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La Roma piange la scomparsa di Fabio Enzo, attaccante negli anni ’60

Gen 11, 2021

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Questo il ricordo pubblicato dalla Roma sul proprio sito.

Il 23 ottobre 1966, al 16′ del primo tempo su cross di Peirò, Fabio Enzo segna il gol decisivo nel derby. Esattamente diciassette anni prima del 23 ottobre 1983, derby del “Ti Amo”, lui dice “Ti Amo” con un colpo di testa vincente.

Lazio-Roma 0-1, la partita finisce così. E così inizia l’avventura romanista del giovane attaccante nato il 22 giugno 1946 a Cavallino Treporti (Venezia). È solo alla terza presenza in Serie A, ha vent’anni, fino alla stagione precedente giocava in Serie D nella Tevere Roma. Ce l’aveva portato Walter Crociani, che lo aveva visto dominare a livello giovanile nel torneo di Viareggio e lo aveva sempre tenuto d’occhio.

Il salto alla Roma è grande, ma meno di quello che gli serve per segnare il gol alla Lazio, dato che è alto quasi un metro e novanta. Anzi, nonostante l’altezza il colpo di testa non è neanche la sua dote migliore. Gioca meglio da ala ed è dotato di un tiro potentissimo. Nel periodo in cui militava nella Compagnia Atleti Militari, a fine allenamento lui e Gigi Riva allenavano Zoff con tiri da lontano. E quando a Zoff un tifoso chiese se tirava più forte Enzo o Riva, il portiere futuro campione del mondo non rispose Riva…

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Alcuni gol dei 10 messi a segno nelle sue 42 partite ufficiali disputate con la Roma arrivano proprio su tiro da fuori. Il 24 dicembre 1966 segna una doppietta nel 4-0 al Torino. Quel giorno allo stadio c’è anche Adriano Zecca, 91 presenze nella Roma tra il 1949 e il 1953, che lo definisce così: “In lui mi è piaciuto il suo modo di lanciarsi impetuosamente nel vivo di ogni azione, con un coraggio e una decisione davvero ammirevoli.

È dotato di un tiro potente, che scocca con disinvoltura da qualsiasi posizione. Nei contrasti si trova a suo agio, non ha scatto, ma se lanciato in profondità la sua velocità aumenta e diventa una forza della natura inarrestabile. Ha una carica agonistica eccezionale. Può diventare l’erede di Volk”.

Non lo diventerà, ma il suo contributo è comunque fondamentale. Il suo inserimento al centro dell’attacco, infatti, consente a Peirò di esprimersi al meglio e tutta la squadra ne trae giovamento. Il suo primo anno è il migliore, al termine della seconda stagione viene mandato in prestito al Mantova, torna per poche partite nelle prime fasi della stagione 1969/1970, segnando anche un gol in Coppa Italia, poi viene venduto al Cesena. Continua a giocare fino al 1983 quasi sempre in serie minori, tranne un breve passaggio al Napoli in A.

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