• 25 Settembre 2022 19:03

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La nuova campagna di vaccini contro il Covid parte male

Set 15, 2022

La nuova campagna vaccinale per la somministrazione dei booster con i vaccini bivalenti contro il Covid di Pfizer e Moderna adattati alla variante Ba.1 di Omicron ha preso il via da qualche giorno in un clima di grande confusione. E questo perché da parte del ministero della Salute non è stata ancora fatta chiarezza su alcuni punti dirimenti, a partire da chi potrà o meno ricevere questi vaccini. Senza contare l’altro elemento di titubanza, rappresentato dall’imminente arrivo di un ulteriore nuovo vaccino di Pfizer adattato alle varianti Ba. 4-5 di Omicron, già autorizzato da Ema e Aifa e atteso in Italia entro i primi di ottobre. Procediamo per punti.

Oggi chi può ricevere i vaccini di bivalenti Pfizer e Moderna?

La risposta dovrebbe essere semplice, almeno sulla carta. Leggendo infatti la circolare del ministero della Salute possiamo emerge che la somministrazione di questi booster è attualmente raccomandata per over 60, fragili, personale sanitario e operatori delle Rsa che abbiano già completato il ciclo primario. Dal punto di vista regolatorio, però, sia Ema che Aifa hanno autorizzato questi vaccini per tutti gli over 12. A complicare ulteriormente il quadro ci ha pensato il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, quando nel corso della conferenza stampa di presentazione della campagna vaccinale ha spiegato: “Noi abbiamo parlato di raccomandazione o di offerta prioritaria ma non ci sono motivi ostativi per cui uno che voglia avere accesso a una dose ulteriore di vaccino non possa farlo. Il 48enne, anche in perfetto stato di salute, che decide di darsi un’ulteriore protezione, sapendo che vi è un declino soprattutto per quello che riguarda la risposta anticorpale, è chiaro che ha un suo razionale perché possa avere accesso”. 

 

Quindi il 48enne in salute, per il quale il vaccino è autorizzato, può richiedere la somministrazione di questo nuovo booster bivalente?

Sulla carta la risposta è sì; di fatto però questo non avviene perché la prenotazione attraverso i sistemi regionali risulta impossibile. Dal ministero della Salute spiegano che prossimamente verranno inviate nuove indicazioni alle regioni. Ma non è stata chiarita la tempistica. Al momento l’unica documentazione inviata alle amministrazioni locali è una lettera del generale Tommaso Petroni con la quale si chiede alle regioni di avere informazioni aggiornate, entro il 16 settembre, sulle loro potenzialità di somministrazione di vaccini in modo da avere un chiaro quadro a livello nazionale. 

E ancora, chi ha già ricevuto una quarta dose nei mesi scorsi, trascorsi 120 giorni può chiedere di ricevere un booster con i nuovi vaccini?

Il punto non è stato mai spiegato in maniera chiara ma dal ministero della Salute, dopo una lunga serie di telefonate, fanno sapere che al momento una quinta dose non è autorizzata, neanche per i fragili, e in tal senso si dovranno attendere possibili nuove indicazioni in futuro. 

 

Come accennavamo sopra, a complicare ulteriormente il quadro c’è stata poi l’approvazione di un ulteriore vaccino contro il Covid di Pfizer, aggiornamento alle varianti Ba.4-5 di Omicron, atteso entro i primi di ottobre in Italia. Notizia già annunciata da tempo, che ha portato molte persone a temporeggiare e attendere l’ultima versione per ottenere una nuova protezione. Eppure, già i vaccini bivalenti attualmente somministrati hanno dimostrato di saper produrre un aumento del titolo anticorpale neutralizzante rispetto alla variante circolante Ba.5 di Omicron. Copertura dimostrata da quelli che il direttore generale di Aifa, Nicola Magrini, ha definito come “studi ampi e soddisfacenti”. Solo per quanto riguarda il vaccino Pfizer adattato alla variante Ba.1 l’autorizzazione è infatti arrivata a seguito della presentazione dei dati di due studi, il primo condotto su oltre 1.800 persone  ed un secondo su oltre 600 persone. Lo stesso non può dirsi del nuovo vaccino Pfizer adattato alle varianti Ba. 4-5, approvato lo scorso mercoledì da Aifa ma non ancora distribuito, sul quale non sono stati resi noti i dati gli studi, se non quelli condotti sui topi. 

Insomma, il rischio è che ancora una volta la confusione percepita dai cittadini da parte di chi dovrebbe far chiarezza su alcuni punti chiave – come la necessità di doversi o meno vaccinare e quale tipologia di vaccino farsi somministrare – possa diventare un ostacolo per un’ampia adesione a questa nuova campagna vaccinale.

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