C’è un’immagine che riassume l’ironia e, al contempo, la crudeltà del destino industriale: nel 2021, lo storico stabilimento di Sakahogi, che per decenni aveva dato i natali alla Mitsubishi Pajero, è stato riconvertito per produrre fazzoletti e carta igienica. Sembrava il capitolo finale, un po’ malinconico, per un veicolo che ha scritto la storia del fuoristrada mondiale vendendo oltre 3,3 milioni di esemplari in quasi quarant’anni. Eppure, il deserto non ha mai smesso di chiamare. Nel silenzio dei laboratori di Tokyo, Mitsubishi ha preparato il grande ritorno: la quinta serie della Pajero è pronta a riprendersi il trono alla fine del 2026.
Nostalgia e design “Destinator”
Il racconto della nuova Pajero inizia da un’estetica che abbraccia il filone dei grandi revival moderni, affiancandosi idealmente a icone come la Toyota Land Cruiser e la Nissan Patrol. Le forme sono decisamente boxy, un omaggio squadrato al modello originale del 1982 che ha introdotto il concetto di 4×4 giapponese nel Vecchio Continente. Nelle varie ricostruzioni online, compresa quella dei colleghi di Quattroruote, lo stile si ispira alla Destinator, un modello destinato ai mercati asiatici, ma rielaborato con una raffinatezza globale.
Passandola sotto alla lente di ingrandimento, il frontale è un simbolo di solidità: una grande calandra a elementi orizzontali è incorniciata da gruppi ottici con un distintivo disegno a “T”, dove il tratto longitudinale è impreziosito da otto moduli a LED. La fiancata trasmette un senso di indistruttibilità, con passaruota muscolosi, ampie protezioni sottoscocca in plastica e una generosa terza luce posteriore che garantisce visibilità e ariosità all’abitacolo. Infine, il tetto nero a contrasto e i mancorrenti completano un profilo che non teme né il fango né il traffico di tutti i giorni.
Il dilemma tecnico: longheroni o monoscocca?
Sotto la pelle, il dibattito ingegneristico è acceso. Mitsubishi sta valutando due strade diverse per l’anima della sua nuova ammiraglia. La prima ipotesi, quella del fuoristrada “duro e puro”, vedrebbe l’adozione di un telaio a longheroni derivato dal pickup Triton (il nostro L200), prodotto nello stabilimento tailandese di Laem Chabang. Questa scelta garantirebbe doti off-road estreme, fedeli al DNA che ha reso la Pajero una leggenda dei rally-raid.
Tuttavia, non è da escludere una seconda opzione, più orientata al comfort e all’efficienza europea: l’utilizzo della piattaforma monoscocca CMF-C/D, la stessa dell’Outlander e dei modelli a ruote alte dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Questa architettura aprirebbe le porte a una guidabilità più raffinata e, soprattutto, a una suite tecnologica di ultima generazione. In pratica un altro SUV.
La rivoluzione dei motori: addio al diesel
La vera sfida di questo ritorno riguarda ciò che batte sotto il cofano. In un mondo che corre verso la decarbonizzazione, appare difficile ipotizzare un ritorno ai classici turbodiesel che hanno equipaggiato le serie precedenti. Per superare lo scoglio delle normative Euro 7 e rientrare stabilmente nel mercato europeo — da cui la Pajero si era ritirata proprio per le emissioni — la strada è tracciata: l’elettrificazione.
Si ipotizza l’impiego di motorizzazioni full hybrid e plug-in, soluzioni che permetterebbero alla Pajero di posizionarsi al vertice della gamma Mitsubishi, persino sopra la nuova Outlander. Questo “rebranding” tecnologico la trasformerebbe nel modello ideale per rimescolare le carte, unendo la forza bruta dell’off-road alla sostenibilità contemporanea.
Un ritorno atteso anche in Italia
Mentre il mondo attende il debutto globale del 2026, la Casa di Tokyo ha già gettato le basi per la sua rinascita in Italia grazie all’accordo con Bassadone Auto per la distribuzione della nuova gamma. Il ritorno della Pajero non sarà solo il lancio di un nuovo modello, ma il ricongiungimento con un’eredità iniziata nel 1983, quando arrivò per la prima volta nel nostro Paese. Dalle linee di montaggio orientali alle strade italiane, la Pajero si prepara a dimostrare che le vere leggende sanno sempre come ritrovare la via di casa.