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Povertà, al Sud più italiani che stranieri nei centri Caritas. Sempre più giovani indigenti

Ott 17, 2016

Sono soprattutto gli stranieri a chiedere aiuto ai Centri di Ascolto della Caritas, ma per la prima volta, nel 2015, al Sud la percentuale degli italiani ha superato di gran lunga quella degli immigrati. una delle novit del Rapporto 2016 della Caritas sulla povert. Insieme a un’altra: l’aumento dei giovani indigenti. Il vecchio modello di povert italiano, che vedeva gli anziani pi indigenti, non infatti pi valido: oggi la povert assoluta risulta inversamente proporzionale all’et, cio diminuisce all’aumentare di quest’ultima.

Povert in aumenta con diminuire dell’et

Partendo dagli ultimi dati Istat, che segnalano l’esistenza in Italia di 1 milione e 582 mila famiglie povere per un totale di quasi 4,6 milioni di individui – il numero pi alto dal 2005 – il dossier mette in luce l’elemento inedito dell’avanzata dei giovani poveri: 10,2% l’incidenza della povert assoluta tra i

18-34enni, che cala all’8,1% per la fascia 35-44 e cos via diminuendo fino al 4% dei over 65. E ci si spiega col fatto che la persistente crisi del lavoro ha penalizzato e sta ancora penalizzando soprattutto i giovani e giovanissimi in cerca di occupazione e gli adulti rimasti senza impiego.

Al Sud pi italiani che stranieri nei centri Caritas

Se a livello nazionale il peso degli stranieri continua a essere maggioritario (57,2%), nel Mezzogiorno gli italiani hanno compiuto il “sorpasso” e sono al 66,6%. Le percentuali sono invertite al Nord, dove gli italiani sono il 34,8% e gli stranieri il 64,5%, e al Centro dove gli italiani sono il 36,2% e gli stranieri il 63,2%. I centri Caritas sono 1.649, dislocati su 173 diocesi. Nel corso del 2015, si legge nel rapporto, le persone incontrate nei centri inclusi nella rilevazione sono state 190.465 (in media circa 115 persone a centro).

Rispetto al genere, il 2015 segna un altro importante cambio di tendenza quanto alle persone assistite; per la prima volta risulta esserci una sostanziale parit di presenze tra uomini (49,9%) e donne (50,1%), a fronte di una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile. L’et media delle persone che si sono rivolte ai Centri Caritas 44 anni. Tra i beneficiari dell’ascolto e dell’accompagnamento prevalgono le persone coniugate (47,8%), seguite dai celibi o nubili (26,9%). Il titolo di studio pi diffuso la licenza media inferiore (41,4%); a seguire, la licenza elementare (16,8%) e la licenza di scuola media superiore (16,5%). I disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8% del totale

Le cause pi frequenti di richiesta di aiuto

I bisogni pi frequenti che hanno spinto a chiedere aiuto sono perlopi di ordine materiale: spiccano i casi di povert economica (76,9%) e di disagio occupazionale (57,2%), ma non sono trascurabili anche i problemi abitativi

(25,0%) e familiari (13,0%). E sono frequenti le situazioni in cui si cumulano due o pi ambiti problematici.

Nel 2015 migranti a quota 7.770 nei centri Caritas

Sono 7.770 i profughi e richiedenti asilo che si sono rivolti ai Centri di ascolto della Caritas nel corso del 2015. Si tratta per lo pi di uomini (92,4%), con

un’et compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), provenienti soprattutto da Stati africani e dell’Asia centro-meridionale. Queste persone, sottolinea il dossier Caritas, sono spesso analfabeti (26%) o di modesta scolarit (licenza elementare 16,5%, licenza di scuola media inferiore 22,8%). In termini di bisogno prevalgono le situazioni di povert economica (61,2%), ma alto anche il disagio abitativo, sperimentato da oltre la met dei profughi intercettati (55,8%). Tra i profughi proprio la mancanza di casa la necessit pi comune; seguono le situazioni di precariet o inadeguatezza abitativa e di sovraffollamento.

Secondo l’organismo pastorale della Cei, in risposta al forte incremento della povert assoluta in Italia l’unica strada quella di un Piano pluriennale di contrasto, che porti all’introduzione di una misura universalistica contro la povert assoluta. E’ inoltre urgente attivare politiche del lavoro tese

a contrastare la disoccupazione, in particolare quella giovanile e promuovere percorsi di studio e formazione per i giovani

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