• 18 Maggio 2021 1:11

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Il grande ballo attorno al «bando»

Mar 3, 2017

evidente che siamo di fronte ad un caso di prima grandezza, sia giudiziario che politico. Perch il ballo che si consumato intorno al bando per un appalto da 2,7 miliardi (una gara per le pulizie nelle scuole italiane con l’importo pi rilevante mai indetta in Europa, notano i magistrati) di quelli che non passano inosservati.

La Consip una societ del Ministero dell’Economia che lavora al servizio esclusivo della Pubblica Amministrazione. Attorno ad essa si sarebbero scatenati appetiti e manovre che chiamano in causa, a vario titolo, vecchie conoscenze (l’imprenditore Alfredo Romeo e il politico ex stretto collaboratore di Gianfranco Fini, Italo Bocchino) e i newcomers, i nuovi venuti dell’era renziana.

Nomi di peso (il primo quello di Tiziano Renzi, padre di Matteo) tutti o quasi appartenenti alla geopolitica toscana del potere localizzata attorno alla figura dell’ex premier Renzi. A partire da Luca Lotti, oggi ministro dello sport con le deleghe strategiche per il Cipe e l’Editoria e da sempre braccio destro di Matteo, e dall’ad di Consip Luigi Marroni, gi capo della Asl di Firenze quando il sindaco era Matteo Renzi. Ed proprio Marroni che oggi accusa Tiziano Renzi, il politico toscano leader di Ala, Denis Verdini (ieri condannato in primo grado a 9 anni per il crac del Credito Cooperativo fiorentino) e l’imprenditore Carlo Russo di aver subito pressioni e ricatti. Con Tiziano Renzi che smentisce ogni coinvolgimento e ogni ipotesi di corruzione. Sul terreno giudiziario, mentre i soliti facilitatori e i nuovi prototipatori di bandi d’appalto le rivelazioni si accavallano, si pu dire poco.

L’inchiesta appare meticolosa e c’ da augurarsi che accerti le eventualit responsabilit nel minore tempo possibile. Fino in fondo, senza lasciare dubbi di sorta, con l’attenzione massima anche a ogni singolo dettaglio e separando i fatti dalle ombre. La posta in gioco non necessita di particolari presentazioni: semplicemente altissima.

Sul piano politico altrettanto evidente che su un binario parallelo a quello giudiziario corre un treno carico di incognite. La prima riguarda Matteo Renzi, impegnato ora nella riconquista della leadership del Pd e della candidatura a premier alle prossime elezioni. Dovessero essere confermate le prime ipotesi dei magistrati, un’inchiesta del genere, al di l dei problemi personali e familiari, potrebbe mettere a nudo un profilo del renzismo completamente diverso da quello promesso dopo l’ascesa alla segreteria del Pd e la conquista di Palazzo Chigi. La nuova “generazione Telemaco”? La rottamazione, il cambiamento rapido contro i conservatorismi di sinistra e destra? Tutto finirebbe arenato sulle secche di un altro pragmatismo, quello che s’affanna, tra poteri vecchi e nuovi che s’incrociano, su un maxi bando d’appalto di una grande societ pubblica nata per mettere ordine su una materia da sempre incandescente e per far risparmiare, in ultima analisi, lo Stato. La seconda incognita chiama in causa l’Esecutivo Gentiloni, di continuit politica con quello Renzi che l’ha preceduto, in un momento tra i pi delicati. Questo sta discutendo con l’Europa –molto oltre la famosa correzione di bilancio dello 0,2% del Pil- il profilo di una politica economica riformista che sottragga il Paese a un destino di bassa crescita e di alto debito. Di pi. Sono in vista tra poche settimane le celebrazioni nella Capitale per ricordare i sessanta anni del Trattato di Roma e per discutere di una nuova Europa possibile. A fine maggio l’Italia ospiter il vertice del G7 dopo le scosse di Brexit e di Donald Trump al timone degli Stati Uniti.

Gli sviluppi del caso Consip sono imprevedibili. Per l’intanto, mentre i magistrati esercitano il loro mestiere, l’unica bussola che non va persa quella, generale, della governabilit. Se balla anche questa il danno sarebbe comunque enorme.

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