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La morte di Dario Fo, il mondo dello spettacolo piange la sua scomparsa: “Se ne va un personaggio unico”

Ott 13, 2016

Giuseppe Cederna. Come credo tanti, anche io gli devo qualcosa a inizio lavoro. A fine anni Settanta facevo il clown, lui invitò me e i miei colleghi alla Palazzina Liberty: spettacoli surreali circondati dalla neve. Per un’infinità di artisti è stato un padre nobile, uno che sta a lato del vero padre, un esempio a distanza, ma anche uno che se serviva c’era. Oltre a tutte le sue opere, credo lasci una lezione di metodo: l’improvvisazione deve essere solo apparente e in realtà deve nascere da metodo e studio. Dopo ogni replica di uno spettacolo si metteva lì con Franca e analizzavano cosa era andato bene e cosa no nei minimi dettagli”.

Moni Ovadia. “Se ne va un gigante della cultura e una personalità artistica come poche ce ne sono state. Averlo conosciuto e frequentato è stato un immenso privilegio. Dario ha dato la parola agli ultimi e agli umili, rendendola grandiosa e portando il teatro italiano non nel mondo, ma nell’universo. Anche la sua militanza politica è sempre stata un gesto necessario, dettato dall’urgenza e trasfigurato in un magnifico sberleffo. Lui, con il suo maglione nero, sapeva accendere epopee, storie, visioni con un gesto. A questo punto spero solo che gli uomini delle istituzioni stiano zitti e per una volta abbassino la testa. Dario è sempre stato contro il potere in tutte le sue forme, una voce scomoda in un’Italia che preferisce l’acquiescenza e per questo non l’ha trattato come meritava. Che Milano, la sua città, non gli abbia mai dato un teatro è uno scandalo. La sua scomparsa lascia una voragine incolmabile in un paese dedito alla mediocrità starnazzante degli yes man”.

Sergio Escobar. “Muore un grande vecchio con la forza trascinante, le passioni, l’umanissimo sarcasmo di un ragazzo che non rinuncia a combattere. A lui mi lega una lunga storia, dall’ammirazione adolescenziale alle cose che poi abbiamo fatto insieme nel tempo. Restano l’amicizia, la tenerezza, ma soprattutto la stima per l’uomo e l’artista. Spesso non eravamo d’accordo, ma discutere con lui era bellissimo. Mi vengono in mente le Lezioni spirituali per giovani samurai di Mishima, un autore che probabilmente non amava. Ma quando scrive “Viviamo in un’epoca in cui le passioni e gli ideali vengono derisi e questo non porterà a nulla”, mi viene in mente lui, che non ha mai deriso le passioni”.

Massimo Boldi. Se ne va davvero un personaggio unico a cui tutto il mondo della cultura e dello spettacolo di Milano era legato. Con il nostro grande amico Enzo Jannacci aveva iniziato una storia unica nella Milano del dopoguerra. Con lui finisce una generazione, che per fortuna ha seminato benissimo, lasciando un bagaglio culturale che in tanti hanno raccolto e raccolgono.

Renato Pozzetto. “Era il mio idolo. Io e Cochi abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo e di lavorare assieme, scrivendo canzoni come Il bonzo. Quando veniva al Derby era sempre ricco di consigli per i nostri sketch, ed erano sempre perfetti e preziosi. Ma il nostro non era solo un rapporto professionale: per anni abbiamo fatto le vacanze assieme a Cesenatico. Finisce una generazione, ma non la sua lezione, in tanti l’abbiamo seguita. I giovani artisti di adesso meno, ma chi delle nuove leve vi si accosterà ne resterà sempre folgorato”

Cochi Ponzoni. “Un dolore vero, è stato uno dei nostri scopritori, ci ha conosciuti giovanissimi, incoraggiato e invogliato a continuare il lavoro del comico. Un grande artista e un grande uomo: ricordo quando andai a trovarlo dopo la morte di Franca la dolcezza con cui accoglieva i visitatori nonostante fosse squassato dal dolore”.

Philippe Daverio, critico d’arte: “L’ironia come arma della coscienza, era questa la sua principale caratteristica”.

James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera: “Sono addolorato per la perdita di un genio. Come scrive Isabelle Allende: “La gente muore solo quando viene dimenticata” e nel caso di Dario Fo la sua preziosa opera vivrà per sempre incitandoci ad andare avanti, con forza e coraggio e amore per il teatro”.

Padre Andrea Dall’Asta, direttore centro culturale San Fedele: “Un ‘folle’, beffardo giullare, amante irrefrenabile della libertà. Dicendo scomode verità si è beffato del potere, dando voce a tutti gli

oppressi”.

Uliano Lucas, fotografo: “Il primo ricordo di lui è la sua convivialità, la straordinaria capacità che aveva di intrattenerci tra i tavoli del bar Giamaica a Brera”.

Camillo Fornasieri, presidente del Centro culturale di Milano: “Ripenso a “Ho visto un re”, al suo tentativo costante della libertà, con tutte le bellezze e le durezze che questo comportava”.

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