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Roma, Rüdiger: «Ho passato mesi difficili, ora sono tornato»

Ott 27, 2016

giovedì 27 ottobre 2016 19:58

ROMA – Antonio Rüdigerè tornato a giocare ieri sera nella sfida contro il Sassuolo (finita 3-1 per i giallorossi) a quattro mesi dall’operazione subita al ginocchio crociato del ginocchio destro. «Ero felice e per un attimo ho pensato a questi lunghi 4 mesi e a quello che è successo, ma allo stesso tempo ero anche un po’ nervoso. Però mi sono subito concentrato sulla partita perché era importante per noi: ieri abbiamo fatto molto bene». Così il difensore centrale giallorosso in un’intervista al sito ufficiale della Roma parla del suo ritorno in campo e di come ha vissuto il lungo stop oltre che augurare a Florenzi (infortunato a Reggio Emilia) una pronta guarigione.

IL RITORNO – «Sono stati dei mesi molto lunghi e non facili per me, ma adesso sono tornato. Speravo di giocare, ma se il mister avesse deciso differentemente non sarebbe stato un problema, perché sono già felice di essere rientrato in gruppo e che il mister mi abbia dato la possibilità di giocare 10 minuti ieri. Se mentalmente sto bene? Sì, sono consapevole che il mio ginocchio è stabile al momento, ma non sai mai cosa può succedere. Lo abbiamo visto ieri con Florenzi e gli posso solo augurare di tornare in campo il prima possibile».

FLORENZI – «Cosa dico a Florenzi? E’ di restare positivo e anche chi lo circonda dovrà trasmettergli positività, questo è molto importante. Siamo tutti con lui e se ha bisogno di noi, noi ci saremo sempre. È un giocatore importante per noi e spero di rivederlo presto sul campo».

SPALLETTI – «Spalletti cosa mi ha detto? Sì a dire il vero all’inizio mi chiamava o parlava spesso, ma poi credo che abbia realizzato che ero forte dal punto di vista mentale, che non mi sentivo frustrato o altro. Gli ho detto che tutto era ok e che sarei tornato presto e che non si sarebbe dovuto preoccupare».

VICINANZA«Chi mi è stato più vicino? La mia famiglia, senza dubbio. È la cosa più importante che hai nella vita. Poi i miei compagni di squadra. E specialmente Kostas Manolas. Devo ammettere che ero sorpreso del fatto che lui sia stato il primo a chiamarmi. E poi altri compagni come Kevin Strootman, Edin Dzeko e tanti altri. Tutti mi sono stati vicini, ma principalmente la mia famiglia».

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