• 8 Maggio 2026 12:43

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Ponte sullo Stretto, il decreto Commissari diventa legge: cosa succede ora

Mag 8, 2026

Con 160 sì, la Camera dei Deputati ha ufficialmente approvato il decreto Commissari, che ora diventa legge. Un provvedimento nato con l’intenzione di accelerare la realizzazione delle grandi opere strategiche italiane, prima tra tutte il Ponte sullo Stretto. Un tema che torna centrale nel dibattito italiano, soprattutto in un periodo in cui le infrastrutture vengono viste come uno strumento per rilanciare economia, occupazione e competitività.

Il decreto Commissari

Al centro della nuova legge è la figura del commissario straordinario. Ruolo con l’obiettivo di rendere rapido il processo decisionale e limitare gli ostacoli burocratici che ha riscontrato il progetto del Ponte sullo stretto di Messina.

Entrando nel dettaglio, gli amministratori delegati di Anas e RFI assumono il ruolo di commissari straordinari per alcune delle principali opere stradali e ferroviarie nazionali. Questo significa avere poteri più ampi per coordinare autorizzazioni, accelerare gli iter amministrativi e intervenire direttamente in caso di blocchi procedurali.

La novità riguarda anche i commissari già nominati: in molti casi saranno sostituiti direttamente dagli amministratori delegati delle società pubbliche coinvolte, così da unificare il coordinamento dei lavori e rendere più lineare la gestione dei cantieri.

Per il Ponte sullo Stretto, il decreto rappresenta quindi un ulteriore passo avanti concreto. Dopo anni di annunci, stop, ripartenze e polemiche politiche, il progetto entra in una fase in cui Roma vuole imprimere un’accelerazione evidente.

Non solo Ponte

Nonostante il Ponte sullo Stretto sia il simbolo mediatico del provvedimento, il decreto coinvolge molte altre opere strategiche sparse in tutta Italia. Tra i temi centrali c’è la messa in sicurezza del traforo del Gran Sasso e delle autostrade A24 e A25, infrastrutture considerate fondamentali per i collegamenti tra Lazio e Abruzzo.

Il testo interviene anche sulla gestione dei commissari incaricati delle opere legate agli Europei di calcio UEFA 2032, evento che richiederà importanti investimenti in mobilità e infrastrutture urbane. Spazio inoltre ai progetti ferroviari seguiti da Rete Ferroviaria Italiana, alla realizzazione della linea C della metropolitana di Roma e alle misure dedicate alla salvaguardia della laguna di Venezia.

In sostanza, il Governo vuole utilizzare il decreto come una sorta di corsia veloce per tutti quei progetti considerati strategici per il futuro del Paese.

La soddisfazione del Mit

Dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il tono è naturalmente positivo. In una nota ufficiale, il Mit ha parlato di una “svolta” per infrastrutture decisive per il Paese, citando non soltanto il Ponte sullo Stretto, ma anche il Mose di Venezia, la nuova diga di Genova e gli interventi sulla rete ferroviaria e autostradale. Secondo il Ministero, il decreto consentirà di trasformare le opere pubbliche in un vero motore di sviluppo economico, migliorando allo stesso tempo sicurezza e manutenzione delle infrastrutture esistenti.

Il punto centrale, dal punto di vista politico, è anche un altro: il Governo ribadisce che il provvedimento non comporterà nuovi oneri per la finanza pubblica, almeno nella fase iniziale. Resta però aperto il tema delle risorse necessarie per completare opere enormi come il Ponte sullo Stretto, un progetto che continua a dividere opinione pubblica ed esperti tra entusiasmo e scetticismo.

Da una parte c’è chi lo considera un’infrastruttura capace di cambiare il Sud Italia, migliorando collegamenti, turismo e logistica. Dall’altra, chi ritiene prioritarie altre emergenze infrastrutturali del Paese, dalla manutenzione delle strade locali ai trasporti regionali. Di certo, con l’approvazione definitiva del decreto, il Governo manda un messaggio chiaro: sulle grandi opere vuole accelerare. E il Ponte sullo Stretto torna ancora una volta al centro della scena politica italiana.

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