AGI – Il “grosso abbaglio” è una “grave perdita” per l’Italia e per il suo patrimonio ma non può diventare una ‘tegola’ in capo al ministro della Cultura Alessandro Giuli. A gettare acqua sul fuoco prima che la polemica divampi è Alessandro Amorese, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Cultura alla Camera. Le sue precisazioni arrivano velocemente, dopo la conferma che l’Italia non potrà recuperare la ‘Madonna col Bambino’ – tela del ‘300 attribuita a un pittore anonimo ma pregiato – per “decorrenza dei termini legali”.
Così dice la sentenza del Consiglio di Stato, basata su una precedente pronuncia della Consulta, che mette la pietra tombale su una vicenda da più parti definita “imbarazzante”. È lo stesso Amorese, a tentare di dipanare prontamente il filo della matassa in una nota dove puntualizza che la vicenda “affonda le proprie radici nel grave errore amministrativo commesso nel 2020, durante la gestione del Ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini”.
La tela vale oltre mezzo milione di euro
Sulla scia di una “errata catalogazione” – spiega l’esponente di FdI – “l’opera fu considerata un dipinto ottocentesco di modesto valore e ottenne l’autorizzazione all’esportazione verso la Svizzera“. In soldoni, la “svista” determinò una valutazione, sei anni fa, di circa 38mila euro per una presunta ‘crosta’ ottocentesca, contro un pregevole dipinto trecentesco stimato nel 2022, dopo il restauro e le perizie di Christie’s, oltre mezzo milione di euro. “Sotto la guida del ministro Sangiuliano, quindi con il governo Meloni, – prosegue il deputato – emerse la reale natura del capolavoro e si tentò di recuperare l’opera attraverso l’annullamento in autotutela del provvedimento. Tuttavia, il Consiglio di Stato ha ritenuto l’intervento tardivo rispetto ai termini previsti dalla legge, rendendo di fatto impossibile il suo recupero e determinandone la permanenza all’estero”.
Poco dopo, a dire la sua sul ‘pasticcio’ è invece la senatrice M5s Vincenza Aloisio: “assistiamo all’ennesimo capitolo di una triste storia che coinvolge l’attuale Ministero della Cultura, un ministero che sembra non perdere occasione per compromettere il nostro patrimonio artistico e culturale”, tuona la pentastellata descrivendo l’accaduto come “l’ultimo di una lunga lista di figuracce che danneggiano la reputazione del nostro paese”.
Dopo il “clamoroso errore – incalza Aloisio – abbiamo perso un’opera d’arte di inestimabile valore e abbiamo anche assistito a una gestione inefficace e disordinata da parte delle autorità competenti”.
Le critiche alla gestione del ministero
A dimostrazione, a suo dire, dell’ “incapacità di proteggere il nostro patrimonio” del ministero che ora – questo l’auspicio della senatrice – “deve assumersi le proprie responsabilità e lavorare con serietà per garantire la salvaguardia delle opere d’arte italiane”. Ma FdI respinge al mittente le accuse con Amorese che mette i punti finali sulle ‘i’: “È palese che l’errore originario del 2020 abbia compromesso in modo irreversibile la possibilità di tutelare il bene culturale, rendendo di fatto impossibile il suo recupero e determinandone la permanenza all’estero. Una grossa perdita per l’Italia targata Pd”, conclude l’esponente FdI.