• 14 Giugno 2026 11:11

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Nuova identità ad auto rubate, scoperta la truffa dei veicoli clonati

Giu 14, 2026

Comprare un’auto usata è sempre un atto di fiducia. Ci si affida ai documenti, ai chilometri indicati, alla storia dichiarata dal venditore. Ma cosa succede quando quei documenti sono falsi, la storia è inventata e il veicolo che state per acquistare in realtà era rubato qualche mese prima? È esattamente quello che accadeva a Foggia, dove la Polizia Stradale ha smantellato un’organizzazione criminale dedita al riciclaggio di veicoli con un sistema tanto efficace quanto difficile da rilevare senza strumenti specifici. Il presunto sistema illecito sarebbe stato realizzato dando una nuova identità ad automobili rubate per rimetterle sul mercato come immacolate.

L’indagine, condotta dalla squadra di polizia giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale di Bari, è durata quasi due anni da luglio 2024 fino all’aprile 2026, e ha portato a risultati concreti: una decina di veicoli, molti dei quali di alta gamma a marchio Ford, Nissan, FCA, oltre a prestigiose vetture Alfa Romeo, sono stati recuperati dalla polizia per un valore di circa 100.000 euro.

Come avveniva la clonazione

Il meccanismo alla base di questa frode è più elaborato di quanto si possa immaginare. Non si trattava semplicemente di cambiare una targa o di alterare il numero di telaio con strumenti rudimentali. I componenti dell’organizzazione acquistavano a prezzi irrisori veicoli gravemente incidentati provenienti da diverse regioni d’Italia, per appropriarsi della loro identità.

Questi rottami erano preziosi non per quello che erano, ma per quello che contenevano: i dati documentali, numeri di telaio, targhe e carte di circolazione, venivano materialmente trasferiti su modelli identici, ma di provenienza furtiva, entrati nel frattempo nella disponibilità del sodalizio. In pratica, l’identità di un rottame con tutti i suoi documenti in regola, veniva travasata su un’auto rubata della stessa marca, modello e colore. Il risultato era un veicolo che sulla carta aveva una storia pulita, un chilometraggio credibile, documenti ineccepibili.

La scelta di acquistare rottami provenienti da diverse regioni d’Italia non era casuale: abbatteva il rischio che qualcuno potesse incrociare i dati del veicolo smembrato con quelli dell’auto clonata nella stessa area geografica. La distanza geografica tra i due veicoli originari rendeva più difficile collegare i puntini per chi non avesse strumenti investigativi adeguati.

Sul mercato come nuove

Una volta completata la clonazione, le auto venivano immesse sul mercato dell’usato. Anche qui, la strategia era tutt’altro che improvvisata: le auto clonate venivano vendute a ignari acquirenti attraverso l’uso di prestanome e intestatari fittizi. Questo strato aggiuntivo di anonimizzazione serviva a creare un ulteriore scudo tra gli investigatori e i vertici dell’organizzazione: chi compariva nelle carte era quasi sempre una figura di facciata, il cui nome serviva esclusivamente ad allontanare le tracce da chi gestiva davvero il sistema.

I rottami, una volta prelevata l’identità utile, venivano definitivamente smaltiti senza lasciare traccia. La scomparsa delle carcasse eliminava l’unica prova fisica che avrebbe potuto dimostrare lo scambio dell’identità, quella parte del veicolo su cui il numero di telaio originale era ancora presente. Senza rottame, senza confronto possibile.

Per chi comprava, il rischio era reale e concreto. Un veicolo clonato sembra a tutti gli effetti regolare: i documenti corrispondono, la targa combacia, la carta di circolazione è autentica. Le verifiche ordinarie che si fanno prima di acquistare un’auto usata, controllare che il numero di telaio coincida con quello sui documenti, non bastano in questi casi perché il numero di telaio fisicamente inciso sul veicolo rubato viene alterato per corrispondere a quello del rottame. Solo un’analisi tecnico-scientifica approfondita permette di rilevare l’alterazione.

Otto persone denunciate

L’attività investigativa, avvalendosi di studi sulle movimentazioni di veicoli incidentati, ha permesso di ricostruire l’intero sistema e di identificare tutti i componenti dell’organizzazione. Il bilancio finale è di due misure cautelari ai domiciliari, emesse dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura, e otto persone in tutto denunciate all’autorità giudiziaria, tra cui una donna e un cittadino straniero.

Il caso di Foggia non è isolato nel panorama italiano. La clonazione di veicoli attraverso l’acquisizione di identità documentali da rottami incidentati è una pratica già nota alle forze dell’ordine, ma la dimensione e l’organizzazione sistemica di questa operazione è un salto di qualità rispetto alle frodi più artigianali.

Per chi compra auto usate, la vicenda è un promemoria utile. Affidarsi a rivenditori certificati, richiedere un report completo della storia del veicolo tramite servizi specializzati, e chiedere a un’officina fidata di verificare l’autenticità del numero di telaio prima di firmare qualsiasi contratto: sono precauzioni che possono sembrare eccessive, ma che in certi casi fanno la differenza tra un acquisto sicuro e una truffa che si scopre solo quando arriva la polizia alla porta.

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