• 5 Giugno 2026 11:57

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GP Monaco: l’Italia sogna con Kimi Antonelli, l’ultimo successo tricolore nel 2004

Giu 5, 2026

Montecarlo non è una pista, è il luogo simbolo del motorsport. Una cartolina della F1 sospesa tra yacht, guard rail e storia. Chi vince qui diventa leggenda e per questo il GP di Monaco occupa un posto speciale nel programma stagionale. Gli italiani che sono riusciti a conquistarlo sono pochi, ma tutti entrati nella storia. Oggi, ventidue anni dopo l’ultima vittoria tricolore tra le strade del Principato, il nome che può riaccendere il sogno è quello di Andrea Kimi Antonelli. Il talento bolognese della Mercedes arriva a Monaco nel momento più importante della sua giovane carriera con il paddock che ormai lo considera molto più di una promessa. Dopo l’ottimo inizio del 2026 e il ritorno di un italiano alla vittoria in F1 vent’anni dopo Giancarlo Fisichella, Antonelli rappresenta qualcosa che l’Italia inseguiva da una generazione intera. Un pilota capace di riportare il tricolore stabilmente ai vertici del mondiale.

Nuvolari, Patrese e Trulli: tre italiani che hanno conquistato Montecarlo

Monaco è un circuito che non perdona, il talento conta più della macchina e il coraggio vale millimetri. Un tracciato cittadino dove ogni errore si paga immediatamente contro le barriere. È anche il luogo che consacra i campioni veri e la storia italiana parte da Tazio Nuvolari su Alfa Romeo nel 1931 che conquistò il primo successo italiano nella storia del GP di Montecarlo. Dopo di lui, nel 1932 Achille Varzi su Bugatti che impedì la doppia proprio a Nuvolari. A seguire Luigi Fagioli su Mercedes nel 1935, Giuseppe Farina su Maserati nel 1948 e Vittorio Marzotto su Ferrari nel 1952Alberto Ascari, due volte campione del mondo Ferrari non riuscì mai a vincere ufficialmente nel Principato, ma il suo nome resta legato profondamente alle strade monegasche anche per uno degli episodi più iconici della F1: il celebre incidente del 1955. Al porto, la sua Lancia D50 finì direttamente in mare dopo aver mancato la chicane. Una scena diventata eterna nella storia del motorsport.

Il primo italiano dell’era moderna a vincere realmente il GP di Monaco nel Mondiale di F1 fu invece Riccardo Patrese su Brabham-Ford nel 1982. Una gara entrata nella leggenda per il caos incredibile degli ultimi giri. A pochi chilometri dal traguardo sembravano poter vincere almeno quattro piloti diversi. Prost finì contro il guard rail sotto la pioggia, Pironi rimase senza benzina, De Cesaris ebbe problemi tecnici e Patrese, dopo un testacoda, riuscì incredibilmente a riprendere la corsa e a ritrovarsi primo sotto la bandiera a scacchi. Quella vittoria trasformò Patrese nel primo italiano capace di trionfare tra le strade del Principato in una gara valida per il Mondiale. Un successo storico arrivato al termine di uno dei GP più folli mai corsi a Monte Carlo.

Poi arrivò Jarno Trulli su Renault nel 2004 con una delle vittorie italiane più belle degli ultimi trent’anni. La sua non era la macchina dominante del campionato, ma Trulli a Monaco sembrava intoccabile. Pole position il sabato, controllo totale la domenica e una gara perfetta davanti a Jenson Button e Rubens Barrichello. Fu il capolavoro assoluto del pilota abruzzese, maestro della qualifica e interprete ideale delle piste cittadine.

Da quanto manca un italiano sul podio a Monaco?

L’ultima vittoria italiana nel Principato resta quindi quella di Trulli nel 2004. Ma il digiuno azzurro sul podio di Monaco è ancora più lungo di quanto sembri. Dopo il trionfo di Jarno, nessun pilota italiano è più riuscito a salire tra i primi tre nel GP più iconico della F1. Un’assenza che racconta perfettamente il declino vissuto dal movimento italiano negli ultimi vent’anni. L’Italia ha continuato ad avere la Ferrari, tecnici, ingegneri e circuiti fondamentali per la F1, ma non più un pilota realmente competitivo ai massimi livelli.

Anche per questo l’arrivo di Antonelli ha assunto immediatamente un peso enorme. Non soltanto sportivo, ma quasi culturale. Perché l’Italia della F1 aspettava qualcuno capace di interrompere una nostalgia diventata troppo lunga. Negli ultimi anni il motorsport italiano, ha vissuto soprattutto di ricordi, di piloti che appartengono ormai a epoche diverse.

Perché Monaco può essere la gara di Antonelli

Il circuito di Montecarlo non premia soltanto la velocità pura ma la precisione, la sensibilità e il sangue freddo. Qualità che Antonelli sta mostrando sempre di più in questa stagione 2026.  Il tracciato del Principato è storicamente uno dei pochi dove il talento del pilota può ancora fare una differenza enorme rispetto alla macchina. Serve fiducia assoluta nell’anteriore, capacità di gestire le gomme sulle basse velocità e soprattutto lucidità mentale tra i muretti. Kimi Antonelli possiede molte delle caratteristiche richieste da Monaco. È aggressivo sul giro secco, estremamente preciso nelle traiettorie e ha una capacità naturale di adattarsi rapidamente alle condizioni del tracciato. Non è un caso che molti nel paddock considerino Montecarlo una delle piste dove il talento puro del bolognese possa emergere maggiormente. In più, il nuovo formato della F1 rende le qualifiche ancora più decisive. A Monaco superare è quasi impossibile. Partire davanti significa avere in mano gran parte della gara e proprio sul giro secco il giovane talento della Mercedes sta costruendo la sua reputazione.

Il trofeo Bandini

Intanto, nei giorni scorsi, Kimi Antonelli ha ricevuto oggi il prestigioso Trofeo Bandini che riconosce risultati eccezionali in F1. Il premio fu fondato nel 1992 in memoria del pilota italiano Lorenzo Bandini che ha tragicamente perso la vita nel GP di Monaco del 1967 e assegnato negli ultimi anni anche a George Russell, Lewis Hamilton e Valtteri Bottas. “È un vero onore ricevere un premio così speciale. Vorrei dedicare questo trofeo alla mia famiglia, alla mia squadra straordinaria e a tutti quelli qui oggi che mi hanno sostenuto durante questo viaggio. Il vostro incoraggiamento e la vostra fede in me hanno fatto la differenza, e sono profondamente grato per ognuno di voi” le parole del giovane talento bolognese mentre riceveva il trofeo in piazza a Brisighella, città natale di Bandini.

Monaco attende

Il Principato di Monaco resta il luogo dove il pilota conta ancora tantissimo e gli italiani, storicamente, hanno sempre avuto una connessione particolare con le piste dove servivano sensibilità e fantasia. Una pista crudele anche per i più grandi. Ayrton Senna, idolo di Antonelli e re assoluto con sei vittorie, diceva che qui si guida oltre il limite della concentrazione. Un circuito dove basta un centimetro sbagliato per distruggere un weekend intero.

Oggi il tricolore torna a presentarsi nel Principato con aspettative che mancavano da anni. Kimi non è soltanto un rookie veloce, è il primo pilota italiano da moltissimo tempo ad arrivare a Monaco con la sensazione concreta di poter davvero lottare per qualcosa di importante. Ventidue anni dopo Trulli, il Principato aspetta forse un nuovo capitolo azzurro e chissà che proprio tra yacht, muretti e guard rail non possa iniziare davvero una nuova era.

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