• 10 Ottobre 2026 11:00

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La mafia dei ladri devoti

Ott 10, 2026

AGI – È la mafia dei ladri devoti. Rispettare i sacri simboli è uno dei comandamenti che questa multinazionale del crimine si è data. Si tratta dei “vory-v-zakone”, letteralmente ladri-in-legge, fedeli cioè a un tradizionale codice d’onore: violarlo può costare la vita.

Nel 1991, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, i “padrini” hanno esteso i loro malaffari oltre i confini nazionali della Georgia, incastonata tra Turchia, Russia e Mar Nero, mantenendo sempre uno stretto intreccio tra riti e crimine.

Secondo l’agenzia di stampa russa PrimeCrime.ru, specializzata nell’osservazione del fenomeno, a farne parte sono appunto georgiani, seguiti da armeni, russi, azeri, curdi e greci.

I traffici criminali

Nell’ultimo rapporto del 2024, la Direzione Investigativa Antimafia scrive che “i gruppi criminali dell’ex Urss hanno evidenziato nel tempo la propensione per i reati contro il patrimonio, il traffico di stupefacenti e di armi, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, il contrabbando e i furti di rame”.

Le cronache recenti arricchiscono il menù. Raccontano di furti di opere d’arte e di libri antichi da musei e biblioteche in varie parti d’Europa.

A giugno, nella capitale francese si è aperto un processo contro una presunta gang di “ladri-in-legge” accusati della sottrazione di pezzi di valore dalle gallerie di Germania, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia e Svizzera.

I furti in Italia e in Europa

I mafiosi georgiani agiscono in piccoli gruppi. Sono specializzati soprattutto nei furti-lampo in appartamento.

In Italia le ultime razzie sono avvenute a Belluno, Cagliari, Bologna, Roma, Trieste, Milano, Olbia, Genova, Mantova, Firenze, Matera e Bari, dove peraltro è stata scoperta una importante centrale operativa. Ma sono entrati in azione anche in altre città e in diversi Paesi del Vecchio Continente.

L’operazione “Locusta”

Nell’ottobre 2015, emblematica l’operazione “Locusta” condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo di Frascati e della Compagnia Parioli del Comando provinciale di Roma, con la collaborazione dell’Europol.

“Sono state arrestate cinquantasette persone”, diceva il comunicato, “tutte legate al gruppo mafioso georgiano noto come ‘vory-v-zakone’. Operavano a Roma, Reggio Emilia, Siena, Cagliari e in molti altri Paesi: Austria, Francia, Germania, Georgia, Grecia, Moldavia, Russia e Spagna”.

Per la pianificazione dei colpi era preziosa la complicità di insospettabili badanti.

La cassa comune e il giro d’affari miliardario

Obiettivi dell’attività criminale: depredare alla svelta, vendere la merce alla stessa velocità avvalendosi di un’ampia rete di ricettatori e trasferire poi i soldi nella cassa comune, l’“obshak”, attraverso money transfer o tramite corrieri.

Il bilancio della spa del crimine ha provato a calcolarlo l’Eurispes nel marzo 2025:

“La mafia russa, che opera oggi in Russia, Europa, Israele, negli Stati Uniti e con particolare intensità nei Paesi che facevano parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ha un giro di affari stimato in 8,5 miliardi di dollari“.

Il rispetto del sacro

Con un occhio fisso sempre al sacro. Lo confermano le inchieste delle forze dell’ordine: i georgiani, di solito, non portano via dalle abitazioni eventuali quadri raffiguranti icone religiose, non “lavorano” la domenica, nei festivi e nella data dedicata alla festa di San Giorgio, protettore della Georgia, cioè il 23 novembre.

“Non si lavora in questo giorno, il nostro patrono ti punirà”, diceva un ladro georgiano intercettato dai carabinieri di Roma mentre svaligiava un appartamento della Capitale, avvertendo un suo collega delle conseguenze alle quali sarebbe andato incontro se non avesse rispettato il codice d’onore.

Le origini del codice d’onore

“Ai nostri giorni”, osserva lo storico Franco Cardini nel libro Onore, “il termine suona, specie alle orecchie dei più giovani, come più o meno retorico e desueto”.

Evidentemente non per i georgiani.

“La figura del ‘vor'”, spiegava l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino in una relazione al Parlamento del 1992, “esiste in Russia da secoli, anche se le tradizioni, il codice etico, l’ordine gerarchico si sono sviluppati e consolidati nei campi di lavoro degli anni Venti e Trenta dell’era staliniana”.

Il legame con la Chiesa ortodossa

Nei gulag sono finiti anche i pope della Chiesa ortodossa, dalla quale i “ladri-in-legge” pare abbiano preso molto, come del resto hanno fatto i mafiosi italiani con la Chiesa cattolica.

Motivo per cui non è insolito sentire un boss georgiano dire che “le uniche autorità morali in Russia, al momento, sono la Chiesa ortodossa e i ‘vory-v-zakone'”, battuta riportata dal sociologo Federico Varese nel libro Vita di mafia.

Il rito di iniziazione

L’elemento religioso scandisce gli eventi prima, durante e dopo il rito di iniziazione dell’adepto. I passaggi li descrive ancora lo studioso:

“Dopo svariati anni di apprendistato”, riporta, “il giovane criminale viene candidato da un garante all’ambito titolo di ‘vor’. Di solito la cerimonia si tiene durante una festa. La Bibbia non manca. I ‘vory’ si prendono per mano e recitano un giuramento di fedeltà al mondo criminale. Subito dopo, il più anziano elenca le regole dell’organizzazione”.

Dopodiché, l’iniziato riceve un nome, segno della nuova vita, come nella vestizione dei religiosi ortodossi, e può tatuarsi la pelle.

I tatuaggi simbolo del potere criminale

Nel pantheon dei “ladri-in-legge” ogni figura è un simbolo. “Il crocifisso”, continua Varese, “significa che la persona è un ‘vor’ autorevole, le cupole di una chiesa ortodossa indicano il numero di condanne”.

E ancora:

“L’immagine della Madonna con Bambino, ripresa dalle tradizionali icone ortodosse, significa: ‘Ho la coscienza pulita di fronte ai miei amici’ e ‘Non tradirò mai’. La Madonna da sola vuol dire: ‘Il carcere è casa mia'”.

Un’organizzazione internazionale

Dunque, i boss georgiani sono ricchi e potenti. “Nel 2012”, ricorda Varese, “negli Usa l’amministrazione Obama ha inserito i ‘vory’ tra le organizzazioni transnazionali più pericolose per la sicurezza americana”.

Sono presenti pure nella lista dell’Ofac, l’agenzia del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti che persegue i gruppi criminali. Gli investigatori segnalano infiltrazioni anche nella politica.

Per esempio, riferisce ancora il sociologo, “un ‘vor’ georgiano divenne ministro del governo del suo Paese e fu decisivo nel favorire l’ascesa di Eduard Shevardnadze alla presidenza, nel 1992″.

La neutralità nella guerra tra Russia e Ucraina

I “padrini” hanno preso la parola anche nel conflitto in corso tra Ucraina e Russia, facendo circolare una sorta di editto finito sul sito PrimeCrime.ru.

Parola d’ordine: “Neutralità”. È una delle regole del codice: “Non prendere le armi dalle mani delle Autorità, non prestare il servizio militare”.

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