentire alla Casa di andare all’assalto anche di quella nicchia di mercato riservato ai veicoli a zero emissioni.

Ad oggi la ex Ssangyong vede in listino 5 modelli: Tivoli, Rexton, Rexton Sports XL, Korando e Torres. Ovviamente, in linea con la storia della Casa coreana, questi sono tutti SUV – ad eccezione della Rexton Sports XL che è un pick up – e sono tutti dotati di motorizzazioni termiche. L’arrivo dell’elettrico potrà consentire alla ex Ssangyong di attualizzarsi e continuare la sua storia nel mondo automotive.

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