AGI – Dopo un lungo periodo lontano dalle cronache, torna a parlare Raffaele Sollecito. Lo fa in una lunga intervista a Francesca Fagnani per Belve Crime, raccontando alcuni dettagli inediti della sua vicenda e rivelando di sentirsi ancora additato come un sospetto assassino nonostante la ormai decennale assoluzione dal “delitto di Perugia”: «Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole», dice Sollecito nel corso dell’intervista nella quale ha raccontato alla giornalista anche le pressioni psicologiche e le «intimidazioni» subite nei primi interrogatori in questura.
“Mi hanno detto: ti conviene firmare questa frase perché ti può aiutare. Tutto questo dopo che i poliziotti mi avevano minacciato e senza che fosse presente un mio avvocato”, racconta Sollecito.
Il delitto di Perugia è una vicenda tra le più dibattute degli ultimi anni, da quando, la mattina del 2 novembre 2007, il corpo della studentessa inglese Meredith Kercher fu ritrovato senza vita, straziato dalle coltellate, in un appartamento del capoluogo umbro.
A finire sotto la lente degli investigatori furono subito una coinquilina della vittima, la studentessa americana Amanda Knox, e il suo ragazzo, lo studente pugliese di ingegneria informatica Raffaele Sollecito. I due giovani, 23 e 20 anni all’epoca del delitto, sono stati assolti nel 2015 dopo 4 anni di carcerazione preventiva e una battaglia giudiziaria che solo dopo 8 anni ha riconosciuto come unico responsabile accertato dell’omicidio l’ivoriano Rudy Guede.
“Moltissime persone credono che io abbia pagato troppo poco – sostiene Sollecito sullo sgabello di Belve Crime – il 70% crede che io sia colpevole», cosa che secondo Sollecito, che oggi vive tra Berlino e la Puglia e lavora come ingegnere informatico, ha ancora delle ripercussioni sulla sua vita. “Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava”.
I primi interrogatori e le frasi contestate
Incalzato da Francesca Fagnani sui motivi che potrebbero continuare ad alimentare un’idea colpevolista nei suoi confronti, Sollecito torna a parlare dei primi giorni dell’indagine quando alcuni repentini cambi nelle dichiarazioni avevano convinto gli inquirenti che cercasse di sottrarsi alle proprie responsabilità e volesse coprire Amanda Knox.
La giornalista ricorda a Sollecito che durante uno dei primi colloqui in questura aveva fatto marcia indietro: «Lei dice: vi ho riferito nel precedente verbale un sacco di caz… Perché Amanda mi aveva convinto della sua versione dei fatti e non ho pensato alle incongruenze».
“Quella frase non la dico io” spiega Sollecito e, riferendosi ai poliziotti che lo interrogavano, prosegue: “Mi hanno detto: ti conviene firmare questa frase perché ti può aiutare. Tutto questo dopo che i poliziotti mi avevano minacciato e senza che fosse presente un mio avvocato”.
“Mi hanno minacciato”: il racconto della notte in questura
Che cosa significa minacciato?, chiede Fagnani. «Sono stato in questura tutta la notte – risponde Sollecito – ero lì per dare chiarimenti, senza essere indagato. Ma quando sono arrivato mi hanno messo la luce in faccia e, oltre a intimidirmi, uno dei poliziotti mi ha detto: se ti alzi da questa sedia ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue. Mi hanno detto che stavo continuando a proteggere quella “vacca”… mi dicevano – continua Sollecito – che sarei stato tutta la vita in carcere».
Fagnani chiede a Sollecito della nota foto del bacio tra i due fidanzati nelle immediatezze del rinvenimento del corpo della studentessa britannica. «L’hanno tanto criticata per quello scatto…»
“È stata una manipolazione – sostiene Sollecito – io volevo solo tranquillizzare Amanda con un bacio sulle labbra”.
E torna poi a parlare della fine della relazione con la studentessa americana: «Dopo un po’ di tempo le scrissi una lettera in carcere e lì trovai il muro. Ci ho sofferto».
L’isolamento in carcere e la paura di impazzire
Nel corso dell’intervista Sollecito ripercorre i momenti della detenzione in isolamento quando ha cominciato a dare segni di squilibrio psichico. “Ha detto di aver avuto una specie di deprivazione sensoriale, che certe volte non si rendeva nemmeno conto di essere nudo o vestito” ricorda la giornalista.
“Sì – conferma Sollecito – Ho avuto paura di impazzire”.