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Oltre 29 miliardi sottratti ai portafogli mafiosi

Nov 23, 2016

Centesimo pi centesimo meno, da 25 anni a questa parte, ogni giorno che Dio ha mandato in terra, la Dia ha sequestrato o confiscato in media oltre 3 milioni alla criminalit organizzata. Un conteggio parziale, che si arricchisce quasi ogni giorno di nuovi colpi ai patrimoni illeciti, senza contare gli arresti o le segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.

Valori dei sequestri e delle confische dal 1992 – al 30/06/2016

I valori dei beni sequestrati e confiscati sono espressi in euro
Organizzazioni Sequestri (art. 321 cpp) Confische (D.L.306/1992 art.12 sexies) Sequestri (DLgs 159/2011) Confische (DLgs 159/2011)
Cosa Nostra 1.887.460.080 86.472.690 9.726.729.092 4.514.714.969
Camorra 2.752.656.923 438.806.856 2.749.290.839 915.799.359
‘Ndrangheta 599.009.959 326.891.926 2.114.866.628 1.647.730.262
Crim.Org.Pugl. 74.840.293 39.230.129 121.521.926 102.957.126
Altre 627.336.000 31.392.427 474.440.142 261.489.377
Totali 5.941.303.255 922.794.028 15.186.848.627 7.442.691.093

Detto diversamente, dal 1992 , l’anno in cui la Direzione investigativa antimafia, istituita da una legge del ’91, cominci ad operare, tra sequestri e confische (preventive e no) sono stati sottratti a cosche e clan oltre 29,3 miliardi (di cui, pi precisamente, oltre 21 miliardi in sequestri e otto in confische). Una cifra che, per capirci, superiore al Pil annuo di Paesi come l’Estonia o la Lettonia.

Neppure a dirsi, questo organismo investigativo interforze, gi pianificato dai giudici di Palermo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha colpito in questi 25 anni pi duramente Cosa nostra e ‘ndrangheta, organizzazioni criminali che da troppo tempo, grazie al narcotraffico, danno del tu ai cartelli malavitosi mondiali, alla politica di ogni colore, ai professionisti al soldo e a quella imprenditoria che rinuncia al proprio ruolo di motore economico e sociale. Non a caso la Dia, nel rapporto sul primo semestre 2015, ha sottolineato come l’utilizzo delle societ con capitali “ibridati” – vale a dire imprenditoria mafiosa o sua diretta emanazione – diventa il momento chiave che consente all’organizzazione criminale di affacciarsi sul mercato internazionale, con il coinvolgimento di Paesi offshore o dei cosiddetti paradisi fiscali, con finalit di riciclaggio o di reinvestimento di proventi illeciti.

Oggi, alla presenza tra gli altri del presidente del Senato Pietro Grasso, del direttore della Dia Nunzio Antonio Ferla, del capo della Dna Franco Roberti, dei vertici di Polizia, Carabinieri e Gdf Franco Gabrielli, Tullio Del Sette e Giorgio Toschi e dei ministri della Giustizia e dell’Interno Andrea Orlando e Angelino Alfano, la Dia celebra a Palazzo Madama i primi 25 anni di vita. Trascorsi tra molti successi, dolorose ferite e diverse polemiche sul suo ruolo, che non hanno mancato di coinvolgere anche magistrati di lunghissima esperienza antimafia.

per questo che alla Dia, oggi, pi che il passato interessa il futuro, al quale si affaccia con le parole del ministro Alfano, scolpite nell’ultima relazione consegnata al Parlamento. La missione, ha detto il titolare del Viminale, quella di essere una Agenzia del fattor comune che deve continuare ad agire per il bene comune. Un ruolo, detto in altre parole, di “centralit servente” per la prevenzione e il contrasto al patrimonio economico e sociale della criminalit organizzata.

r. galullo@ilsole24ore.com

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