Il messaggio per il mondo che soffre una guerra globale combattuta a pezzi affrontare le sfide del futuro con la nonviolenza, come stile di una politica di pace. Lo scrive Papa Francesco nel messaggio per la 50esima Giornata Mondiale della Pace che si celebrer il prossimo 1 gennaio 2017. Il messaggio – firmato da Francesco l’8 dicembre e reso noto oggi dalla sala stampa – riporta in primo piano il tema della nonviolenza come metodo politico cos come fu adottato da Ghandi e Martin Luther King, ma anche da Madre Teresa.

Che siano la carit e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri – spiega il Pontefice – nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti pi credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale – aggiunge il Papa – possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme.

La violenza porta anche a migrazioni forzate

Il Papa – che ha affrontato questi temi nei suoi documenti fondamentali, da Evangelii Gadium a Laduato Si, fino ad Amoris Laetitia – ricorda: Il secolo scorso stato devastato da due guerre mondiali micidiali, ha conosciuto la minaccia della guerra nucleare e un gran numero di altri conflitti, mentre oggi purtroppo siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi. Non facile sapere se il mondo attualmente sia pi o meno violento di quanto lo fosse ieri, n se i moderni mezzi di comunicazione e la mobilit che caratterizza la nostra epoca ci rendano pi consapevoli della violenza o pi assuefatti ad essa. In ogni caso, questa violenza che si esercita a pezzi, in modi e a livelli diversi, provoca enormi sofferenze di cui siamo ben consapevoli: guerre in diversi Paesi e continenti; terrorismo, criminalit e attacchi armati imprevedibili; gli abusi subiti dai migranti e dalle vittime della tratta; la devastazione dell’ambiente. A che scopo? La violenza permette di raggiungere obiettivi di valore duraturo? Tutto quello che ottiene non forse di scatenare rappresaglie e spirali di conflitti letali che recano benefici solo a pochi “signori della guerra”? La violenza non la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poich grandi quantit di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficolt, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, pu portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti.

Abolire le armi nucleari

Insomma, la nonviolenza talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passivit, ma in realt non cos. Quando Madre Teresa ricevette il premio Nobel per la Pace nel 1979, dichiar chiaramente il suo messaggio di nonviolenza attiva: Nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri. Per il Papa se l’origine da cui scaturisce la violenza il cuore degli uomini, allora fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia. una componente di quella gioia dell’amore che ho presentato nello scorso marzo nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, a conclusione di due anni di riflessione da parte della Chiesa sul matrimonio e la famiglia. La famiglia l’indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell’altro, la misericordia e il perdono.

Inoltre – scrive Francesco – un’etica di fraternit e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non pu basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilit, sul rispetto e sul dialogo sincero. In questo senso, rivolgo un appello in favore del disarmo, nonch della proibizione e dell’abolizione delle armi nucleari: la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca assicurata non possono fondare questo tipo di etica.

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