• 1 Luglio 2026 15:50

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Licenza taxi, prezzi alle stelle: quanto serve per entrare nel mestiere

Lug 1, 2026

Negli ultimi anni il tema delle licenze taxi è tornato al centro del dibattito politico. La domanda di taxi è cresciuta nelle aree urbane più affollate mentre l’offerta è rimasta rigida. Le code in stazione e negli aeroporti e le difficoltà nelle ore serali hanno reso evidente un problema che utenti e amministrazioni conoscevano già da tempo.

Il governo è intervenuto con una procedura straordinaria che consente ai Comuni di aumentare le licenze fino al 20% rispetto a quelle già rilasciate così da rendere più rapido e semplice l’ampliamento del servizio nelle città dove la domanda è più alta, ma ogni nuova licenza incide sul valore di quelle già esistenti. Chi è entrato nel mestiere teme che l’aumento dell’offerta possa ridurre il valore patrimoniale del proprio titolo. Da qui nasce una parte consistente dello scontro con la categoria.

Nel dibattito è entrata anche l’ipotesi delle licenze cumulabili, la possibilità per i tassisti già attivi di ottenere un secondo titolo. La misura avrebbe avuto una funzione compensativa perché avrebbe consentito di immettere nuove autorizzazioni senza penalizzare del tutto chi era già nel settore. I sindacati dei taxi l’hanno però contestata sostenendo che il vero rischio fosse la trasformazione del servizio pubblico taxi in un sistema più esposto alla pressione delle piattaforme e dei grandi operatori privati.

Perché una licenza taxi costa così tanto

A incidere sul prezzo di una licenza taxi sono il Comune, il numero di auto bianche già in circolazione, la domanda potenziale, il turismo, gli aeroporti, le stazioni, gli eventi, la viabilità e la disponibilità di alternative di trasporto.

Una città con molti visitatori, pochi taxi e grande pressione sugli spostamenti urbani tende a generare valori più alti. Lo stesso vale per i territori con traffico intenso, zone a traffico limitato, aree pedonali estese e difficoltà di parcheggio. Quando usare l’auto privata diventa complicato, il taxi assume un ruolo più forte nella mobilità quotidiana.

Il turismo ha naturalmente un grande peso. Firenze, Roma, Milano, Venezia, Bologna e Napoli non hanno la stessa domanda di un centro medio senza grandi flussi turistici o aeroportuali. Nei periodi di picco, la disponibilità di taxi può diventare insufficiente anche in città dove il servizio appare più equilibrato.

Conta anche la redditività attesa. Chi compra una licenza paga anche la possibilità di esercitare un’attività economica in un determinato territorio. Il prezzo incorpora quindi una stima dei futuri incassi, della stabilità della domanda e del valore di rivendita. Non c’è allora un listino nazionale delle licenze taxi. I valori cambiano da città a città ed emergono attraverso bandi pubblici, annunci, stime, atti comunali o ricostruzioni giornalistiche.

Quanto costa entrare nel mestiere

Il costo della licenza è la voce più pesante. Chi vuole diventare tassista deve però considerare anche l’auto, l’allestimento, il tassametro, l’insegna, i dispositivi di pagamento, l’assicurazione, la manutenzione e l’avvio dell’attività.

In una grande città, il conto può superare i 100mila euro. Se la licenza viene acquistata sul mercato privato, l’investimento può salire molto più in alto. Se arriva invece tramite un bando pubblico, il prezzo può essere più basso rispetto alle cessioni tra privati, ma resta comunque alto.

A Roma, il bando straordinario per 1.000 nuove licenze taxi ha fissato il contributo a 75.500 euro per le licenze ordinarie e a 52.850 euro per quelle destinate a veicoli attrezzati al trasporto di persone con disabilità. La Capitale ha scelto di aumentare l’offerta in vista del Giubileo e rafforzare un servizio giudicato insufficiente rispetto alla domanda.

Milano ha seguito un percorso simile. Il Comune ha pubblicato un bando per 450 nuove licenze taxi, con un contributo base di 96.500 euro per le licenze ordinarie. Una parte delle autorizzazioni è stata prevista a contributo ridotto per favorire il servizio notturno, il trasporto di persone con disabilità o entrambe le condizioni. Le riduzioni hanno portato il contributo a 77.200 euro, 67.550 euro o 57.900 euro a seconda della tipologia.

Il caso milanese mostra bene il conflitto economico. Il valore commerciale di una licenza taxi in città è stato stimato intorno a 160mila euro, mentre il Comune ha scelto un contributo più basso per le nuove autorizzazioni. Da qui sono nati ricorsi e contestazioni, perché una parte della categoria ha ritenuto troppo bassa la valutazione stabilita dall’amministrazione. Il Tar ha però respinto i ricorsi e confermato la legittimità del bando.

A Bologna il Comune ha pubblicato nel 2024 un bando per 72 nuove licenze taxi a titolo oneroso. Il contributo massimo previsto è stato di 150mila euro. Anche in questo caso la cifra dimostra quanto l’accesso al mestiere sia ormai assimilabile a un investimento imprenditoriale più che a una semplice pratica amministrativa.

Firenze resta uno degli esempi più interessanti. In passato il Comune ha messo a bando 70 licenze per taxi elettrici a 175mila euro ciascuna, una cifra fissata sotto il valore medio di cessione stimato all’epoca intorno a 250mila euro. Il dato spiega perché nel capoluogo toscano la licenza venga citata tra le più care d’Italia. La scarsità delle auto bianche e la pressione turistica contribuiscono a sostenere valori molto elevati.

Licenza, auto e costi di avvio

La licenza da sola non basta per lavorare. Serve un’auto adatta al servizio, e qui il conto sale. Il veicolo può costare da 30mila euro a oltre 50mila euro, a seconda del modello e dell’alimentazione. Ibride, plug-in ed elettriche sono sempre più presenti perché riducono i consumi urbani e permettono di rispettare vincoli ambientali più severi. Le auto attrezzate per il trasporto di persone con disabilità richiedono investimenti più alti.

Poi arrivano le dotazioni professionali. Tassametro, insegna luminosa, sistemi radio, app di chiamata, Pos, allestimenti interni e pratiche tecniche incidono sul budget iniziale. A questi costi si aggiungono assicurazione, manutenzione, pneumatici, pulizia, revisioni e fermo tecnico.

Un taxi percorre molti chilometri all’anno e di conseguenza freni, gomme, sospensioni e tagliandi diventano costi ricorrenti e non occasionali. Per ammortizzare un investimento così alto servono anni. Nel settore si parla di orizzonti lunghi, anche superiori a dieci anni perché la licenza viene comprata con l’idea di lavorare stabilmente e poi un giorno rivenderla.

Perché i Comuni aumentano le licenze

La spinta ad aumentare le licenze non nasce dal nulla. L’Antitrust ha più volte indicato la necessità di ampliare l’offerta, rendere più flessibili i turni, favorire le doppie guide, sviluppare il taxi sharing e potenziare il servizio per le persone con disabilità. Nelle città dove la domanda cresce, un numero fisso di licenze può diventare insufficiente.

Roma ha vissuto il banco di prova del Giubileo. Milano ha dovuto misurarsi con la pressione generata da grandi eventi, turismo, business, fiere e Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026. Firenze continua a gestire una domanda turistica altissima in rapporto alla dimensione del centro storico. Bologna, tra stazione, aeroporto, università, fiere e crescita turistica, ha visto aumentare il bisogno di auto disponibili.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close