OnePlus ha svelato la sua nuova punta di diamante: 3T, un dispositivo che prende il meglio del precedente top di gamma e lo migliora con piccoli ma concreti aggiornamenti. Nello specifico, si è partiti da OnePlus 3, sfruttato il design della scocca in alluminio e cambiato poche componenti: il System On Chip e la fotocamera anteriore. Qualcuno direbbe anche la memoria, che in realtà viene proposta adesso in due configurazioni: 64 e 128 GB, e la batteria che da 3000 mAh è passata a 3400 mAh. Ma questo, dovendo sfruttare la scocca, è stato un artifizio elettronico.

È stato cambiato solo il voltaggio: da 4.35 v a 4.4 v con un conseguente aumento della capacità della batteria del 13%. Esattamente i 400 mAh in più che incantano gli utenti promettendo un’autonomia sensibilmente migliore. Forse anche di più se si considera che lo Snapdragon 821, il nuovo SoC che è anche più performante grazie alla CPU “pompata” a 2.35 Ghz, consuma meno perché ottimizzato meglio. Poco importa, invece, se la fotocamera anteriore da 8 passa a 16 MegaPixel. Gli scatti, i selfie anzi, in condizioni di buona luce saranno praticamente identici.

Diventeranno però peggiori quando la luce sarà poca ed il rumore aumenterà. Il tutto offerto ad un prezzo ancora appetibile, la stessa arma vincente che ha decretato il successo di OnePlus 3: 439 euro per la versione con 64 GB di memoria e 479 euro per la versione con 128 GB di memoria. Prezzi validi per l’Italia, che è tra quelli con la maggiore tassazione. Un dispositivo, dunque, che nasce (o nascerebbe) dalla filosofia del detto “Never Settle“, che in italiano equivale a “mai accontentarsi”.

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Mai accontentarsi se si può avere di più. Lo ha detto la stessa azienda cinese alle maggiori redazioni internazionali, spiegando che si è sentita la necessità di offrire agli utenti un prodotto aggiornato con le ultime novità high tech, senza stravolgere prezzi e produzione. Quest’ultima perché dipende comunque da un’azienda che, per quanto nota, non ha la capacità produttiva dei brand più blasonati. OnePlus 3T è pertanto il frutto di un esperimento voluto dalla società cinese per i suoi utenti.

Un mix con cui non solo farsi belli agli occhi dei propri appassionati ma anche risolvere un problema produttivo di non poco conto. OnePlus, lo abbiamo già scritto e lo ha detto la stessa dirigenza, è una realtà piccola e che fa fatica a gestire i numerosi ordini che sono scaturiti dal successo mondiale di OnePlus 3. Si hanno difficoltà ad accontentare tutti e a lavorare con i fornitori soprattutto se quest’ultimi non hanno idea del volume di spedizioni ai quali possono e devono arrivare.

Uno stop di qualche mese che consenta di dare ossigeno all’azienda e agli stessi fornitori diventa conveniente. Se poi le componenti dei fornitori cambiano perché si aggiornano e quindi sono disponibili in un numero maggiore alle precedente, conviene il doppio. Anzi il triplo se si considera che a giovarne ci sono anche gli utenti. Peccato che questo discorso sia solo l’ultimo tassello di uno scenario più grande, che riguarda non solo OnePlus ma anche tanti altri produttori di smartphone, piccoli e grandi.

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Stiamo parlando della “necessità” (abbiamo volutamente virgolettato) di lanciare un nuovo smartphone, anzi un top di gamma, con un intervallo sempre più breve. Dai 14/12 mesi di qualche anno fa si è arrivati a intervalli generazionali di 6 mesi. Solo 5 mesi nel caso di OnePlus 3T. Ma allora dove sta il problema? Non stiamo forse esagerando? Si, dico a noi, tutti noi consumatori. Se le aziende si preoccupano di aggiornamenti hardware così imminenti, perché solo di questi si tratta visto che l’estetica rimane praticamente immutata, la colpa è anche nostra.

Lo stesso vale per la massima saturazione dei mercati di smartphone più importanti come quello europeo e statunitense e non potrebbe essere diversamente. Certo, sono anni che le aziende sfornano un prodotto all’anno, ora quasi ogni sei mesi, l’obsolescenza programmata è prassi. Ma sono anche gli utenti finali a far parte di questa macchina, sono loro che continuano ad acquistare con ansia ogni nuovo modello. L’ansia, l’affannosa agitazione interiore provocata, in questo caso, dall’irrefrenabile voglia di avere e possedere l’ultimo “gioiello” high tech. A qualunque costo, anche dopo aver speso diverse centinaia di euro per il modello precedente che con tutta probabilità rimarrà un dispositivo supportato almeno per due anni.

È proprio il caso di OnePlus 3 e 3T, con il primo che nonostante la sua uscita obbligata dalla produzione e commercializzazione, per favorire il fratello quasi gemello venduto ad un prezzo più alto, continuerà ad essere aggiornato regolarmente e soprattutto simultaneamente al suo gemello con il quale condivide lo stesso kernel. Due telefoni identici, dunque, anche nel software: perché allora agitarsi così tanto? Durante la presentazione live dello smartphone sono stati quasi 17.000 i commenti e molti di questi negativi da parte di utenti frustrati, che si sono sentiti traditi.

OnePlus 3T, i commenti nevativi durante il liveOnePlus 3T, i commenti nevativi durante il live OnePlus su Facebook

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Un sentimento, quello della frustrazione, ancora una volta pilotato dall’ansia che scaturisce dopo aver preso di conoscenza di non essere più in possesso di quanto di meglio offre il mercato. Un mercato che non è solo saturo ma completamente pilotato e non solo dalle aziende ma dagli utenti che con questi modi di fare e la loro agitazione, chiedono alle aziende semplicemente di accontentarli. Che adesso i brand stiano esagerando è un altro discorso ma di sicuro agitarsi e poi acquistare non è una mossa che invertirà il trend. A voi i giudizi.

OnePlus 3T contro OnePlus 3, caratteristiche a confrontoOnePlus 3T contro OnePlus 3, caratteristiche a confronto IBTimes Italia/Marco Serra