• 4 Luglio 2026 8:22

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La storia di Tatti, borgo della Maremma salvato da un regista svizzero

Lug 4, 2026

AGI – Il 4 maggio del 1954 in una miniera di lignite nel cuore della Maremma toscana, nella frazione di Ribolla (in provincia di Grosseto), gestita dalla società Montecatini, si verificò un’esplosione di grisù a 260 metri di profondità provocando la più grave tragedia mineraria italiana del secondo dopoguerra. Quarantatré minatori persero la vita sul colpo o a causa delle gravissime ustioni e delle inalazioni di gas. La violenta esplosione di grisù, infatti, innescò il sollevamento e la combustione delle polveri di lignite, creando un’onda d’urto letale e temperature insostenibili. La miniera fu chiusa e i minatori e gli operai furono licenziati tutti. Per la cronaca il processo si concluse nel 1958 con l’assoluzione di tutti i dirigenti della società Montecatini: i giudici stabilirono che la strage era stata causata da una “tragica fatalità” e non da incuria, imprudenza o mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte dell’azienda.

Da quel terribile giorno la vita dei paesi cresciuti e popolati dai minatori e dagli operai della miniera si interruppe come quella delle vittime dell’esplosione. Ribolla, Roccasecca e, soprattutto, Tatti, che vantavano fino a un migliaio di anime, furono da un giorno all’altro spopolate. Quest’ultimo borgo medioevale, arroccato sulla montagna da cui si gode una vista della Maremma unica, si avviò a diventare un paese fantasma. Restarono poche centinaia di persone, agricoltori per lo più. Gli altri andarono via tutti: i minatori con le loro famiglie, i commercianti che avevano aperto esercizi a Tatti. Chiuse la cooperativa che era stata fondata appena il paese era stato liberato dai nazifascisti, l’8 marzo 1945.

Chiusero anche bar e ristoranti. Chi si ostinava a vivere a Tatti lavorava la terra, si dedicava all’allevamento delle mucche (chianine), oppure faceva il pendolare. I giovani però se ne andavano, sembrava un declino inesorabile, comune a tante realtà dell’Italia. Ma poi qualcosa è accaduto. È arrivato un uomo, un artista, un regista svizzero, Ruedi Gerber. All’inizio degli anni ’90, perdendosi nella campagne della Maremma, si imbatté in una casa semidiroccata a due chilometri da Tatti. La comprò, la ristrutturò e poi iniziò a frequentare il borgo maremmano. Lì conobbe tutti i duecento abitanti, ne divenne amico e iniziò ad appassionarsi alla vita di quella gente.

Tutto ebbe (di nuovo) inizio grazie a una piscina

Il suo sogno era di avere una piscina. E quel desiderio, infantile per certi versi, cambiò per sempre la vita di Tatti e dei ‘tatterini’. Per poter avere il permesso di costruire una piscina Gerber doveva trasformare la sua tenuta in agriturismo. Per cui piantò delle viti su due ettari di campi. Sarebbe stato sufficiente per avere il permesso. Ma Ruedi è svizzero ed è cresciuto con l’idea che bisogna essere seri e non fare i furbi. Così decise di far diventare davvero agriturismo la sua tenuta, Sequerciani (chiamata così perché in passato c’erano sei querce).

Coinvolse gli abitanti di Tatti e realizzò un sogno: piantò molti tipi di vite, realizzò vasche artificiali per irrigare i campi, scavò la roccia ricavando ambienti, trasformò le stalle in residenze per artisti e in una struttura ricettiva, la rimessa degli attrezzi in un luogo di riunione e oggi ristorante. Creò sotto terra un ambiente incredibile e avveniristico per far fermentare il vino e per imbottigliarlo.

La rinascita di Tatti

E Tatti? Il borgo è rinato, non ci sono più case in vendita e i giovani stanno tornando. Dal 2011 a oggi con l’aiuto economico del regista ha riaperto il ristorante-bar (il Barrino), il ‘circoletto’, in negozio di alimentari (‘Le massaie esaurite’). Gerber ha aperto anche un bed-and-breakfast nel paese (a Palazzo Gramsci) e adesso sta per fare l’ultimo passo, quello più importante: realizzare un albergo ‘condiviso’. Poco sopra Tatti, infatti, sta costruendo una megastruttura ricettiva per tutte le tasche: dal boutique hotel al bed-and-breakfast al residence. Nella sua idea i turisti che verranno ospitati interagiranno poi con i tatterini facendo del borgo medioevale una sorta di “villaggio globale”.

Il documentario su Tatti

La storia di Ruedi Gerber e della rinascita del paesino della Maremma toscana è stato raccontato dallo stesso regista in un documentario, ‘Tatti, paese di sognatori’, che è stato portato anche al Festival di Cannes e poi, con tanto di tatterini al seguito (praticamente l’intero paese, oltre 200 perone su tre pullman), al Festival dei Popoli di Firenze.

 

Produzione e distribuzione

Prodotto da Zas Film Ag, società dello stesso regista, e distribuito da Lo Scrittorio, il film girerà quest’estate per la Toscana e poi forse andrà in qualche festival per poi approdare, nelle intenzioni di regista e distributori, su una piattaforma streaming o in tv.

Le parole di Ruedi Gerber

“Mi sono innamorato di questo paese nel primo momento che l’ho visto, poco dopo ho trovato questa casa, era romantico, mi trovavo bene, sereno”, racconta Ruedi Gerber. “Mi sono innamorato di un luogo, diciamo, due chilometri sotto Tatti – prosegue – quando hai trovato, diciamo così, un amore, può essere anche una persona, tienilo, sviluppalo, non lasciare andare”. E questa è la storia di questo luogo che Gerber ‘per amore’ ha fatto sviluppare: “Ho cominciato a fare vino, fare hospitality, ho fatto anche altre cose, ora abbiamo una bella cantina”. “È una storia di crescita, di sviluppo – aggiunge – perché il mio scopo non era di guadagnare tanto e dopo andare via. È un sviluppo eterno che continua, continua la vita”.

 

Lo spirito “molto speciale” di Tatti

“Tatti ha uno spirito molto speciale – prosegue – Tatti è un esempio di un paese che accetta i nuovi che vengono e questo è lo spirito che volevo raccontare. Qui c’era l’agricoltura e negli anni ‘60-‘70 si poteva guadagnare. Allora c’era uno sviluppo dell’agricoltura e Tatti è un paese di contadini”.

Le famiglie e i protagonisti

“Le famiglie di contadini sono fondamentali e (gli agricoltori) sono rimasti pochi. Io volevo metterli nel film come dare una voce a loro”. In realtà sono anziani, spiega il regista, “vanno verso gli 80 anni”, eppure c’è una generazione che proseguirà. “Qui a Tatti ci sono anche i gemelli”, spiega parlando di Marco e Massimo Verniani, figli di Erminia Scarselli, la ‘custode’ del paese, la donna arrivata bambina da Arezzo con lo zio minatore di Ribolla e rimasta per sempre a Tatti dove non esce mai di casa ma accoglie tutti con la sua ricotta e disponibilità. I gemelli, racconta Gerber, “sono diventati i protagonisti del film, che hanno ancora questo spirito dell’agricoltura, del lavoro, che hanno spinto avanti Tatti”.

Un piccolo ‘caso’ cinematografico

Il documentario sul borgo medievale che si sta ripopolando, dove per una volta l’uomo aiuta la natura a riprendere possesso del territorio (prima dell’arrivo di Ruedi Gerber le colline erano brulle, poi con interventi idraulici complessi – in quanto non c’è acqua nel sottosuolo – sono stati piantati vigneti, ulivi grano in circa 170 ettari tra due boschi tornati rigogliosi), è diventato un piccolo caso cinematografico.

VIDEO INTERVISTA A RUEDI GERBER AL ‘BARRINO’ DI TATTI

Il motivo lo spiega lo stesso regista: “Questo film per caso è diventato un film che dà speranza. Oggi, quando si sentono tutte queste brutte notizie, c’è pessimismo per il futuro, la crisi climatica e tutto il resto, si vede che c’è qualcosa di possibile. E mostra anche che nell’abbandono c’è un’opportunità di creare cose – prosegue il regista – di ricreare contatti tra la gente, i giovani, gli anziani… tutti assieme. Perché a Tatti c’è quasi un esempio di biodiversità umana. Io mi chiedo sempre perché Tatti ha ripreso vita – spiega Gerber – è perché i tatterini accettano ogni persona, anche quelle più strane e di, ogni colore”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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