• 28 Settembre 2021 22:08

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Perché fare ricerca nelle pseudoscienze è uno spreco di tempo e risorse

Ago 4, 2021

Un argomento in gran voga tra i sostenitori delle pseudoscienze suona grosso modo così: prima di sapere se qualcosa sia vero o falso, bisogna sperimentare; chi si oppone alla sperimentazione di una certa particolare teoria, sulla base del fatto che questa è irrimediabilmente in conflitto con quanto oggi si sa, sta contraddicendo i princìpi stessi della scienza, impedendo la possibilità di scoperte rivoluzionarie; è quindi giusto che il denaro pubblico sia usato per verificare il funzionamento di agro-omeopatia, di biodinamica o di qualunque altra ipotetica costruzione mentale, per quanto possa apparire strampalata e contraddica ciò che già si sa. In realtà, non è così che funzionano le cose.

  

Finanziereste un progetto di ricerca per verificare se esistono triangoli rettangoli in cui il quadrato costruito sull’ipotenusa non abbia area pari alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti, ripetendo innumerevoli misure su triangoli rettangoli, assunta per vera la geometria euclidea? No, è escluso che il teorema di Pitagora possa risultare falso, se si accettano i postulati di Euclide. Naturalmente è sempre possibile inventare postulati diversi e ricavare geometrie diverse da quella euclidea in cui il teorema di Pitagora non valga; ma se si assumono quei postulati, cercare di identificare sperimentalmente in una università deviazioni da quel teorema non rientra nel novero di ciò che chiameremmo progetto di ricerca.

  

Nelle scienze sperimentali, ai postulati matematici, assunti per libera scelta, possiamo sostituire delle leggi generali, dalle quali è possibile derivare in maniera logico-matematica i modelli che descrivono il maggior numero possibile di fenomeni del mondo reale e che prevedono, almeno su base statistica, l’evoluzione nel tempo delle caratteristiche che ci interessano di una data porzione di realtà. Nel caso delle scienze sperimentali, non vi sono postulati alternativi tra cui scegliere: vi è un insieme determinato di leggi generali, le quali sono in grado di darci la più potente e completa descrizione dell’universo conosciuto; il che non significa che questa descrizione sia definitiva e omnicomprensiva, ma solo che è la migliore di cui disponiamo attualmente.

  

Adottare leggi diverse è possibile, a condizione che il nuovo insieme di leggi ci fornisca una descrizione ancora più potente, elegante o completa del precedente. Più fenomeni predetti; un maggior dettaglio e una maggior precisione delle previsioni ottenute; una maggiore universalità delle descrizioni, che riunificano fenomeni disparati, prima trattati separatamente; fenomeni precedentemente privi di descrizione e spiegazione, che trovano invece posto nel funzionamento dei nuovi modelli; queste e altre sono le caratteristiche che devono essere dimostrate quando si intende sostituire una delle provvisorie leggi scientifiche con cui interpretiamo la realtà.

  

Le pseudoscienze basate sull’omeopatia, come la biodinamica o la nuovissima agro-omeopatia sistemica bolognese, hanno alla base ancora oggi le leggi inventate da Hahnemann secoli fa; queste sono contraddittorie e alternative all’attuale descrizione scientifica dell’universo.

  

Per poter rivestire un interesse tale da giustificare l’indagine sperimentale, le leggi di Hahnemann dovrebbero possedere alcune delle caratteristiche illustrate, nel senso che dovrebbero darci, se fossero vere, una descrizione del mondo che abbia potenzialmente dei vantaggi rispetto a quella attuale. Invece, l’omeopatia, come qualunque altra pseudoscienza, non è in grado di portare luce su nessun fatto nuovo, che non sia già spiegato; dove per fatto si intende non una soggettiva sensazione che qualcosa sia vero, ma una misurabile caratteristica di un sistema sotto osservazione.

  

Di converso, se assumessimo come vere le leggi di Hahnemann, molti dei fenomeni che spieghiamo perfettamente con l’attuale modello di funzionamento dell’universo che chiamiamo scienza moderna non avrebbero spiegazione coerente e in grado di fornire previsioni riproducibilmente accurate. L’omeopatia, da un punto di vista scientifico, è inutile, superata e sterile, in tutte le sue forme; in coerenza con le nostre aspettative generate dal fatto che per funzionare richiederebbe una violazione della Chimica e della Fisica attuali, sottoposta a sperimentazione in cieco e senza bias statistici, non funziona. Funziona però benissimo nel venire incontro alle aspettative di quella maggioranza di persone che ha bisogno di miti e non è preparata ad assumere le conseguenze inerenti alla visione scientifica del mondo; a queste persone dà una risposta che la scienza non può dare, il che è ben sfruttato dal mercato.

  

Ciò, tuttavia, così come non può giustificare nelle università la ricerca sperimentale delle violazioni del teorema di Pitagora in geometria euclidea, allo stesso modo non può sostenere la verifica del funzionamento in campo dei riti biodinamici o di preparati omeopatici, come si è fatto con denaro pubblico all’Università di Bologna e in altre università, e come ancor più si farà dopo l’approvazione della legge sul biologico.

  

Abbiamo bisogno che nei dipartimenti scientifici si insegni e si pratichi la scienza, non costruzioni superate e incapaci di produrre qualcosa di meglio di ciò che vorrebbero sostituire. Sperimentare a caso e senza costrutto non è attività utile al progresso della conoscenza, bensì è dissipazione di tempo e risorse; e questa è la differenza fra la libertà di ricerca scientifica, garantita dalla Costituzione, e lo spreco di denaro pubblico.
 

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