Ritorno a Lampedusa

GERE, 30 ANNI

“La strada per integrarsi è lunga ho un sogno, ma lo tengo per me”

Gere ragiona così. “Mi chiedete se mi sento integrato, in Svezia dove vivo ormai da un paio di anni: la risposta è abbastanza. Devo ancora migliorare l’uso della lingua, ambientarsi non è facile per nessuno. Alla fine succede che noi eritrei ci frequentiamo solo tra di noi. Gli svedesi ci trattano bene, non sento insofferenza, ma sanno anche come mantenere le distanze”. E così. “Mi chiedete se mi sento europeo: la risposta non ce l’ho, sono io che sono venuto in Europa, non l’Europa che è venuta in Africa”. Gere ha 30 anni, e poca voglia di parlare. E di ricordare quello che è stato, per lui, il 3 ottobre. Di nuovo a Lampedusa, passa la gran parte del tempo con lo sguardo basso sul telefonino, a chattare con qualcuno rimasto a Stoccolma. Si scioglie un po’ quando si abbraccia con Piera Macaluso, all’aeroporto. Ma solo in quel momento. Per il resto, rimane sulle sue. Ha trovato un lavoro, in Svezia, che gli permette di inviare anche qualche soldo a chi è rimasto in Eritrea. “Un grande sogno? Tutti ne hanno uno. Anch’io ce l’ho, ma lo tengo per me”.

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