Si chiama Prix Italia. Lo organizza la Rai, che quest’anno ha voluto farlo, giustamente, a Lampedusa. Qualche piccola osservazione.

1) In uno dei due convegni principali, quello sulle nuove tecnologie televisive, non c’era alcun italiano, n azienda, n broadcaster.

2) Nell’altro convegno principale, quello su migrazione e big data, c’era un professore del Politecnico e una ricercatrice italiana che lavora a Berlino per un’organizzazione internazionale. Nessuna ONG e nessun broadcaster italiano.

3) Al dibattito di sabato sera, al centro di Lampedusa, condotto con autorevolezza da Claudio Cappon, non ha partecipato alcun italiano. Tema: il cambiamento che la migrazione sta provocando sull’Europa e sul giornalismo non ha partecipato alcun italiano. Dibattito svolto in inglese, peraltro.

4) Il Prix Italia si svolge su tre giornate. I vertici Rai, presidente e direttore generale, sono attesi solo per domenica pomeriggio, per parlare insieme al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Nei primi due giorni, quelli dei convegni e dei lavori, e non della premiazione, del vertice era presente solo il consigliere di amministrazione Franco Siddi.

5) Naturalmente, nessun programma italiano stato premiato al Prix Italia, ma questo ci sta, non la prima volta.

Ma ha senso chiamarlo Prix Italia?

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