• 22 Maggio 2022 3:25

Corriere NET

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Gli ospedali americani sono in grave crisi

Gen 14, 2022

Il 12 gennaio Eric Topol, uno degli scienziati più seguiti e maggiormente impegnati per quel che riguarda l’informazione sulla pandemia, ha parlato di “situazione disperata negli Stati Uniti, che peggiora ogni giorno, a settimane di distanza dall’attesa inversione di tendenza”. Si tratta di parole forti, perché la situazione in Usa non è ancora disperata. Eppure, sono parole suscitate da una crisi reale, che si sta aggravando, causata da una variante che induce malattia severa meno spesso, ma che infetta una quantità smodata di persone.

In assenza di un tasso di vaccinazione sufficiente, e in presenza di un’ampia (in termini assoluti) popolazione di soggetti non protetti da immunità, per di più in una popolazione che, nonostante sia più giovane della nostra, presenta condizioni predisponenti diffuse come l’obesità, emerge tutta la differenza tra Covid-19 e il raffreddore, che taluni vorrebbero ormai identici indipendentemente dal vaccino (e nemmeno con il vaccino, in ogni caso, si tratta della stessa cosa, visto che i soggetti fragili, pur se vaccinati, sono comunque a rischio maggiore che con un raffreddore).

Di fatti, negli Usa le ospedalizzazioni hanno superato ogni dato precedente, e naturalmente è irrilevante se si tratta di persone ricoverate direttamente per i sintomi di Covid-19 o scopertesi positive all’ingresso in ospedale per altre condizioni, dato che comunque si tratta di pazienti che necessitano di essere isolati per Covid-19 e dato che l’aumento di ospedalizzazioni non è spiegabile con un’epidemia di altre malattie.

Ora, bisogna considerare che a Natale Omicron negli Usa aveva già superato il 70 per cento dei campioni sequenziati, era al 90 per cento il 1° gennaio e oggi è vicina al 100 per cento; dunque stiamo vedendo oggi ospedalizzazioni per le quali certamente Omicron ha un peso importante, almeno per quel che riguarda quelle del 2022. In queste condizioni di afflusso record di pazienti, gli ospedali hanno problemi di staff (in certi stati Usa fino a metà degli ospedali mancano di personale), mentre in molti stati i letti ospedalieri sono ormai agli sgoccioli – consumati per oltre l’80 per cento.

Ora, visto il ritardo con cui la curva delle ospedalizzazioni risponde a quella delle infezioni, l’ulteriore aumento della pressione in termini di ricoveri è inevitabile, almeno nell’immediato; dunque sì, negli ospedali Usa c’è una crisi vera, al di là delle parole che si usano per descriverla, e questa crisi è probabilmente dovuta a Omicron, perché Delta sembra ridotta almeno dall’inizio dell’anno ai minimi termini. Intanto cresce la curva delle terapie intensive, e anche se non siamo a livello delle ondate precedenti non promette nulla di buono.

Ma perché Omicron fa sentire tutto il suo peso negli Usa? La risposta la si ha quando si scopre che i vaccinati sono una frazione molto piccola degli ospedalizzati; le decine e decine di milioni di cittadini Usa non vaccinati sono il motore di questa crisi, come possiamo notare per esempio dai dati riportati dalla Virginia (e la situazione è la stessa ovunque, anche in Italia). Ai dati che provengono dagli Usa, e che mostrano come l’ondata Omicron in un paese meno vaccinato del nostro possa provocare problemi più gravi di quelli che stiamo sperimentando noi negli ospedali, in presenza sostanzialmente dello stesso numero di infezioni per milione di cittadini, si uniscono i dati provenienti dall’ultimo studio (in preprint) pubblicato dai ricercatori sudafricani, in cui leggiamo che, a fronte di una riduzione massima del 25 per cento del rischio di malattia severa attribuibile a perdita di virulenza del virus, “il simile rischio di ricovero suggerisce che in assenza di immunità, Omicron potrebbe essere grave quanto il ceppo ancestrale. Indipendentemente dalla virulenza e dalla gravità della malattia, l’enorme numero di ricoveri nei pazienti durante un’onda Omicron garantisce una pianificazione specifica attorno a misure di prevenzione e controllo delle infezioni appropriate all’interno degli ospedali, riducendo al minimo gli impatti negativi sui servizi sanitari per altre condizioni.”

Ecco perché la crisi negli ospedali Usa, causata in larghissima parte dai non vaccinati e da Omicron, è reale, e in peggioramento immediato. Questa crisi, evitabilissima, è il costo dell’esitazione vaccinale, pasciuta in Usa da una multiforme lobby affaristica, perché il tasso di ospedalizzazione sarebbe stato molto, molto più basso di così, se i vaccinati fossero stati di più.

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