• 24 Gennaio 2022 21:17

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L’inflazione resta alta nel breve periodo ma frena nel 2022

Gen 13, 2022

AGI – L’inflazione “rimarrà oltre il 2% per la maggior parte del 2022” e, secondo le attese, “dovrebbe rimanere su livelli elevati nel breve periodo, ma ridursi nel corso dell’anno”, scrive la Bce nel bollettino mensile. 
L’Eurotower afferma che “l’evoluzione futura dei prezzi dell’energia e i tempi di risoluzione delle strozzature dal lato dell’offerta pongono rischi per la ripresa e per le prospettive di inflazione. Se le pressioni sui prezzi si traducessero in aumenti salariali maggiori di quanto anticipato o se l’economia tornasse più rapidamente alla piena capacità produttiva, l’inflazione potrebbe collocarsi su livelli più alti”.

Rincari da energia

Il rialzo dell’inflazione, spiega l’istituto centrale, “riflette principalmente il forte rincaro di carburante, gas ed elettricità. Alla componente energetica è riconducibile oltre la metà dell’inflazione complessiva registrata a novembre. La domanda, inoltre, continua a eccedere l’offerta che, in alcuni settori, è limitata. Le conseguenze sono particolarmente evidenti nei prezzi dei beni durevoli e di quei servizi al consumo che hanno beneficiato delle recenti riaperture. Gli effetti base legati al venir meno della riduzione dell’Iva in Germania continuano a contribuire alla più elevata inflazione, ma soltanto sino alla fine del 2021. Vi è incertezza circa il tempo necessario alla risoluzione di tali aspetti”.

Nell’anno si attenueranno le pressioni sui prezzi

Secondo la Bce, nel corso del 2022, tuttavia, “i prezzi dell’energia dovrebbero stabilizzarsi, l’andamento dei consumi normalizzarsi e le pressioni sui prezzi derivanti dalle strozzature dal lato dell’offerta a livello mondiale attenuarsi. Nel tempo, il graduale ritorno dell’economia al pieno utilizzo della capacità produttiva e gli ulteriori miglioramenti del mercato del lavoro dovrebbero sostenere una più rapida crescita salariale”.

Le misure delle aspettative di inflazione a più lungo termine ricavate dai mercati e dalle indagini sono rimaste sostanzialmente stabili dalla riunione di politica monetaria di ottobre, pur avvicinandosi complessivamente al 2% negli ultimi mesi. Tali fattori, si legge nel rapporto, “contribuiranno al rialzo dell’inflazione di fondo e all’aumento di quella complessiva fino all’obiettivo fissato dalla Bce del 2% nel medio termine”.

Tasso annuo in calo nel 2023

Le proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti dell’Eurosistema a dicembre 2021 indicano un tasso annuo di inflazione pari al 2,6% nel 2021, al 3,2% nel 2022 e all’1,8% sia nel 2023 sia nel 2024, significativamente al di sopra di quanto indicato nell’esercizio di settembre. Livelli superiori rispetto alle proiezioni di settembre sono stati previsti anche per l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare, che in media toccherebbe l’1,4% nel 2021, l’1,9% nel 2022, l’1,7% nel 2023 e l’1,8% nel 2024. 

Vista dall’Italia

“Le imprese hanno rivisto significativamente al rialzo i listini nell’ultimo trimestre del 2021 e le loro aspettative sull’inflazione al consumo sono salite ben oltre la soglia del 2 per cento su tutti gli orizzonti di previsione (le attese a 12 mesi hanno raggiunto il 3,2 per cento)”. Lo rileva la Banca d’Italia nell’indagine condotta tra il 23 novembre e il 15 dicembre 2021.
“Il recente rincaro dei costi energetici e le difficoltà nelle catene di fornitura porterebbero a un aumento dei propri prezzi di vendita nei prossimi 12 mesi”, spiega Bankitalia.

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