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IgNobel 2016, dai ratti in pantaloni alla Volkswagen: i premi della pazza scienza – La Repubblica

Set 23, 2016

RATTI, cavalli, mosche e libellule: quest’anno sono gli animali a farla da padrone per l’edizione 2016 degli IgNobel, i premi della scienza più pazza che vengono assegnati ogni anno alle ricerche più improbabili del mondo. Nel Teatro Sanders di Boston, tra aeroplanini di carta e orologi umani, l’evento organizzato dalla rivista Annals of Improbable Research (Air) diretta da Marc Abrahams, ha visto sfilare la fiera dell’assurdo dalla fisica alla letteratura, passando per tutte le scienze umane.

La chimica va a diesel. Occhi puntati sull’ambiente e sulle soluzioni per salvaguardarlo. Così va alla Volkswagen, protagonista lo scorso anno del Dieselgate, il meritato riconoscimento per “aver risolto il problema delle emissioni riducendone la produzione, automaticamente ed elettromeccanicamente, ogni volta che le automobili vengono sottoposte a un test”.

Se il ratto ha la stoffa. Il premio per la riproduzione è un omaggio alla ricerca egiziana del defunto Ahmed Shafik, ”per aver studiato l’effetto dell’indossare pantaloni di poliestere, di cotone o di lana sulla vita sessuale dei ratti”. Al centro dello studio al microscopio gli effetti dei vari tessuti sull’attività sessuale di 75 roditori ”vestiti”. E non si tratta degli unici animali che hanno fornito risposte decisive al percorso della scienza.

Vita da capra. Vince il loro punto di vista, quello degli animali appunto, in (quasi) tutte le sue declinazioni. Lo dimostra anche l’attenzione degli scienziati premiati per avere ribaltato la visione antropocentrica. Per farlo, il designer Thomas Twhaites ad esempio si è messo carponi: e si è così aggiudicato il premio per la Biologia, grazie alle protesi estensibili costruite ad hoc per scalare le alture come una capra. Twhaites ha dovuto però condividere il premio con il connazionale Charles Foster, che ha scelto anche lui di immergersi nella natura selvaggia, cercando di mettersi nei panni – di volta in volta – di un tasso, una lontra, un cervo, una volpe e un uccello.

THURSDAY: The 26th First Annual #IgNobel Prize ceremony (and webcast) https://t.co/uoaDwhgo5ypic.twitter.com/bkwOPlAKuJ

— Marc Abrahams (@MarcAbrahams) 21 settembre 2016

La collezione di mosche (vive). Per la Letteratura, invece, ha vinto l’autobiografia in tre volumi incentrata sul piacere di collezionare mosche morte insieme a quella ancora in vita. L’autore è Fredrik Sjoberg e nel suo ”L’arte di collezionare mosche”, appunto, uscito in Svezia nel 2004 ha raccontato con dovizia di particolari l’alternativa alle farfalle che potrebbe aprire nuove frontiere per collezionisti incalliti e non, perché ”tutti nell’intimo siamo collezionisti di mosche, – sostiene – anche se non ce ne siamo mai accorti”.

Il nostro lato sinistro. Il prurito avvertito su un lato del corpo può essere attutito grattandosi l’altra parte, allo specchio. E viceversa. E’ questo il risultato della ricerca che è valsa l’IgNobel per la Medicina al team del dottor Christoph Helmchen, neurologo dell’università teutonica di Luebeck.

Anche un sasso sa vendersi. L’economia ha visto premiato Mark Avis per la ricerca portata avanti dalla Massey University in Nuova Zelanda insieme all’ateneo britannico di Birmingham osservando i sassi: lontani da brand e monopoli di qualsiasi tipo, i minerali sono stati osservati per studiarne la ”personalità” applicata al marketing. Che non si dica, poi, che il mercato va a picco.

La resistenza equina e le libellule dark. L’équipe dell’ungherese Gabor Horvath dell’Eotvos University ha ricevuto l’IgNobel per la fisica per aver studiato perché i cavalli con i capelli bianchi resistono meglio ai tafani. Così come è stato premiato il risultato ottenuto osservando gli anisotteri – specie di insetti più noti come libellule – amano svolazzare nei cimiteri perché, è spiegato nello studio, irresistibilmente attratti dalle lapide.

Il mondo alla rovescia. A Atsuki Higashiuama e Kohei Adachi è andato il premio per la percezione, grazie a uno studio del 2006 dal titolo: ”Dimensione e distanza percepite di oggetti visti attraverso le gambe: una prova della teoria propriocettiva”. Una prospettiva che ha permesso agli autori di concludere che gli oggetti visti guardando attraverso le gambe appaiano distorti o più lontani.

Quante bugie… A un campione di mentitori cronici, i ”senior Pinocchio”, è stato chiesto quanto fossero in grado di mentire e con quale ricorrenza. Lo studio è valso il premio per la Psicologia all’équipe di Evelyne Debey dell’università di Amsterdam, insieme ad altri istituti di ricerca. E’ sulla falsa riga delle menzogne anche il premio per la Pace condiviso da ricercatori tra Usa e Canada per avere elaborato (con lo studio ”On the Reception and Detection of Pseudo-Profound Bullshit”) le prove che chi condivide su Facebook frasi e aforismi motivazionali è più propenso a credere alle bufale. Quindi, meno intelligente.

Non solo luci della ribalta (e risate) per gli scienziati saliti sul palco: i vincitori hanno ricevuto il premio in banconote da 3.000 milioni di dollari dello Zinbabwe dalle mani dei ”veri” premi Nobel: il chimico Dudley Herschbach, l’economista Eric Maskin, il biochimico Rich Roberts e il fisico Roy Glauber.

Creati nel 1991 dalla rivista ”Annali delle ricerche improbabili”, i premi IgNobel non sono mai così bizzarri. Sarà che ormai la scienza ”seria” riserva sorprese che sembrano essere prese in prestito dalla fantascienza per proiettarci verso un improbabile futuro, ma certo è che mai come quest’anno l’ironia degli IgNobel è sembrata uno specchio del presente.

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