• 25 Giugno 2026 17:00

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Hyundai, primo sciopero nell’era dell’IA: gli operai sfidano i robot umanoidi

Giu 25, 2026

Il sindacato di Hyundai ha votato con l’87% dei consensi l’autorizzazione allo sciopero, coinvolgendo quasi 40.000 iscritti, dopo che undici round di trattative salariali si sono arenati senza risultato. Al centro dello scontro, stavolta, non ci sono solo buste paga e benefit: ci sono i robot e il futuro che li vede come protagonisti.

Dipendenti contro robot

La decisione di Hyundai di introdurre migliaia di robot umanoidi Atlas negli stabilimenti produttivi entro il 2027 ha provocato una dura reazione dei sindacati sudcoreani. In una lettera interna diffusa, il sindacato è stato categorico: senza un accordo tra lavoratori e direzione, nessun robot basato su nuove tecnologie potrà entrare sul posto di lavoro.

Il sindacato dei metalmeccanici coreani ha fatto i propri calcoli: secondo le sue stime, ogni robot costerà meno di due anni di stipendio di un operaio, un dato che sposta la lettura da supporto alla manodopera a sostituzione pianificata. E la richiesta economica che accompagna la protesta è altrettanto chiara: i rappresentanti sindacali vogliono partecipare ai profitti prodotti da questa rivoluzione tecnologica, chiedendo un bonus straordinario pari al 30% dei profitti netti, per circa 25.000 euro a testa per i 73.000 dipendenti del gruppo.

Robot in aumento

Al CES 2026 di Las Vegas, Boston Dynamics (sussidiaria del gruppo Hyundai) ha presentato la versione commerciale del robot umanoide Atlas. Un progetto che fa parte del piano industriale di Hyundai e prevede la costruzione di un impianto dedicato alla produzione di robot con una capacità stimata di circa 30.000 unità all’anno entro il 2028.

Hyundai ha cercato di rassicurare tutti presentando un piano di integrazione progressiva: Atlas inizierà nel 2028 con compiti ripetitivi dove sicurezza e qualità sono state comprovate, per poi estendersi all’assemblaggio entro il 2030. L’azienda, insomma, dipinge uno scenario in cui umani e macchine lavorano fianco a fianco. Ma il valore delle azioni Hyundai ha registrato un incremento dopo l’annuncio del piano robotico e questo ha contribuito ad alimentare ulteriori timori tra i lavoratori.

Futuro distopico o progresso?

La vicenda Hyundai assume un valore simbolico che va ben oltre il settore automobilistico. Mentre le imprese investono sempre più nell’integrazione tra intelligenza artificiale e robotica fisica, cresce il dibattito su come governare la transizione tecnologica. Non è una questione che riguarda solo la Corea del Sud.

In Sud America le prime manifestazioni di bancari e autisti hanno puntato il dito contro banche digitali e piattaforme di trasporto che annunciano massicce riduzioni di personale. In Europa, BT Group ha licenziato 55.000 dipendenti prevedendo che un terzo delle posizioni sarà sostituito dall’automazione. Il caso Hyundai è solo il più visibile di una serie di tensioni che si stanno moltiplicando in tutto il mondo industrializzato.

Quello che sta succedendo da Hyundai è solo l’inizio. Se i robot umanoidi diventano davvero abbastanza capaci da lavorare in fabbrica, ogni azienda manifatturiera del mondo vorrà usarli. La domanda che nessuno sa ancora rispondere è se questa transizione porterà con sé nuovi lavori oppure semplicemente meno lavoratori. La questione non riguarda soltanto l’innovazione, ma anche la distribuzione dei benefici economici, la tutela dell’occupazione e la definizione di nuove regole per la convivenza tra esseri umani e macchine. Per ora, trentamila persone in tuta da lavoro hanno deciso che su tutto questo vogliono avere voce in capitolo.

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