• 18 Aprile 2021 11:28

Corriere NET

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Gli investitori hanno bisogno di punti fermi e trasparenza

Giu 30, 2016

Anche il mondo del bail-in bancario, come quello dei tassi negativi, un mondo alla rovescia, dove un’azione provoca una reazione diametralmente opposta a quello che avverrebbe in un mercato “normale”. Il tasso negativo su un prestito, paradosso dei paradossi, accolla il pagamento degli interessi al creditore, non pi al debitore, e chi finanzia ha una perdita secca sul capitale. Per quanto riguarda il bail-in (letteralmente salvataggio interno), le nuove regole europee identificano alcune passivit (come le obbligazioni senior e i subordinati) ammissibili per essere convertite in azioni e dunque per ricostruire il capitale in caso di dissesto o risoluzione, subordinando a questa procedura l’intervento dello Stato in extremis. Le regole del gioco sono queste. E quindi, paradossalmente, se nel mondo post bail-in sul mercato si sparge la voce, come accaduto in questi giorni per l’Italia, che uno Stato ha intenzione di intervenire a sostegno delle banche in difficolt, anche con operazioni di ricapitalizzazione, il mercato reagisce male. Perch? Perch i sottoscrittori di obbligazioni senior o di prestiti subordinati si domandano se l’intervento pubblico far scattare il bail-in, innescando in automatico le perdite. Un’operazione di natura pubblica che ha la finalit di rafforzare e sostenere le banche, anche se solo per contrastare un attacco speculativo sulle stesse (quando i prezzi delle azioni sono in caduta libera impensabile proporre un aumento di capitale, e quando i non performing loans hanno prezzi di mercato stracciati non pi una buona idea venderli), ebbene il salvataggio da parte dello Stato si pu trasformare in un boomerang. In questo mondo alla rovescia, la notizia – non confermata – che il Governo Renzi stesse lavorando a un piano di salvataggio da 40 miliardi di euro per esempio ha fatto innervosire alcuni grandi investitori americani. Un maxi-piano del Governo italiano a sostegno delle banche ha preoccupato gli investitori – ha spiegato John Raymond, senior analyst bancario di CreditSights – perch si sono subito domandati se questo intervento avrebbe fatto scattare il bail-in. Un’operazione da 40 miliardi ha fatto temere che tutte le banche, anche quelle solide, fossero costrette a partecipare, a prendere l’aiuto di Stato. In una conference call su Brexit con investitori istituzionali non europei organizzata di CreditSights, molte domande dagli Usa sono state rivolte sulle banche italiane, alla ricerca di certezze in un contesto di incertezza estrema. Gli investitori che hanno fiducia nel sistema-Italia, che investono nelle banche italiane e che vogliono continuare a farlo, hanno bisogno in questa fase di trasparenza e di punti fermi. Uno di queste certezze, emerse nel corso del Consiglio Europeo, che un intervento dello Stato italiano a sostegno delle banche – comunque mirato solamente a quelle in difficolt senza coinvolgere quelle solide – verrebbe attivato solo al di fuori del bail-in, ovvero appellandosi a quelle circostanze eccezionali, quando l’applicazione del bail-in comporti, un rischio per la stabilit finanziaria o comprometta la continuit di funzioni essenziali, circostanze che consentono alle autorit di discrezionalmente escludere passivit con approvazione della Commissione europea. Angela Merkel ha ribadito ieri che il bail-in appena entrato in vigore (primo gennaio 2016) e non pu essere derogato o modificato proprio per la sua tenera et: ma un piano per le banche dell’Italia utilizzerebbe una finestra che gi prevista dal bail-in, senza modifiche.

Un altro punto fermo, al quale gli investitori internazionali gradirebbero ancorarsi in questo periodo di mercati in burrasca, quello di poter tranquillamente escludere il coinvolgimento delle banche solide per salvare quelle pi deboli (un altro meccanismo innescato nell’era alla rovescia del bail-in). Anche a questo riguardo, gli investitori vedono bene il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti (con garanzie o altro), ad esempio per potenziare il fondo Atlante (fin dai suoi primi passi considerato totalmente inadeguato per le sue dimensioni rispetto al problema dei non-performing loans delle banche italiane, anche al netto delle garanzie).

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