AGI – L’intelligenza artificiale promette di accelerare la transizione energetica e di offrire nuovi strumenti per affrontare il cambiamento climatico. Richiede, però, quantità sempre maggiori di elettricità e acqua per alimentare i data center su cui si basa. È il paradosso che emerge dall’undicesimo Environmental Report pubblicato da Google, nel quale il gruppo rivendica investimenti record nelle energie rinnovabili e una riduzione delle emissioni operative, pur riconoscendo che la rapida espansione dell’IA rende sempre più complesso il raggiungimento degli obiettivi climatici.
Nel 2025 Google ha firmato contratti per oltre 12 gigawatt di nuova capacità di energia pulita, il volume più elevato nella storia dell’azienda e, secondo il gruppo, sufficiente ad alimentare una nazione delle dimensioni della Grecia una volta che gli impianti saranno operativi. La domanda di elettricità è però cresciuta del 37%, il maggiore aumento annuo mai registrato dall’azienda, dovuto soprattutto all’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale. Le emissioni operative sono diminuite del 2% rispetto all’anno precedente e Google afferma di aver compensato con acquisti di energia rinnovabile il 100% dei propri consumi elettrici per il nono anno consecutivo.
@Google cuts operational emissions, but says moonshot climate goals “getting harder”https://t.co/RQomF8Pm4K#netzero #sustainability #cleanenergy #AI #climategoals
— ESG Today (@EsgToday) July 1, 2026
Le emissioni dell’IA
Il quadro cambia però se si guarda alle emissioni complessive considerate ai fini degli obiettivi climatici dell’azienda (ambition-based emissions), che includono anche gran parte della catena di fornitura. Queste sono aumentate del 18%, raggiungendo circa 14,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, trainate per circa l’80% dalle emissioni legate soprattutto alla produzione di hardware e alla costruzione di nuove infrastrutture.
Dal 2010 Google ha sottoscritto oltre 240 accordi per quasi 35 gigawatt di nuova capacità rinnovabile e continua a investire in tecnologie considerate strategiche per la decarbonizzazione, come il nucleare avanzato, la geotermia potenziata e la fusione. Secondo il rapporto, i progressi nell’efficienza dell’hardware, del software e delle infrastrutture, insieme agli investimenti in energia pulita, hanno evitato nel solo 2025 oltre 58 milioni di tonnellate di CO2 equivalente rispetto a uno scenario di riferimento elaborato dalla stessa azienda.
L’uso dell’acqua
Il gruppo rivendica anche risultati sul fronte della gestione delle risorse idriche. Il quadro, però, è più complesso del solo dato sul reintegro. Il consumo totale di acqua è salito del 34%, raggiungendo 10,9 miliardi di galloni nel 2025. Nello stesso anno, i progetti finanziati da Google avrebbero restituito all’ambiente circa 7,7 miliardi di galloni, pari al 78% del consumo annuo di acqua dolce, nell’ambito dell’obiettivo aziendale di reintegrare più acqua di quanta ne consumi entro il 2030.
Il contributo dell’IA alla sostenibilità
Una parte consistente del rapporto è dedicata al contributo che l’intelligenza artificiale può offrire alla sostenibilità. Google sostiene che nove dei suoi prodotti, tra cui Google Maps, Nest, Google Earth, Solar API e Waymo, abbiano consentito nel 2025 di evitare complessivamente circa 41 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Le cosiddette “emissioni evitate” restano tuttavia oggetto di dibattito tra ricercatori ed esperti, poiché si basano su scenari e su metodologie che non sempre consentono verifiche indipendenti.
La catena di fornitura
Nel 2025 le emissioni della catena di fornitura sono aumentate del 25%, principalmente per la costruzione di nuovi data center e la produzione di hardware in Paesi dell’Asia-Pacifico, dove le reti elettriche dipendono ancora in larga misura dai combustibili fossili. Google ammette inoltre che l’espansione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale procede più rapidamente della decarbonizzazione delle reti elettriche, frenata da tempi di connessione, autorizzazioni, colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento e disponibilità limitata di nuova capacità a basse emissioni.
Il dibattito sul consumo idrico
Il rapporto arriva mentre cresce il dibattito sull’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale. Un’analisi pubblicata dal Wall Street Journal richiama l’attenzione su un aspetto spesso meno visibile rispetto ai consumi energetici: l’utilizzo di acqua da parte dei data center. Oltre all’acqua impiegata direttamente per il raffreddamento dei server, il quotidiano evidenzia il consumo indiretto legato alle centrali elettriche che producono l’energia necessaria al funzionamento delle infrastrutture digitali, una componente che, secondo uno studio citato dal giornale, per Google potrebbe essere circa tre volte superiore ai consumi idrici diretti dichiarati.
L’analisi sottolinea inoltre come i programmi di reintegro idrico, attraverso i quali le aziende finanziano interventi di ripristino delle risorse idriche, non sempre compensino gli effetti nelle aree in cui sorgono i data center. Se l’acqua viene reintegrata in bacini diversi da quelli interessati dai prelievi, osservano alcuni esperti citati dal quotidiano, il bilancio complessivo può risultare positivo senza alleviare lo stress idrico delle comunità locali.
La crescente domanda di elettricità e acqua necessaria a sostenere l’espansione dell’intelligenza artificiale sta così aprendo un nuovo fronte nel dibattito sulla sostenibilità del settore tecnologico. È una sfida che, secondo analisti e ricercatori, rischia di mettere sotto pressione gli obiettivi climatici dell’intero settore tecnologico.